21 maggio 2022
Aggiornato 23:30
La crisi in Ucraina

Mario Draghi: «Ok alle sanzioni ma cercare il dialogo»

Il Premier riferirà alla Camera la prossima settimana, ma anche la crisi ucraina è però anche motivo di frizioni tra i partiti e tra questi e il Governo. Salvini: «Sanzioni sono ultima opzione»

Il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov con il Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi
Il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov con il Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi Foto: Palazzo Chigi

ROMA - Contatti stretti con i leader alleati, sintonia sulle sanzioni ma anche mantenimento di un canale di dialogo aperto con la Russia. Questa la linea che segue il presidente del Consiglio Mario Draghi nella crisi ucraina.

Il premier questa mattina ha colto l'occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario del Consiglio di Stato per commentare gli ultimi sviluppi, in particolare la decisione del leader russo Vladimir Putin di riconoscere le autoproclamate repubbliche del Donbass. Draghi ha espresso la «più ferma condanna per la decisione», vista come una «inaccettabile violazione della sovranità democratica e dell'integrità territoriale dell'Ucraina». E' quindi «in costante contatto con gli alleati per trovare una soluzione pacifica alla crisi ed evitare una guerra nel cuore dell'Europa».

Ieri Draghi ha avuto vari contatti telefonici, tra gli altri con il presidente francese Emmanuel Macron. L'Italia è schierata con l'Unione europea sulle sanzioni a Mosca, ma allo stesso tempo continua la ricerca della «via del dialogo». Per questo i contatti, a livello diplomatico, con il Cremlino non sono mai stati interrotti: secondo quanto si apprende, l'ipotesi di una missione a Mosca (che era stata sollecitata dallo stesso Putin) rimane aperta, anche se non in tempi brevissimi e comunque in base all'evolversi della situazione.

La crisi ucraina è però anche motivo di frizioni tra i partiti e tra questi e il governo. Oggi il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ieri a Parigi per un G7 Esteri straordinario, riferirà alla Camera e al Senato. Una decisione che, per qualche ora, ha creato un «caso», dato che più forze politiche sia di maggioranza (in particolare Forza Italia) che di opposizione (Fdi) avevano chiesto una informativa urgente di Draghi. «Draghi snobba il Parlamento», tuonava nel primo pomeriggio Lollobrigida di Fratelli d'Italia, mentre fonti di governo rimarcavano come il ministro degli Esteri fosse la «figura più appropriata» a riferire. Ma la tensione ha rischiato di salire oltre il livello di guardia fino a quando, nel pomeriggio, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà, dopo un passaggio a Palazzo Chigi, ha annunciato che Draghi riferirà la prossima settimana alla Camera.

Maggioranza «spaccata»

Al di là di questo «caso», esaurito in poche ore, l'atteggiamento nei confronti dell'Ucraina rischia di portare a galla profonde divergenze in Parlamento e nella maggioranza. Per un Di Maio che ribadisce il consenso dell'Italia alle sanzioni e che annuncia «aiuti finanziari all'Ucraina», c'è Matteo Salvini che pur dicendo di non approvare «nessuna invasione in campo altrui», solleva forti dubbi sulla risposta a Putin, convinto che «le sanzioni sono l'ultima opzione».

Al contrario il Pd, con Alessandro Alfieri, sposa in pieno la linea della «fermezza» e si dice pronto «ad aumentare le sanzioni». Misure «proporzionate» le chiede il numero due di Forza Italia Antonio Tajani, che auspica «una soluzione diplomatica per evitare escalation e contraccolpi negativi per l'economia», ricordando che «oggi il costo del grano è aumentato del 20%». Posizioni non in sintonia, che potrebbero creare problemi in caso di eventuali passaggi parlamentari sulla crisi.