21 settembre 2019
Aggiornato 10:30
Finanza

Draghi alla prova del QE ma Deutsche Bank lancia l'allarme bolle

I falchi tedeschi tornano alla ribalta per chiedere la fine degli stimoli monetari da parte della Bce e la Deutsche Bank lancia l'allarme sul pericolo di bolle finanziarie

Il banchiere centrale, Mario Draghi, domani comunicherà le decisioni del board della Bce sul QE.
Il banchiere centrale, Mario Draghi, domani comunicherà le decisioni del board della Bce sul QE. ANSA

ROMA - I fari dei mercati sono di nuovo puntati sulla Bce, che domani sera vede i componenti del Consiglio direttivo ritrovarsi alla cena che precede la riunione formale di giovedì. Tutta l'attenzione è sui segnali che potrebbero arrivare sulla futura attesa manovra di progressiva riduzione degli stimoli straordinari all'economia, il cosiddetto «tapering» del quantitative easing. E i falchi tedeschi tornano alla ribalta. Finora il banchiere centrale Mario Draghi ha resistito alle pressioni della Germania, svariate volte veicolate dalle parole del presidente della Bundesbank, Jens Weidman. Ma sebbene il governatore centrale abbia sempre smentito l'esistenza di "bolle creditizie" ora il rischio che esplodano si fa più concreto a causa della notevole iniezione di liquidità nei mercati finanziari. Il QE non potrà durare ancora a lungo.  

L'allarme lanciato dalla Deutsche Bank
Nonostante i rafforzamenti dell'euro, l'amministratore delegato di Deutsche Bank, John Cryan ha esortato la Bce a procedere ad una stretta monetaria. A suo dire «vediamo sempre più segni di bolle in aree di mercato dove non ci saremmo attesi di verdele», ha detto durante una conferenza organizzata dal quotidiano Handelsblatt. «L'era della moneta a basso costo deve terminare, a dispetto di rafforzamenti dell'euro", ha proseguito, perché ha anche favorito l'insorgere di «nuove turbolenze». E in particolare la line dei bassi tassi di interesse «è stata in parte responsabile del declino degli utili nelle banche europee», a livelli che secondo il banchiere sono appena del 23 per cento quelli cui si attestavano prima della crisi.

L'intransigenza della Germania
Tutte tesi interamente orientate all'intransigenza monetaria su cui da mesi molti in Germania sono tornati a battere in questi mesi. La questione, però, è ben più complessa e articolata di come la dipingono attori come Cryan. La Bce innanzitutto non ha un mandato sui livelli degli utili delle banche, ma solo sulla stabilità dei prezzi: deve cioè tarare la sua politica monetaria puntando ad avere una dinamica di inflazione contenuta e stabile (vicina al 2% sul medio termine). Ed è sulla base delle dinamiche del caro vita e del quadro macroeconomico generale che può valutare cambi di rotta.

Tapering o non tapering?
Peraltro, sempre sui livelli di utili e redditività delle banche, oltre ai bassi tassi di interesse ufficiali possono aver pesato non poco i pesanti inasprimenti dei requisiti di vigilanza e patrimoniali prudenziali importi all'intero settore dalle riforme operate anche dopo la crisi degli anni passati. Su cui, sempre la Germania, ha avuto di nuovo un atteggiamento particolarmente intransigente. Sui rischi di bolle si vedrà a breve se il Consiglio direttivo della Bce condivida o meno l'allarmismo del top manager di Deutsche Bank. Stasera i componenti del Consiglio direttivo si ritroveranno alla cena che precede la riunione formale di domani. Poi il board della Bce farà le sue valutazioni e Draghi ne comunicherà le decisioni.