7 dicembre 2019
Aggiornato 22:30

Ucraina, Washington minaccia. Gorbaciov: «Sono diventati matti?»

«Gli Stati Uniti continuano a valutare come sostenere l'Ucraina, ma non sono ancora state prese decisioni sulla fornitura di aiuti letali a Kiev», ha spiegato il portavoce del dipartimento di Stato, Jen Psaki. L'ultimo presidente dell'Urss si è detto preoccupato: «La guerra fredda è già in corso. Sfortunatamente non posso dire che non si trasformi in una guerra vera».

KIEV - «Gli Stati Uniti continuano a valutare come sostenere l'Ucraina, ma non sono ancora state prese decisioni sulla fornitura di aiuti letali a Kiev», ha spiegato il portavoce del dipartimento di Stato, Jen Psaki, smentendo le indiscrezioni del New York Times, secondo cui Washington sarebbe stata in procinto di inviare armamenti all'esercito ucraino. Ciò nonostante il Wall Street Journal ha scritto oggi che il governo americano sarebbe in procinto di inviare missili anticarro di classe Javelin Fgm 148, citando fonti dell'esercito a stelle e strisce.

KERRY IN VISITA A KIEV - La notizia è stata resa pubblica all'indomani della visita del segretario di Stato americano, John Kerry, in Ucraina prevista per giovedì prossimo quando Kerry si incontrerà con il governo di Kiev. Psaki ha comunque sottolineato che gli Usa «sono molto preoccupati» per l'aumento della conflittualità nel Paese, ma che per ora continueranno nella loro opera di persuasione diplomatica e null'altro. Il segretario di Stato​ si incontrerà con il presidente Petro Poroshenko, il primo ministro Arseniy Yatsenyuk e il ministro degli Esteri, Pavlo Klimkin per portare il supporto del suo Paese all'Ucraina. Gli Stati uniti inoltre hanno annunciato di essere pronti a imporre ulteriori sanzioni alla Russia se non ci sarà un cambiamento di strategia da parte di Mosca.

RUSSIA, USA VOGLIONO TRANSIZIONE DI POTERE - Da parte sua, il governo russo si è detto poco convinto delle rassicurazioni americane. Il ministro degli Esteri di Mosca, Sergei Lavrov, citato dall'agenzia di stampa russa Interfax ha commentato un'intervista del presidente Usa, Barack Obama, alla Cnn: «La retorica utilizzata in questa intervista la dice lunga sull'intenzione di Washington di continuare a fare di tutto per sostenere senza riserve le azioni dell'attuale governo di Kiev, che ha apparentemente posto le basi per una soppressione del conflitto con la forza». Secondo il ministro, dalle parole di Obama è arrivata la «conferma che dall'inizio gli Stati Uniti sono stati coinvolti direttamente in un colpo di stato anti-costituzionale e anti-governativo in Ucraina, a cui il presidente Obama si è riferito come 'transizione di potere'». Quanto alla diplomazia ha spiegato Lavrov, «siamo convinti - e questa opinione è condivisa anche a livello più ampio, Europa compresa - che ci sia la necessità di lanciare un dialogo diretto tra il governo di Kiev e i rappresentanti delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk».

I RUSSI TEMONO LA GUERRA APERTA - Nonostante i richiami al dialogo del governo di Mosca, in Russia sempre più persone temono una politica aggressiva degli Usa. Nei giorni scorsi l'ex presidente dell'Urss, Mikhail Gorbaciov, ha rilasciato un'intervista in cui ha spiegato che gli americani stanno portando il mondo verso una nuova Guerra fredda, e che c'è il rischio che questa diventi «calda». «Oggi, vediamo sanzioni contro la Russia sia dall'America sia dall'Unione Europea. Hanno perso del tutto la testa?» L'America ha «perso del tutto la strada nella giungla e ci sta trascinando», ha detto l'ex leader della perestroika. «E se bisogna chiamare le cose con il loro nome, ci ha già trascinati in una guerra fredda, tentando di realizzare la sua idea di dominio. E dove ci condurrà tutto questo? La guerra fredda è già in corso. E poi? Sfortunatamente non posso dire che la guerra fredda non si trasformi in una guerra vera. Possono assumersi il rischio, temo» ha detto Gorbaciov. L'idea di Gorbaciov è largamente condivisa dall'opinione pubblica russa. Secondo l'ultimo sondaggio condotto a gennaio dal centro demoscopico VTsIOM sarebbe aumentato notevolmente il numero di persone che ritengono molto probabile, tra Mosca e Kiev, lo scenario di una guerra aperta. Nei mesi scorsi rappresentavano il 17%, oggi sono più di un quarto.

