17 novembre 2019
Aggiornato 09:30
Quello che c'è da sapere

Pensioni anticipate, Ape: vizi e virtù della proposta di Matteo Renzi

Ecco cos'è l'Ape, a chi è rivolto, come funziona, perché la manovra del Governo costerà allo Stato circa un miliardo di euro e cosa rischiano i pensionati italiani

ROMA – In diretta televisiva il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha rilanciato la sua proposta per l'anticipo pensionistico e ha confermato che sarà inserito nella legge di Stabilità del 2017. Ecco cos'è l'Ape del governo Renzi, cosa prevede la normativa, a chi è rivolto e cosa rischiano gli aspiranti pensionati.

Cos'è l'Ape
«Il Governo sta studiando un meccanismo per l'anticipo pensionistico, che sarà nella legge di stabilità del 2017. Siamo pronti a incontrare anche domattina i sindacati dei pensionati», ha annunciato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dagli studi televisivi di Porta a Porta a pochi giorni dal via al part time agevolato in uscita. L'Ape, cioè l'anticipo pensionistico, prevede appunto l'uscita anticipata dal lavoro qualche anno prima rispetto a quanto previsto dalla legge Fornero. «Stiamo studiando - ha precisato il premier - un meccanismo, sapendo che ci sono i vincoli di Bruxelles e sulle leggi bisogna essere credibili».

A chi è rivolto
Il meccanismo in questione, ancora allo studio dell'Esecutivo, prevede la possibilità per i pensionandi di lasciare anticipatamente il loro posto di lavoro rinunciando a una percentuale sulla pensione che può andare dall'1% al 4% a seconda dei casi. Con l'Ape i lavoratori potranno andare in pensione a partire da 63 anni, invece che a 66 anni e 7 mesi come prevede attualmente la legge Fornero, ma a patto di pagare questa «penalità». L'Ape è rivolto ai nati tra il 1951 e il 1953.

Come funziona
All'anticipo pensionistico sta lavorando in particolare la cabina di regia guidata dal sottosegretario alla Presidenza Tommaso Nannicini. Stando alle ipotesi in circolazione, il taglio previsto per ogni anno di anticipo rispetto al requisito di vecchiaia andrà a colpire l'assegno in misura secca, riducendo trasversalmente sia la componente retributiva che quella contributiva. Inoltre, il finanziamento dell'operazione dovrebbe essere garantito anche – e soprattutto – da banche e assicurazioni, che provvederanno ad erogare ai pensionati, attraverso l'Inps, le pensioni anticipate.

La manovra costerà allo Stato circa un miliardo
Lo Stato pagherà invece gli interessi dovuti agli istituti di credito e alle assicurazioni, per il servizio offerto, per un costo totale pari a circa un miliardo di euro. Per i lavoratori che fanno parte delle mansioni usuranti sono previsti dei meccanismi agevolati ancora da affinare e per le situazioni di crisi o ristrutturazione aziendale è previsto anche un contributo da parte delle imprese. Tuttavia, nonostante le buone intenzioni del governo, l'Ape non sembra aver convinto i lavoratori precoci, quelli che continuano a chiedere a gran voce la riforma delle pensioni e neppure l'onorevole Cesare Damiano, secondo il quale la proposta del premier è «del tutto insufficiente, non tutela gli esodati» e costringerebbe «i pensionati ad accendere un prestito con le banche».

Cosa rischiano i pensionati
Infatti, nella fase immediatamente successiva alla messa a riposo, cioè nei primi 2 o 3 anni di pensione (anticipata), gli assegni verrebbero pagati attraverso un finanziamento erogato da una banca o da una finanziaria. Poi, una volta raggiunta l'età pensionabile a tutti gli effetti e quindi maturato il diritto ad accedere alla pensione di vecchiaia, il pensionato sarà obbligato a restituire le somme prese a prestito attraverso una trattenuta sul futuro assegno erogato dall'Inps per un periodo di tempo variabile ma intorno ai vent'anni. Questa triangolazione tra Inps, Stato e banche/assicurazioni non è però priva di rischi per il pensionato: potrà lasciare il lavoro in anticipo, ma anche un po' indebitato. E per le pensioni più basse potrebbe essere un prezzo troppo alto da pagare.