18 novembre 2019
Aggiornato 18:30
Riforma banche popolari

Banche popolari, ennesima bocciatura alla riforma renziana: e ora che succede?

Stop alla riforma delle banche popolari varata dal defunto governo Renzi. Secondo il Consiglio di Stato il decreto legge è stato approvato senza la straordinarietà e l'urgenza necessari. E ora che succede alle banche che si sono trasformate in Spa?

ROMA – Il Consiglio di Stato boccia la riforma delle banche popolari del governo Renzi. Secondo Palazzo Spada è un provvedimento incostituzionale, perché approvata con un decreto legge senza che ci fossero i presupposti di straordinarietà e urgenza. Ed ora che succede alle banche che nei mesi scorsi hanno realizzato la trasformazione in Spa e alle ultime due – Banca Popolare di Bari e Banca Popolare di Sondrio - che erano sul punto di procedere entro la fine dell'anno?

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Stop alla riforma delle banche popolari
Stop alla riforma delle banche popolari. Il Consiglio di Stato ha sollevato davanti alla Corte costituzionale diverse questioni di legittimità, due settimane dopo la sentenza con cui Palazzo Spada ha sospeso la circolare attuativa della Banca d'Italia. E secondo uno degli studi legali che ha seguito il ricorso alla giustizia amministrativa, con questa ordinanza viene messa «radicalmente in discussione tutta la riforma, non solo un pezzo», con conseguenze inimmaginabili: dalle possibili richieste di risarcimento da parte dei soci a «ulteriori effetti che non si possono escludere». Ora la palla passa alla Corte Costituzionale, che potrebbe dichiarare illegittima la normativa varata dal governo Renzi. Nel frattempo il Consiglio di Stato ha sospeso la trasformazione delle banche popolari in Spa fino al 12 gennaio.

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Le motivazioni del Consiglio di Stato
Il riordino delle banche popolari è stato varato all'inizio del 2015 con un decreto legge, ma per il Consiglio di Stato non c'erano in maniera evidente i requisiti di straordinarietà e urgenza previsti dalla Costituzione. Era infatti una riforma di sistema, di cui si parlava da anni, che concedeva agli istituti di credito 18 mesi per adeguarsi, in un contesto in cui non c'erano difficoltà tali da giustificare un intervento urgente. A questo si aggiunge il punto contestato il 2 dicembre, ovvero il diritto di rimborso per i soci che volessero recedere. La legge consente infatti alle banche di rifiutare il rimborso ai soci o di rinviarlo senza limiti di tempo e senza interessi.

E ora che succede alle banche che si sono trasformate in Spa?
«L'obbligo di trasformarsi in Spa - sottolinea l'avvocato Ulisse Corea dello studio legale Marini - combinato al fatto che la banca poteva escludere il rimborso dei soci, ha concretizzato un esproprio senza indennizzo, quindi una lesione del diritto di proprietà».E le banche, inoltre, «hanno potuto andare avanti con i soldi di chi ha legittimamente deciso di recedere». Ed ora che succede a quegli istituti che hanno applicato la normativa del governo Renzi realizzando la trasformazione in Spa e agli ultimi due che avrebbero dovuto procedere entro la fine dell'anno, la Banca Popolare di Sondrio e la Banca Popolare di Bari, le cui assemblee dei soci erano già state convocate per il 17 dicembre nel caso dell'istituto lombardo e per il 27 dicembre per la banca pugliese?

Gli scenari possibili e le conseguenze dirompenti
Per rispondere bisogna innanzitutto attendere il verdetto della Corte Costituzionale, chiamata a dare un giudizio definitivo sulla questione di legittimità. Possiamo però, nel frattempo, immaginare alcuni scenari. Nella migliore delle ipotesi, la Consulta si esprimerà positivamente dichiarando legittima la riforma: in tal caso gli ultimi due istituti chiamati a realizzare la trasformazione in Spa potranno procedere come da programma. Ma nel caso in cui la Corte Costituzionale bocciasse la riforma, le conseguenze potrebbero essere dirompenti perché il verdetto potrebbe aprire la strada a un numero considerevole di istanze risarcitorie milionarie da parte dei soci delle banche coinvolte (alcuni dei quali sono stati costretti ad andar via a mani vuote e non si farebbero scappare la possibilità di ottenere un risarcimento).

Le accuse di Assopopolari contro il governo Renzi
Nel frattempo, il presidente di Assopopolari non trattiene la sua amarezza, sottolineando che «la riforma delle banche popolari era sbagliata fin dalla nascita». Come riporta Gianluca Zapponini su Formiche.net, a Corrado Sforza Fogliani, banchiere e presidente dell'associazione che riunisce gli istituti di credito del settore, questa riforma non è mai andata giù e ritiene che la sentenza del Consiglio di Stato sia «fondata e corretta». Non solo. Fogliani picchia duro contro l'ormai defunto governo Renzi, scrivendo di suo pugno che«neanche il fascismo (che pure ce l’aveva con banche che non sono mai state vassalle di alcun potere politico) aveva osato fare nel procedere anch’esso, reiteratamente, contro il credito cooperativo».