19 maggio 2019
Aggiornato 18:00
Ue

Draghi non pensa di essere sull'orlo di una grave recessione. Ma...

Le parole del presidente della Bce Mario Draghi durante una audizione al Parlamento europeo

Il presidente della Bce Mario Draghi
Il presidente della Bce Mario Draghi ( ANSA )

BRUXELLES - Al Consiglio direttivo della Bce "l'impressione" è che non ci si trovi alla vigilia di "una grave recessione». Questo quanto affermato dal presidente Mario Draghi durante una audizione al Parlamento europeo. "Ma anche se questo fosse il caso la politica monetaria resterà molto accomodante", anche dopo lo stop agli acquisti netti di titoli, tra tassi di interesse a zero e rinnovo dei titoli accumulati con il Qe che giungeranno a scadenza. Il numero uno della Banca centrale europea rimarca ancora una volta che "l'euro è l'unica valuta dell'Unione monetaria", le altre ipotesi "o non sono legali o sono debito e quindi vanno ad aumentare lo stock di debito. Non c'è una terza possibilità". Sull'Italia "dico solo che al momento c'è un dialogo, sono sempre stato fiducioso che un accordo può essere raggiunto. Ho detto molte volte che i Paesi ad alto debito devono abbassarlo, perché riducendolo si rafforzano. Ma non aggiungo altro", ha detto Draghi, rispondendo a una domanda di un eurodeputato sull'Italia.

Rallentamento dell'economia
Una settimana cruciale, quella che si apre oggi per la Bce, che vede avvicinarsi la data della decisione sul programma di acquisti di titoli (Qe) prevista nella riunione del 13 dicembre. L'audizione di Draghi si tiene in un momento in cui si moltiplicano i segnali di rallentamento dell'economia continentale, l'ultimo è arrivato dalla Germania in un contesto mondiale difficile a causa dei dazi. Poco prima dell'audizione sarà diffuso l'indice Ifo sulla fiducia delle imprese tedesche che fornirà un ulteriore tassello mentre venerdì arriverà il dato sull'inflazione dell'area euro. Nella riunione di dicembre la Bce fornirà i suoi dati aggiornati su crescita e inflazione e il mercato sta considerando sempre più probabile il varo di un nuovo programma di finanziamento a medio lungo termine (Tltro) che possa magari sostituire gradualmente quelli in scadenza e sostenere il comparto bancario. Una misura molto utile specie per gli istituti italiani alle prese con l'impennata dello spread.

I Paesi con elevato debito pubblico devono ridurre il debito
Come ha detto tante volte lo stesso Draghi i Paesi con elevato debito pubblico devono ridurre il debito. Lo ripete ancora in questa occasione Draghi. La fase positiva di crescita dell'area euro, ha aggiunto, va utilizzata per "ripristinare margini di bilancio" con cui gestire la prossima fase di indebolimento. Le prossime settimane e i prossimi mesi, che mancano alla conclusione del mandato del Parlamento europeo "saranno decisivi per fare concreti passi in avanti sulla riforma dell'unione economica e monetaria" assicura. L'area euro area può essere esposta a rischi che originano da "politiche domestiche insostenibili che portano a debiti troppo alti, vulnerabilità del settore finanziario e mancanza di competitività", rischi che "possono contagiare Paesi con fragilità simili o forti legami con quelli dove il rischio è originato", ha detto ancora Draghi, convinto che "politiche insostenibili conducono alla fine ad aggiustamenti socialmente dolorosi e finanziariamente costosi che possono minare la coesione dell'Unione monetaria".  

Qe stop a dicembre
La Bce intanto conferma l'intenzione di interrompere con la fine dell'anno gli acquisti netti di titoli del quantitative easing. Complessivamente, gli sviluppi confermano le attese di inflazione di medio termine della Bce e anche la fiducia che la normalizzazione del caro vita proseguirà anche dopo la parziale rimodulazione egli stimoli monetari. Per questo - ha detto Draghi - il Consiglio direttivo continua ad anticipare che, posto che i dati che giungeranno confermino le attese di medio termine di inflazione, gli acquisti netti di titoli si concludano con dicembre. E' vero che la crescita economica dell'area euro ha mostrato una "perdita di slancio" nel terzo trimestre, sia a riflesso di fattori globali, come l'indebolimento del commercio, sia a causa di specificità di "alcuni Paesi o settori». E "una parte del rallentamento potrebbe anche risultare temporanea", ha rilevato ancora Draghi. "Peraltro, gli ultimi dati mostrano già una qualche normalizzazione della produzione nel settore auto che è stato coinvolto da fattori una tantum». E anche una eventuale stabilizzazione del commercio internazionale potrebbe implicare che l'effetto zavorra che ha avuto sulla crescita sia stato temporaneo. "Al tempo stesso - ha avvertito il capo della Bce - i rischi legati al protezionismo, alle vulnerabilità dei mercati emergenti e alla volatilità della finanza restano notevoli".