27 giugno 2022
Aggiornato 13:30
La crisi in Ucraina

La galassia di Putin: i Paesi amici, tra dubbi e distinguo

Particolarmente delicate sono le relazioni con la Cina di Xi Jinping, alleato strategico in funzione anti-americana, ma gigante che rischia di far valere a proprio vantaggio il proprio strapotere economico-militare

Il Presidente cinese, Xi Jinping con l'omologo russo, Vladimir Putin
Il Presidente cinese, Xi Jinping con l'omologo russo, Vladimir Putin Foto: kremlin.ru

La Russia di Vladimir Putin, che ha appena riconosciuto l'indipendenza delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk, nel Donbass, non fa parte di una potente alleanza militare simile alla Nato, ma può vantare grossi partner politici ed economici in svariate aree del mondo. Alcuni di questi Paesi si sono anche impegnati a sostenere Mosca in caso di conflitto: un rischio sempre più elevato nelle ultime ore, dopo il discorso di ieri del leader del Cremlino. Particolarmente delicate sono le relazioni con la Cina di Xi Jinping, alleato strategico in funzione anti-americana, ma gigante che rischia di far valere a proprio vantaggio il proprio strapotere economico-militare, stringendo Putin in un abbraccio soffocante.

La Cina: il più problematico degli alleati

Vladimir Putin e Xi Jinping si sono visti l'ultima volta a inizio febbraio, in occasione dell'apertura dei Giochi olimpici invernali di Pechino. Un incontro servito a rinsaldare l'impegno di un sostegno reciproco soprattutto nell'ottica della comune contrapposizione agli Stati Uniti. La Russia ha accettato di esplicitare l'appoggio alle posizioni di Pechino su Taiwan; la Cina di condannare le mire espansionistiche della Nato nell'Europa dell'Est. In caso di necessità, l'intesa aiuterebbe la Russia anche sul piano economico. Pechino sarebbe infatti pronta a supportare economicamente Mosca nel caso di nuove sanzioni economiche alla Russia in relazione alla crisi con l'Ucraina. Da parte sua, Putin ha auspicato la firma di un accordo commerciale con la Cina capace di incrementare le esportazioni di gas russo verso il gigante asiatico.

La dichiarazione russa sul riconoscimento delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk è stata però accolta da Pechino con appelli alla moderazione e con inviti alla ricerca della pace. Quello del 'separatismo' è d'altra parte un argomento tabù per Pechino, che ha nelle aspettative della regione dello Xinjiang una miccia pronta a esplodere in qualsiasi momento. Pechino è così costretta a muoversi sul filo di un precario equilibrio tra la sponda al partner russo e la necessità di non sollevare un polverone su un argomento così sensibile per la leadership locale. Nello scorso fine settimana, alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha così implicitamente ribadito la contrarietà di Pechino a un'invasione dell'Ucraina, confermando 'la visione coerente della Cina secondo cui la sovranità, l'indipendenza e l'integrità territoriale di tutti i paesi dovrebbero essere rispettate e salvaguardate'. 'L'unico modo possibile per risolvere la questione ucraina è tornare all'accordo di Minsk', ha aggiunto.

Le alleanze post sovietiche: il CTSO

Tra i paesi con i quali la Russia ha stretto rapporti di mutua difesa figurano quelli appartenenti all'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO). Si tratta di un'alleanza a scopo difensivo, nata il 15 maggio 1992, con l'adesione di sei Paesi appartenenti alla Comunità degli Stati Indipendenti: oltre alla Russia, anche Armenia, Bielorussia, Kazakhstan, Kirghizistan e Tagikistan. In caso di conflitto globale, Mosca potrebbe contare su quanto scritto nello statuto dell'Organizzazione che prevede «protezione collettiva in caso di minaccia alla sicurezza, alla stabilità, all'integrità territoriale e alla sovranità» dei Paesi membri. In particolare, il Ctso potrebbe fare affidamento su una forza militare complessiva di oltre 25.000 uomini, sebbene lo statuto chiarisca che, al fine di rispettare gli obiettivi dell'Organizzazione, i suoi membri sono tenuti a prediligere gli strumenti della politica e della diplomazia. Le forze del CSTO non sono mai state coinvolte in operazioni di combattimento, ma i membri dell'Organizzazione conducono regolari esercitazioni militari. Mosca ha ipotizzato una missione di interposizione nel Donbass.

La Bielorussia: il ruolo del regime di Lukashenko

Stretto alleato di Putin, il regime di Axander Lukashenko è totalmente schierato dalla parte di Mosca. Le esercitazioni militari congiunte, che hanno consentito al Cremlino di inviare decine di migliaia di soldati e mezzi in territorio bielorusso, si sarebbero dovute concludere domenica, ma sono state prolungate a tempo indefinito. Non sono pochi gli osservatori che considerano la Bielorussia molto più di uno Stato satellite della Federazione russa. In molti sono convinti del fatto che un'eventuale invasione russa in Ucraina potrebbe avere luogo anche a partire dalla Bielorussia. Tanto più che Lukashenko si appresterebbe a concedere a Putin il diritto di stanziare in Bielorussia parte del suo arsenale atomico, in modo da minacciare più da vicino l'Europa dell'Est.

