21 settembre 2019
Aggiornato 03:00
Lobbying a Bruxelles

Ue, la riforma del registro promette più trasparenza ma strizza l'occhio alle lobby

La proposta del nuovo registro per le lobby europee, avanzata dal vicepresidente della Commissione Juncker, non manca di criticità e non sembra un valido strumento per aumentare la trasparenza e combattere la corruzione

La riforma del registro promette più trasparenza ma strizza l'occhio alle lobby.
La riforma del registro promette più trasparenza ma strizza l'occhio alle lobby. Shutterstock

ROMA – Il 28 settembre scorso il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, ha presentato la proposta di revisione per un registro europeo delle lobby «obbligatorio». Ma secondo Alter-EU, network di ong europee per la trasparenza, e Transparency International, associazione non governativa e no profit che ha per obiettivo la lotta alla corruzione, c'è ancora molta strada da fare.

Il nuovo registro delle lobby europee
Il 28 settembre scorso il vicepresidente della Commissione Juncker e commissario per la migliore legislazione, le relazioni interistituzionali, lo stato di diritto e la carta dei diritti fondamentali ha presentato la proposta di revisione per un registro europeo delle lobby «obbligatorio». Attualmente quello vecchio ne conta oltre 10mila e non manca di criticità. Sembra un passo in avanti verso una maggiore trasparenza nelle dinamiche comunitarie e nella lotta alla corruzione. Ma è davvero così? Secondo Alter-EU, network di ong europee, e Transparency International, associazione no profit, la proposta della Commissione è una foglia di fico dietro la quale si nascondono propositi ben lungi dal venir realizzati.

L'iscrizione è volontaria, non obbligatoria
Innanzitutto perché, ancora una volta, non c'è nulla di obbligatorio nel nuovo registro delle lobby europee. Il testo è una sorta di accordo tra le istituzioni, non una normativa. Perciò i lobbisti sono liberi di iscriversi o meno senza incorrere in alcun vicolo e, meno che mai, in alcuna sanzione. L'unica «punizione» inflitta a quelle lobby che decideranno di non comparire nel registro – la cui iscrizione è quindi del tutto volontaria – è quella di non poter incontrare i 250 ufficiali più importanti della Commissione europea. Ma c'è di più. Come riporta Lorenzo Bagnoli su Il Fatto quotidiano, il problema più serio riguarda l'introduzione di una nuova definizione dell'attività di lobby.

La nuova definizione dell'attività di lobby
Finora, infatti, veniva considerata tale «qualunque attività condotta allo scopo di condizionare – direttamente e indirettamente – le decisioni politiche, la legislazione e l’implementazione delle policy al Parlamento europeo e alla Commissione europea, non importa condotte con quale metodo a attraverso quale canale di comunicazione». Ora, invece, fare lobby significa «promuovere specifici interessi attraverso una comunicazione con un pubblico ufficiale come parte di un’azione strutturata e organizzata che ha lo scopo di influenzare i decisori pubblici». Insomma, si taglia fuori tutto un mondo: quello dei think tank (cioè gruppi di esperti che lavorano insieme sulla soluzione di problemi complessi) e, soprattutto, non viene più considerata lobby – ma lo è a tutti gli effetti – l'attività fatta attraverso incontri non ufficiali.

Quali sono le lobby più importanti d'Europa?
In pratica, la nuova proposta per il registro delle lobby invece di aumentare la trasparenza in materia strizza l'occhio proprio a queste ultime. Ma quali sono le lobby più importanti in Europa? E come agiscono? Bruxelles non è solo la città delle istituzioni comunitarie. E' anche la città dove si concentra la maggior parte degli uffici di proprietà delle grandi multinazionali, delle industrie e dei gruppi di interesse. E tutti i loro lobbisti si danno un gran da fare nella capitale del Belgio. L'attività di lobby più preponderante è quella delle industrie, che in soli sette mesi (dal dicembre 2014 al giugno 2015) ha registrato circa 4.318 incontri con i funzionari comunitari secondo i dati della Transparency International.

Enel spa spende circa 2,5 milioni di euro l'anno
In particolare, nella top list delle imprese che spendono di più per finanziare le attività di lobby presso le istituzioni comunitarie figurano Microsoft, Amazon, Uber, Apple, Facebook, Exxon Mobil, Shell, Deutsche Bank AG, la Dow Europe GmbH e Google. La sola Samsung, tanto per fare un esempio chiarificatore, è presente con almeno 9 lobbisti a Bruxelles e ha speso circa 2,5 milioni di euro in un anno. Ma nella capitale belga non mancano neanche le lobby italiane. Secondo Il Sole 24 Ore, Confindustria è quella che ha ottenuto più appuntamenti con i funzionari dell'UE, seguita da ENEL e Eni. ENEL spa, peraltro, risulta la ventesima lobby più potente d'Europa. Spende circa 2-2,3 milioni di euro ogni anno per relazionarsi con i membri della Commissione e del Parlamento europeo.

L'interdipendenza tra le imprese e le istituzioni UE
Nell'Olimpo delle lobby europee compaiono anche le italianissime Finmeccanica-Leonardo, Mediaset, IntesaSanPaolo, Cassa Depositi e Prestiti, Fastweb e Telecom Italia. Ma, fatta eccezione per ENEL spa, le lobby italiane spendono molto meno per la loro attività a confronto delle altri rivali europee e si concentrano quasi esclusivamente nel settore energetico. Questa marcata differenza può avere dirette conseguenze sulla performance delle nostre imprese e dell'economia nazionale. Oggi non sorprende che l'attività di lobby si concentri in particolare nei palazzi delle istituzioni comunitarie perché le imprese hanno interesse a investire nelle relazioni industriali e a confrontarsi con i tecnici di Bruxelles. Ma questo status quo ha alimentato una crescente interdipendenza tra le imprese e i palazzi dell'UE. Per questo, ora più che mai, sarebbe opportuno lavorare sul fronte della trasparenza e della lotta alla corruzione.