20 ottobre 2019
Aggiornato 03:00
Referendum catalano

Catalogna, Salvini: «700 feriti, dov'è la democrazia? Il silenzio dell'UE è imbarazzante»

Il segretario del Carroccio ha rilasciato un'intervista a La Stampa per commentare i fatti del referendum catalano che si è svolto domenica scorsa

Il segretario del Carroccio commenta i fatti del referendum catalano.
Il segretario del Carroccio commenta i fatti del referendum catalano. ANSA

ROMA – A pochi giorni dal voto catalano, che ha sconvolto l'Europa nei giorni scorsi per la violenza perpetrata dal governo di Madrid contro gli indipendentisti, si svolgerà in Italia quello per l'indipendenza di Lombardia e Veneto. Ma il segretario del Carroccio ci tiene a precisare che tra i due referendum c'è una grande differenza. Matteo Salvini spiega a La Stampa: «Il voto catalano è stato una forzatura. Quello lombardo e veneto è previsto dalla Costituzione». La differenza fondamentale tra i due eventi risiede infatti nella legalità del referendum italiano. «Si chiede semplicemente di applicare un articolo della Carta, il 116, che prevede che si possano affidare in toto alle Regioni venti competenze, e altre tre in maniera parziale», sottolinea il leader della Lega Nord. Tuttavia, anche i limiti referendari sono tracciati dalla legge perché il referendum in questione è solo consultivo, e anche qualora dovessero vincere gli elettori leghisti potrebbe non cambiare nulla nel Paese. Ma Salvini ricorda che anche il referendum sulla Brexit era consultivo, ciononostante ha cambiato la storia di un continente intero.

La differenza tra il voto catalano e quello veneto-lombardo
«Se vinceremo, il segnale politico sarà fortissimo. Vuol dire che dal giorno dopo Maroni e Zaia avranno il mandato di trattare con Roma. E non a nome degli elettori leghisti, ma di tutti i lombardi e i veneti", sottolinea il segretario leghista. Salvini ricorda che il voto previsto per il 22ottobre è per l'autonomia, ma non ha una spinta separatista perchè «nessuno ha nostalgia della Padania».Quanto agli effetti politici Salvini è convinto che «non sarà Gentiloni a trattare» perché lo farà chi verrà dopo di lui, a febbraio-marzo. «E non potrà ignorare il voto popolare».

Quel residuo fiscale che fa gola al governo centrale
Inoltre, «a differenza di quel che è successo a Barcellona, la polizia aiuterà la gente a entrare nei seggi, non la prenderà a manganellate».Per Salvini questa è «una partita importante anche dal punto di vista economico». Il residuo fiscale della Catalogna è di otto miliardi. Otto miliardi che Barcellona manda a Madrid più di quelli che le tornano indietro. «E sa qual è quello di Lombardia e Veneto?», chiede Salvini al giornalista. Poi anticipa la risposta: «Settanta miliardi: settanta. Occupiamoci di obiettivi concreti e possibili. E il modo migliore di arrivarci è per via pacifica e democratica», rimarca il leader del Carroccio.

Salvini: Il silenzio dell'UE è imbarazzante
«Mi dicono che sono estremista, populista, xenofobo e pericoloso e poi l'Europa bella e democratica del Partito Popolare manda la polizia a manganellare gli anziani a Barcellona. C'è qualcosa che non funziona", prosegue Salvini stavolta ai microfoni di Radio Cusano Campus. «Io non sto con i violenti, se qualcuno reprime con la violenza, con i proiettili di gomma, con i manganelli, una libertà di scelta io non sto da quella parte. Poi col governo catalano si può essere o meno d'accordo - ha aggiunto -. In Italia abbiamo fatto una scelta diversa, più lunga, più faticosa, più rispettosa delle regole, ma detto questo la cosa più assurda e idiota da fare è reprimere un referendum nel sangue. Voglio vedere se qui a Strasburgo qualcuno avrà la dignità tra oggi e domani di chiedere scusa per delle scene che hanno fatto il giro del mondo e che mi hanno vergognare di far parte di questo parlamento europeo e di questa comunità violenta. Il silenzio dell'UE è imbarazzante», ha concluso Salvini.