Tra la Russia di Putin e il Quad: l'equilibrismo dell'India

Anche l'India può essere definita un potenziale alleato di Mosca, nonostante la sua appartenenza al Quad con Stati Uniti, Giappone e Australia in funzione anti-Cina. Vladimir Putin la definisce 'una grande potenza, una nazione amica, un'amicizia collaudata'. Fa parte dei Brics e dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e conduce esercitazioni militari congiunte con Mosca. Inoltre, Nuova Delhi acquista regolarmente attrezzature militari russe (il 60% degli armamenti indiani continuano a essere di costruzione russa). L'amicizia con Mosca, però, non è più lo «specialissimo legame» instaurato da Indira Gandhi e Leonid Breznev e deve fare i conti con i nuovi assetti geopolitici e strategici. In altre parole, con la fortissima ascesa della Cina, che con la Russia intrattiene importanti legami. Pechino rappresenta la vera grande sfida per Nuova Delhi. E se è vero che Narendra Modi tiene all'amicizia di Putin, la priorità è non farsi sopraffare dalla grande autocrazia cinese.

L'Iran: l'accordo sul nucleare e la cooperazione militare

Il presidente iraniano, Ebrahim Raisi, ha chiesto una cooperazione «permanente e strategica» con il Cremlino allo scopo di contrastare l'influenza degli Stati Uniti, durante un incontro con Vladimir Putin a Mosca, mercoledì 19 gennaio. Manovre navali congiunte si ripetono ormai con cadenza quasi annuale dal 2019. E a metà dello scorso gennaio la flotta russa del Pacifico ha confermato che un incrociatore missilistico, una nave da guerra antisommergibile e una petroliera erano ancorate al largo del porto di Chabahar, nel Sud-Est dell'Iran, in attesa di esercitazioni marittime congiunte. Mosca, inoltre, ha un ruolo di primo piano nei negoziati sul ripristino dell'accordo sul programma nucleare di Teheran. Russia e Iran, infine, sono accomunati dal duplice obiettivo di puntellare il regime siriano di Bashar al Assad e di ridimensionare il ruolo americano in Siria.

La Siria: il sostegno di Mosca ad Assad

La Russia ha in Tartus l'unico porto militare del Mediterraneo. Mosca è poi uno dei principali fornitori di armi al governo siriano ed ha votato ripetutamente contro sanzioni Onu al regime di Damasco. Il 24 gennaio i due Paesi hanno annunciato pattugliamenti aerei congiunti nell'area Sud-Occidentale del territorio siriano. D'altra parte, la Russia ha fatto il suo ingresso nel conflitto siriano già nel settembre del 2015, schierandosi al fianco del presidente Assad, dopo che la sua autorità era stata messa in discussione dallo scoppio della guerra civile siriana, nel marzo 2011. La caduta di Assad avrebbe avuto conseguenze negative per la Russia: da una parte, Mosca avrebbe perso un importante alleato regionale; dall'altra il sovvertimento del potere in Siria avrebbe minacciato gli interessi di Mosca nell'area. Dal 2017, inoltre, la Russia partecipa al Formato di Astana, che riunisce l'opposizione siriana, il governo di Damasco, l'Iran e la Turchia.

La Turchia: il controverso rapporto tra Mosca e Ankara

Le relazioni tra Mosca e Ankara presentano più sfaccettature e qualche ambiguità. La Turchia si è proposta come mediatrice nella crisi russo-ucraina, invitando i presidenti dei due Paesi nella capitale per «risolvere le divergenze». E i punti di contatto tra i due Paesi sono importanti in particolar modo sotto il profilo militare. A questo proposito è sufficiente ricordare l'acquisto dei missili russi S-400 da parte di Ankara e le commesse nucleari per la centrale di Mersin. Ma la Turchia è membro della Nato e i due Paesi si trovano anche schierati su due versanti opposti in Siria e in Libia, le due aree mediterranee al momento più calde, dove entrambi coltivano interessi neppure tanto nascosti. Non stupisce dunque che oggi il presidente turco Recep Tayyip Erdogan abbia definito 'inaccettabile' il riconoscimento russo delle repubbliche separatiste in Donbass.

Venezuela: Maduro, l'alleato oltreoceano

Un grande alleato della Russia di Putin, dall'altra parte dell'oceano, è certamente il Venezuela di Nicolas Maduro. Benché negli ultimi anni sia stato assorbito da una violenta crisi politica, economica, sociale, finanziaria e sanitaria interna, Maduro non ha fatto mai mancare il suo sostegno al leader del Cremlino. Mosca ha più volte ribadito l'interesse della Russia di espandere la presenza militare in Venezuela, Cuba e Nicaragua. La Russia non solo esporta armi verso il Venezuela, ma fornisce anche specialisti altamente qualificati con lo scopo di addestrare il personale tecnico del Paese a lavori di manutenzione sull'equipaggiamento di difesa fornito. Solo la scorsa settimana i due Paesi hanno firmato 20 accordi economici in un vertice bilaterale a Caracas. (di Corrado Accaputo)