26 aprile 2019
Aggiornato 03:30
Pil fermo allo zero virgola

Renzi e la stangata di S&P che stronca la crescita italiana

Da Standard & Poor's arriva uno schiaffo morale per il governo Renzi. Solo pochi giorni fa il premier aveva esultato dopo la pubblicazione dei dati Istat relativi alla crescita del III trimestre 2016. Ma ora S&P stronca la crescita italiana

NEW YORK – Dopo i facili entusiasmi del governo Renzi, arriva la stangata di Standard & Poor's. I dati appena pubblicati dall'Istat relativi alla crescita del Pil del terzo trimestre del 2016 avevano indotto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a esultare su Facebook per l'incremento dello 0,3% su base trimestrale. Ma sull'analisi di S&P s'infrangono già oggi i sogni del premier.

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Quale ripresa?
Altro che ripresa. La (non) crescita dell'Italia resta ancorata allo zero virgola. E sarà così fino al 2018. A dirlo stavolta è Standard & Poor's, proprio l'agenzia di rating che non molto tempo fa aveva spezzato una lancia in favore del governo Renzi per il referendum costituzionale. Secondo S&P negli anni tra il 2016 e il 2018 è attesa una crescita dell'economia italiana «inferiore all'1% l'anno», a causa di una «produttività depressa che penalizza la competitività». Che la produttività sia il problema dei problemi dell'economia italiana noi del Diariodelweb lo sosteniamo da tempo, ma ora a puntare il dito contro il divario crescente tra l'Italia e gli altri paesi è la stessa agenzia di rating.

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Il report di Standard & Poor's
Solo ieri l'Istat aveva pubblicato i dati del terzo trimestre del 2016 relativi al prodotto interno lordo e il presidente del Consiglio si era lasciato prendere da facili entusiasmi, cavalcando le cifre incoraggianti dell'istituto di statistica in vista dell'appuntamento referendario. Ma oggi Standard & Poor's rileva come l'Italia «sia l'unico paese europeo che non abbia registrato incrementi di produttività dal 2000 a oggi» e abbia avuto esportazioni «deboli» nonostante il forte deprezzamento dell'euro. Insomma, non solo i dati «incoraggianti» - si fa per dire - dell'Istat (fermi allo zero virgola) sono solo delle briciole, ma S&P ci dice che basterà un venticello leggero a farle volar via.

L'Italia tornerà ai livelli di crescita pre-crisi tra 10 anni
L'agenzia di rating ritiene infatti che l'aumento del Pil del terzo trimestre sia «solo temporaneo» anche a causa dell'«incertezza sul referendum» costituzionale del 4 dicembre. Questa poi «è tale da influenzare negativamente il clima sulla fiducia delle imprese» e portare così a un ulteriore rallentamento. L'incertezza, inoltre, evidentemente «pesa anche sull'aumento dello spread con la Germania». In pratica, secondo il report diffuso dall'agenzia di rating, l'Italia è ancora ostaggio di una forte instabilità. E il verdetto è quantomai negativo: «Ci aspettiamo che l’Italia possa tornare ai livelli di crescita pre-crisi solamente nella seconda metà della prossima decade (2020-2030)», conclude S&P. E per questa notizia è ben più difficile esultare.