26 giugno 2017
Aggiornato 09:00
Crisi Bpvi e Veneto Banca

Veneto Banca potrebbe salvarsi. Ecco come

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, è intervenuto alla Camera per rispondere alle domande di Lega e Pd sullo stallo delle banche venete e ancora una volta ha escluso il bail in. Ma c'è una novità

L'amministratore delegato di Bpvi e Veneto Banca, Fabrizio Viola, attende il via libera da Bruxelles per la ricapitalizzazione precauzionale.
L'amministratore delegato di Bpvi e Veneto Banca, Fabrizio Viola, attende il via libera da Bruxelles per la ricapitalizzazione precauzionale. (ANSA/MATTEO BAZZI)

VICENZA – Niente bail in per le banche venete. Torna a escluderlo categoricamente il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, intervenendo alla Camera per rispondere proprio al question time sulla Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Il numero uno del Mef ha distillato la posizione del Governo sul salvataggio, ribadendo ancora una volta che la strada dell'intervento pubblico unilaterale non è percorribile giacché significherebbe la rottura con Bruxelles. Non restano quindi che due scenari: l'intervento di sistema o la ricapitalizzazione precauzionale con burden sharing (cioè la condivisione delle perdite con azionisti e obbligazionisti subordinati).

Dal bail in al burden sharing
L'eventuale coinvolgimento di altre banche nel salvataggio degli istituti veneti «non è e non può essere un'iniziativa pubblica». Si tratta di «valutazioni e considerazioni in ordine a un possibile investimento del tutto volontario che non possono che competere alle banche eventualmente interessate». Così ha risposto il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, rispondendo a un'interrogazione sull'eventuale coinvolgimento delle banche nazionali maggiori per scongiurare l'ipotesi di messa in risoluzione di Veneto Banca e Popolare di Vicenza tramite il ricorso al bail-in.

Veneto Banca fa causa agli ex vertici
«Al momento però - ha aggiunto il ministro - non vi sono ulteriori elementi informativi rispetto» al comunicato di ieri del Tesoro e della Commissione europea. C'è di nuovo, invece, che da Montebelluna è arrivata la notizia dell'avvio dell'azione di responsabilità contro gli ex vertici di Veneto Banca che presenta un conto da 2,3 miliardi di euro a titolo dei danni causati all'istituto di credito. Difficile credere che questo tesoretto giunga davvero nelle casse della banca, ma se così fosse sarebbe più che sufficiente a colmare il gap di capitale mancante per ottenere il via libera alla ricapitalizzazione precauzionale.

Un danno spaventoso ancora provvisorio
Come riporta Il Sole 24 Ore, l’atto di citazione è stato depositato martedì dai consulenti legali della banca (lo studio Orrick e lo studio Tombari) e fa seguito a quanto deliberato dall’assemblea degli azionisti del 16 novembre scorso. Alessandro De Nicola, senior partner dello studio Orrick, ha dichiarato che Veneto Banca ha deciso di avvalersi anche di quanto emerso dalle carte di Banca d’Italia, Consob, Procura e Autorità Antitrust. Perché «ai nostri occhi - ha concluso - è apparso un danno spaventoso benché a tutt’oggi provvisorio e potenziale». Non resta che attendere il giudizio della magistratura.