16 settembre 2019
Aggiornato 04:30
Pensioni agricole

Pensioni, agli agricoltori italiani vanno gli assegni «da fame» più bassi d'Europa

Gli agricoltori italiani hanno le pensioni più basse d'Europa, con punte minime che precipitano a quota 276 euro mensili. A lanciare l'allarme è la Cia-Agricoltori Italiani, che chiede al governo di intervenire sfruttando gli spazi di manovra

ROMA – L'Italia non è un paese per agricoltori. L'assegno previdenziale che percepisce chi ha lavorato nei campi è di circa 500 euro al mese. A volte molto meno. Si tratta delle pensioni più basse dell'Unione Europea.

Bollino rosso per gli agricoltori italiani
Le pensioni degli agricoltori italiani sono le più basse d'Europa. A lanciare l'allarme è la Cia-Agricoltori Italiani, che ha denunciato lo status quo durante il convegno "Pensioni dignitose per gli agricoltori italiani" organizzato con il Patronato Cia-Inac (Istituto Nazionale Assistenza Ai Cittadini) presso la Camera. L'89,4% degli agricoltori italiani non arriva a una pensione di 600 euro al mese, la media del settore si aggira sui 400 euro e le punte minime toccano quota 276 euro al mese (LEGGI ANCHE "Pensioni, tutto quello che dovete sapere su quota 41,96,97 e 100").

Le pensioni più basse d'Europa
La situazione degli agricoltori del Belpaese è dunque da «bollino rosso». Gli assegni previdenziali non permettono la sussistenza economica e costringono perciò i produttori a continuare l'attività per arrivare a fine mese. Ma il problema non è solo l'alto rischio povertà a cui è esposta la categoria. A causa delle pensioni da fame gli agricoltori più anziani continuano a lavorare nei campi bloccando il turn over generazionale. L'ingresso dei giovani è sotto il 6% e oltre il 43% dei titolari di un'azienda agricola ha più di 65 anni, secondo i dati della Cia-Inac.

Esistono spazi di manovra
Tuttavia esistono degli spazi di manovra. La Cia-Inac chiede di «riformare il sistema pensionistico, innalzando i minimi almeno a livello della media Ue» e la copertura finanziaria ci sarebbe. «L'incidenza della spesa pensionistica sul Pil è pari al 10,7% - ha evidenziato il presidente Antonio Barile- e le entrate superano i 183 miliardi, per uno sbilancio positivo di 10,2 miliardi» (LEGGI ANCHE "Riforma delle pensioni, riassunto veloce di cosa vuole far eil governo"). Questo disallineamento tra entrate e uscite è uno spazio di manovra che i politici possono utilizzare per migliorare le condizioni dei pensionati più poveri d'Europa.

La proposta di legge Gnecchi-Damiano
La proposta di legge Gnecchi-Damiano n. 2100 prevede già l'istituzione di una pensione base (448 euro) in aggiunta alla pensione liquidata con sistema contributivo. «Con le riforme Amato, Dini e poi Fornero vengono sottratti ai pensionati 900 miliardi di euro. Ma ora è il momento di dare e non di togliere ancora», sottolinea il presidente Cia, Dino Scanavino. E ricorda che l'Italia detiene il record europeo dell'agricoltura più povera e quello mondiale dell'agricoltura più anziana. E questo nonostante il fatto che nel paese rappresenta una risorsa preziosa, con un incidenza sul Pil pari al 2,2% con un valore aggiunto da 31,5 miliardi di euro secondo i dati Istat relativi al 2014.