26 maggio 2019
Aggiornato 12:30
Politiche europee

Draghi: «Dall’euro più vantaggi che costi. Europa argine contro fascino dei regimi»

Lo ha detto il presidente della BCE, Mario Draghi, in una lectio magistralis alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa: «Orgoglioso di essere italiano»

Mario Draghi, Presidente della BCE
Mario Draghi, Presidente della BCE ( ANSA )

PISCA - «Oggi, per tanti, i ricordi» della tragedia della seconda guerra mondiale, «che ispirarono le scelte del progetto europeo, appaiono lontani e irrilevanti. Nel resto del mondo il fascino di ricette e regimi illiberali si diffonde. A piccoli passi, si rientra nella storia. E' per questo che il nostro progetto europeo è ancora più importante». Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, in una lectio magistralis alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. «E' solo privilegiando l'equità sociale e l'unità di intenti che lo preserveremo. Le sfide che i Paesi europei hanno davanti possono essere vinte insieme, non da soli. Hanno carattere globale. I Paesi europei sono ricchi, ma relativamente piccoli ed esposti strategicamente», ha concluso Draghi.

Mi sento orgoglioso di essere italiano
Così Mario Draghi, presidente della Bce, all'inizio del suo discorso in occasione del conferimento di un dottorato honoris causa in economia causa da parte della Scuola Sant'Anna di Pisa. «Quello che posso dire è di avere coraggio, perché senza il coraggio non si va da nessuna parte», ha detto Draghi rivolto al rappresentante degli studenti che, nel suo intervento, aveva posto l'accento sui giovani «costretti» a migrare all'estero.
«Finanziare il deficit pubblico non ha mai prodotto benefici in Italia». In passato, «l'Italia è dovuta ricorrere alla svalutazione per mantenere il tasso di crescita simile agli altri partner europei. L'inflazione divenne insostenibile. Qualcuno ricorda il caro vita che colpì i più vulnerabili», ha osservato Draghi.

Paesi con sovranità monetaria non ne hanno vantaggi
«Non è vero che per i Paesi con sovranità monetaria ci sia l'abitudine di finanziare la spesa pubblica stampando moneta. Non è ovvio - ha detto Draghi - che un Paese tragga vantaggio in termini di maggiore sovranità monetaria dal non essere parte dell'euro. La moneta unica ha consentito a diversi Paesi di recuperare sovranità monetaria rispetto al regime di parità fisse vigenti nello Sme degli anni Ottanta. Le decisioni rilevanti di politica monetaria erano prese in Germania».
«Oggi - ha detto ancora Draghi - sono condivise da tutti i Paesi che fanno parte dell'unione. Tra i presunti vantaggi della sovranità monetaria, ci sarebbe quella di poter finanziare con moneta la spesa pubblica, ma non è particolarmente apprezzato dai Paesi che fanno parte del mercato unico ma non fanno parte dell'euro. La media ponderata del debito pubblico di questi Paesi è pari al 68% del loro prodotto. Se togliamo il Regno Unito, è il 44% contro un rapporto dell'89% per i Paesi che appartengono all'area euro», ha concluso Draghi.

Ue protegge cittadini da distorsioni globalizzazione
«Il mercato unico è visto non di rado come una semplice trasposizione del processo di globalizzazione a cui nel tempo è stata tolta persino la flessibilità dei cambi. Non è così». «La globalizzazione - ha proseguito Draghi - complessivamente ha accresciuto il benessere in tutte le economie, soprattutto in quelle emergenti. Ma è chiaro che le regole che ne hanno accompagnato la diffusione non sono state sufficienti a impedirne profonde distorsioni».
«L'apertura dei mercati - ha continuato Draghi - ha accresciuto la percezione di insicurezza soprattutto per le persone più esposte alla più forte concorrenza, ha accentuato in esse il senso di essere state lasciate indietro, in un mondo in cui le grandi ricchezze prodotte si concentravano in poche mani. Il mercato interno invece sin dall'inizio è stato concepito come un progetto in cui l'obiettivo di cogliere i frutti delle aperture delle economie era legato a quello di attutirne i costi per i più deboli, di promuovere la crescita, ma - ha concluso Draghi - proteggendo i cittadini europei dalle ingiustizie che il libero mercato può produrre».