Crisi Bpvi e Veneto Banca

Banche venete, il governo incassa la fiducia alla Camera: ecco cosa prevede il decreto

Via libera al decreto sulle banche venete. Lo Stato stanzia 5,2 miliardi di euro per la liquidazione di Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Ecco cosa succederà ai risparmiatori

Il governo ha incassato la fiducia alla Camera sul decreto delle banche venete.
Il governo ha incassato la fiducia alla Camera sul decreto delle banche venete. (ANSA)

ROMA - Via libera al decreto sulle banche venete. Il governo ieri sera ha incassato la fiducia alla Camera sul dl per la liquidazione di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza con 318 voti favorevoli, 178 contrari ed un astenuto. Il testo è quello uscito dalla commissione Finanze la scorsa settimana, ma è saltato nell'iter di Montecitorio un emendamento del relatore che puntava, tra l'altro, ad ampliare la platea dei beneficiari di rimborsi tra i detentori di obbligazioni subordinate e ad inasprire le sanzioni per gli amministratori delle banche liquidate. Il dl, che scade il 24 agosto, passerà al Senato dopo il voto finale di Montecitorio, per il quale però si prevedono tempi lunghi per l'ostruzionismo del Movimento 5 Stelle che ha presentato un fiume di ordini del giorno chiedendo di illustrarli tutti in Aula.

Lo Stato stanzia 5 miliardi di euro per le banche venete
Il decreto stanzia complessivamente 5,2 miliardi di euro dei 20 miliardi di euro autorizzati dal Parlamento a fine 2016 in deficit per affrontare le crisi bancarie. Di questi 3,5 sono destinati a Banca Intesa per mantenere i suoi ratio patrimoniali dopo l'acquisizione dalle banche venete di 26,1 miliardi di crediti in bonis, poco meno di 26 miliardi di depositi oltre a 9 miliardi di partecipazioni, 900 sportelli e circa 10mila dipendenti. Altri 1,285 miliardi sono destinati alla gestione di 4.000 esuberi e della chiusura di 600 sportelli. Il governo infine stanzia ulteriori 400 milioni di euro come garanzia per i costi delle garanzie dello stato su 12 miliardi complessivi.

Cosa succederà ai risparmiatori
Si tratta in particolare di crediti dei due istituti veneti sui quali Intesa Sanpaolo deve compiere le sue verifiche: 6,3 miliardi di crediti dubbi e 4 miliardi di crediti in bonis ma ad alto rischio oltre a 2 miliardi di euro di garanzie su rischi legali. I crediti deteriorati e quelli eventualmente retrocessi da Intesa andranno alla Sga, la Società per la gestione di attività di proprietà del Tesoro. Il decreto, avendo evitato il bail-in, consente di tutelare in pieno i depositi presso Veneto Banca e Popolare di Vicenza e i loro obbligazionisti senior. I privati titolari di obbligazioni subordinate sottoscritte prima del 12 giugno del 2014, data di entrata in vigore del bail-in in Ue, avranno un rimborso dell'80% da parte del Fondo interbancario.

A pagare il conto finale saranno i contribuenti
L'emendamento del relatore Giovanni Sanga (Pd) puntava ad estendere la finestra dei rimborsi fino all'inizio del 2016, data in cui la direttiva sul bail-in è stata recepita dall'ordinamento italiano. Ma Intesa Sanpaolo ha condizionato la sua offerta per Veneto Banca e Popolare di Vicenza alla conversione il legge del decreto senza oneri aggiuntivi. Il suo amministratore delegato, Carlo Messina, ha affermato che l'acquisizione «si adatta perfettamente» alla strategia del gruppo. «E' davvero una buona operazione - ha detto Messina - che trasforma il sistema bancario italiano» tutelando «50 miliardi di risparmi delle famiglie». Sul provvedimento, però, sono invece arrivate forti critiche alla Camera dalle opposizioni. Il M5S sta facendo ostruzionismo mentre per il capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta «certamente si doveva intervenire, ma non in questo modo. Lo si è fatto tardi, male, e a pagare saranno i contribuenti, senza nessuno a giustificarsi davanti alla magistratura per quello che è successo».