23 luglio 2019
Aggiornato 02:00
Crisi

Eurozona, consumi al palo e attività delle imprese in frenata

Tornano ad addensarsi ombre sulle prospettive economiche dell'area euro, mentre l'improvvisa virata aggressiva del presidente Trump minaccia di rimettere in discussione le speranze di che si erano ricreate nelle ultime settimane

Il simbolo dell'Euro
Il simbolo dell'Euro ANSA

BRUXELLES - Consumi al palo e attività delle imprese in frenata. Dopo alcuni segnali incoraggianti dal manifatturiero, tornano ad addensarsi ombre sulle prospettive economiche dell'area euro, mentre l'improvvisa virata aggressiva del presidente Usa Donald Trump nelle trattative commerciali con la Cina minaccia di rimettere in discussione le speranze di che si erano ricreate nelle ultime settimane.

I dati definitivi delle indagini presso i responsabili degli approvvigionamenti delle imprese dell'area euro hanno confermato il quadro di rallentamento su aprile, sebbene leggermente meno accentuato di quanto indicato nella stima preliminare. In più ha segnato una frenata il terziario, che finora aveva mostrato una tenuta migliore rispetto al manifatturiero, che invece ad aprile ha moderato la dinamica di contrazione. Il Purchasing managers index ha segnato una limatura a 51,5 punti ad aprile, dai 51,6 di marzo, mentre sui sevizi è calato a 52,8 da 53,3 punti.

In queste indagini i 50 punti sono la soglia limite tra crescita e calo dell'attività. L'indice Pmi relativo alle imprese del terziario in Italia ha mostrato una flessione più netta, a 50,4 punti dai 53,1 di marzo. Mentre secondo la società di ricerche Ihs Markit, l'indice composito è finito sotto quota 50: con 49,5 punti dai 51,5 del mese precedente.

Nel frattempo Eurostat ha pubblicato i dati sulle vendite del commercio al dettaglio nell'area euro a marzo. E dopo due mesi di recupero il finale del primo trimestre ha mostrato uno stallo, con una variazione nulla. La crescita su base annua delle vendite, che a gennaio era risalita al 2,2 per cento e a marzo aveva toccato il 3 per cento, si è smorzata all'1,9 per cento.

Secondo il capo economista di Markit, Chris Williamson i dati di oggi indicano che la crescita «mostra una preoccupante debolezza». Dovrebbero corrispondere ad un più 0,2 per cento trimestrale del Pil «ma il manifatturiero è rimasto impantanato sui peggiori valori recessivi dal 2013» mentre il terziario frena. «Preoccupa inoltre che la crescita della produzione continui a superare quella dei nuovi ordini. Significa - avverte - che l'attuale modesta crescita dell'attività viene sostenuta soltanto da aziende che stanno gestendo ordini ricevuti nei mesi precedenti. E' chiaro che la domanda deve migliorare ancora di più per accelerare la crescita economica e dare alle aziende maggiore potere di stabilire i prezzi».

Ma se invece di trovare una composizione, il conflitto commerciale Usa-Cina dovesse riacuirsi - e dopo che ieri Trump ha minacciato nuovi dazi su beni cinsi per centinaia di miliardi, Pechino potrebbe cancellare la prossima tornata negoziale - difficilmente ci si potranno attendere solide spinte dalla domanda estera. Domani la Commissione europea pubblicherà le sue previsioni economiche di primavera.