15 ottobre 2019
Aggiornato 21:30
Referendum costituzionale

I mercati reggono l'urto del post referendum. Niente panico

Nessuna apocalisse finanziaria all'orizzonte: i mercati hanno retto bene all'urto delle dimissioni dell'Esecutivo renziano, perché si aspettavano la vittoria del fronte del «no». I titoli di Stato e i listini azionari stanno recuperando tonicità

ROMA – Dopo la pesante sconfitta di Matteo Renzi, il paese brancola nel buio e si muove verso lidi sconosciuti. Ma i mercati hanno retto l'urto egregiamente. Neanche questa volta è sopraggiunta la tanto temuta apocalisse. La volatilità l'ha fatta da padrona all'apertura dei mercati europei, ma già a metà mattina i titoli di Stato e i listini azionari avevano recuperato tonicità. Lo spread regge senza troppo sforzo.

Nessuna apocalisse finanziaria all'orizzonte
Nessuna apocalisse finanziaria si è abbattuta sui mercati europei. Nonostante la pesante sconfitta dell'Esecutivo renziano, la cui riforma costituzionale è stata rispedita al mittente da un elettorato coeso e compatto. L'affluenza alle urne è stata del 68,5%: un vero e proprio boom. Il presidente del Consiglio ha annunciato le sue dimissioni e il paese brancola ora nel buio, muovendosi a tentoni verso lidi sconosciuti. Ciononostante, i mercati europei hanno retto l'urto egregiamente. A inizio giornata hanno accusato il contraccolpo, ma già a metà mattina i titoli di Stato e i listini azionari avevano recuperato tonicità.

I mercati si aspettavano la vittoria del «No»
L'esito del referendum costituzionale, infatti, era già stato scontato dai mercati. I sondaggi avevano predetto con ampio margine la vittoria del fronte del «no» e non sono stati colti di sorpresa. Milano ha recuperato rapidamente l'iniziale flessione del 2%. In territorio positivo gli altri principali mercati: Londra avanza dello 0,20% e Parigi dello 0,40%. Tonica anche Francoforte con il Dax in rialzo dell'1%. A soffrire di più sono stati soprattutto i titoli bancari, che all'apertura hanno accusato ribassi generalizzati e consistenti in tutta Europa. Tuttavia, anche in questo caso, l'effetto referendum sembra essersi già quasi dissolto con il trascorrere delle ore.

Verso un governo di transizione?
I titoli bancari che accusano ancora lievi flessioni sono solo UniCredit, Banco Popolare e Bpm mentre Mps sale di mezzo punto percentuale (dopo il forte ribasso di stamani) e Bper mostra un rialzo del 3,35%. Nelle sale operative la convinzione è che verrà formato presto un nuovo governo. «Prevediamo che il presidente della Repubblica avvii rapidamente le consultazioni per la formazione di un governo di transizione - scrivono gli analisti di UniCredit - per scrivere la nuova legge elettorale e guidare il paese alle elezioni non prima del secondo semestre dell'anno prossimo».L'andamento dei mercati azionari sembra orientato a puntare sulla formazione in tempi rapidi di un nuovo esecutivo con la stessa maggioranza che ha sostenuto Renzi. E secondo un analista di Soc Gen, intervistato da Bloomberg Tv, «il voto del referendum non produrrà una profonda crisi in Italia».