SEPARATISTI CHIAMANO MOBILITAZIONE GENERALE - Intanto la situazione sul campo è molto tesa. Il leader della repubblica separatista di Donetsk, nell'est dell'Ucraina, ha dichiarato che conta di mobilitare nei prossimi giorno almeno 100mila uomini per combattere le forze di Kiev, dopo la ripresa della violenze e il fallimento dei negoziati sulla tregua che si sono svolti a Minsk. «La mobilitazione generale avrà luogo nella Repubblica popolare di Donetsk nel giro di 10 giorni, si prevede di mobilitare fino a 100mila uomini» ha detto Alexander Zakharchenko. Nella capitale della Bielorussia sono arrivate le rappresentanze di Kiev, dei separatisti filorusse, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) e la Russia ma non è stato raggiunto un accordo per un nuovo cessate il fuoco. L'emissario del governo ucraino, l'ex presidente Leonid Kuchma, ha detto: «I colloqui di Minsk sono stati un fallimento», spiegando che gli emissari dei leader delle repubbliche separatiste «hanno rifiutato di discutere sulle misure per un cessate-il-fuoco immediato e il ritiro delle armi pesanti».

NATO, RUSSIA PAESE AGGRESSORE - A soffiare sul fuoco nei giorni scorsi ci si è messa anche la Nato. Il Segretario generale dell'Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, ha prospettato un «anno nero» per la sicurezza in Europa. «Ad est la Russia è intervenuta in Ucraina, ignorando ogni legalità internazionale, destabilizzando il Paese e i suoi vicini; a sud, l'estremismo violento è alle nostre frontiere, seminando il caos in Africa settentrionale e in Medio Oriente e alimentando il terrorismo nelle nostre strade», ha spiegato Stoltenberg. Secondo il politico norvegese «la Russia è pronta ad utilizzare la forza. Nel corso dell'ultimo anno la Nato ha intercettato oltre 400 aerei russi, il quadruplo rispetto al 2013» Il segretario, che incontrerà probabilmente il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il prossimo 6 febbraio, ha comunque ricordato che i canali di comunicazione sia politici che militari con Mosca rimangono aperti, nonostante dopo la crisi ucraina sia cessata qualsiasi cooperazione pratica fra le parti. Il vicesegretario generale dell'Alleanza atlantica, Alexander Vander Vershbow, ha detto: «La Nato non vuole isolare la Russia. E' la Russia che si sta isolando». L'americano ha aggiunto che la Nato ha intenzione di puntare a un rapporto costruttivo con la Russia «basato sulla fiducia, nell'ambito del quale avere discussioni politiche franche e collaborare per affrontare le sfide comuni ma anche la Russia deve volere un rapporto. E deve adottare misure concrete perchè accada. Deve rispettare appieno i suoi impegni internazionali, rispettare la sovranità di tutti i suoi vicini e contribuire a una soluzione pacifica della crisi ucrainanell'ambito del diritto internazionale e di precedenti accordi. Sarebbe più facile garantire una ordine di sicurezza stabile in Europa con la Russia e non contro la Russia - ha concluso - ma qui in Europa la Russia è diventata una potenza aggressiva e imprevedibile».

AMNESTY ACCUSA, CIVILI NEL MIRINO - Intanto una ricercatrice di Amnesty International attualmente nell'Ucraina orientale ha raccolto drammatiche prove sulle uccisioni e i ferimenti di civili causati negli ultimi giorni da entrambe le parti coinvolte nel sanguinoso conflitto in corso nelle città di Donetsk e Debaltseve. Le prove sono state raccolte sul posto, immediatamente dopo i bombardamenti, attraverso interviste ai testimoni e ai feriti ricoverati in ospedale e riguardano gli attacchi contro un mercato e una coda di persone in attesa di ricevere aiuti umanitari a Donetsk e abitazioni e strade di Debaltseve. « Queste prove rivelano l'orrore del bagno di sangue contro i civili, uccisi e feriti perché ambo le parti usano armi imprecise come razzi e mortai contro zone densamente popolate. Si tratta di violazioni del diritto internazionale umanitario e possono costituire crimini di guerra», ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International. «La mancanza di qualsiasi precauzione per proteggere i civili è scioccante. Entrambe le parti in conflitto devono cessare immediatamente di lanciare attacchi indiscriminati da e contro i centri abitati e la comunità internazionale deve aumentare ulteriormente la pressione nei loro confronti», ha concluso Dalhuisen. Secondo stime delle Nazioni Unite, dall'aprile 2014 il conflitto nell'Ucraina orientale ha provocato oltre 5100 morti e costretto alla fuga più di 900mila persone. I combattimenti in corso rappresentano il peggiore momento di violenza dal cessate il fuoco sottoscritto nel settembre 2014.