5 giugno 2020
Aggiornato 08:30
Politiche energetiche

Bersani: «North Stream 2? E' ora di puntare i piedi con l'Europa»

Per il l'ex Ministro dello Sviluppo l'Italia corre un serio rischio per il gas: potrebbe doversi trovare dal 2019 ad andarlo a prendere dalla Germania «con il cappello in mano» e pagarlo quindi anche di più.

ROMA - L'Italia corre un serio rischio per il gas: potrebbe doversi trovare dal 2019 ad andarlo a prendere dalla Germania «con il cappello in mano» e pagarlo quindi anche di più. Questo il timore di Pier Luigi Bersani, ex ministro dello Sviluppo economico, esponente del Pd, interpellato da askanews sul tema dello scontro tra il premier, Matteo Renzi, e la cancelliera, Angela Merkel, sul raddoppio del North Stream, il gasdotto che dovrebbe collegare Russia e Germania seguendo la stessa rotta del North Stream che ora collega Vyborg, in Russia, a Greifswald trasportando 27,5 mld di mc.

«È chiaro che la Germania si sta mettendo nelle condizioni potenzialmente di aggregare l'offerta di gas per l'Europa», ha detto Bersani. Bene ha fatto Renzi quindi a porre una questione che «è strategica e di grandissimo rilievo e di cui finora non c'è stata consapevolezza». Il timore è che sia «drammaticamente tardiva». Tuttavia l'Italia deve «puntare i piedi» e sfruttare tutti gli strumenti diplomatici in suo possesso perchè l'Unione europea ristabilisca un equilibrio energetico con un corridoio Sud.

«Il sabotaggio vero e proprio del South Stream - spiega - è avvenuto ben prima delle sanzioni alla Russia: è stato prodotto da una combinazione tra Stati Uniti e Unione europea a traino tedesco. Già lì, quindi già un paio di anni fa, abbiamo perso l'attimo per dire che per noi il South Stream esisteva in quanto c'era il North Stream e quindi andava posto il problema di un corridoio Sud che facesse da bilancia con il corridoio Nord».

Per Bersani poi quando si misero le sanzioni alla Russia sarebbe stato opportuno dire «a partità di partnership con la Russia sulla sicurezza energetica, parità di sanzioni. Se la sicurezza energetica è dispari anche le sanzioni sono dispari, ve le fate voi cari tedeschi e americani. Perchè questo è un tema crucialissimo per noi economicamente».

Le conseguenze del North Stream 2 sono determinanti da un punto di vista strategico e di sicurezza energetica: «è chiaro che la Germania si sta mettendo nelle condizioni potenzialmente di aggregare l'offerta di gas per l'Europa, nel senso che quel progetto la mette in condizione di importare, con altre infrastrutture che ha, più del triplo di ciò che consuma e quindi guadagnandoci non solo un vantaggio strategico enorme, non solo un vantaggio commerciale, ma un vantaggio strutturale di competitività perchè comunque gli altri paesi, a cominciare da noi, per definizione dovranno pagarle il gas un po' di più di quanto paga la Germania stessa».

Inoltre c'è l'incognita 2019, campanello d'allarme dietro l'angolo, quando scadono tutta una serie di contratti di transito e di approvvigionamento. «Qui si apre un piccolo problema che si addensa intorno all'anno di grazia 2019: scadono i contratti di transito - chiarisce l'ex ministro - dell'Ucraina, della Tunisia, il contratto con l'Algeria, la Libia e sappiamo come è messa».

«Che prospettiva abbiamo noi? Ce lo risolve il Tap questo problema? non credo proprio», è scettico Bersani che si chiede se l'Italia si possa rassegnare a «a essere l'unico grande paese che dipende dal fragile tubo dell'Ucraina. Il diritto di passaggio va rinnovato al 2019, noi abbiamo contratti al 2036. Vedremo cosa succederà. Ma c'è un punto interrogativo».

L'Italia quindi ha davanti a sè una prospettiva «strategica che ci mette in condizioni di essere subalterni e di doverci aggirare forse con il cappello in mano». La cosa sta diventando ancora più difficile per la crisi Russia Turchia, che ha tolto all'Italia la possibilità di entrare nel Turkish Stream ormai stoppato. «Adesso io dico noi non dobbiamo dire no al North Stream 2 perchè ormai sono state coinvolte tutte le più grandi imprese del Nord Europa. Noi dobbiamo puntare i piedi e chiedere un diverso atteggiamento su un corridoio Sud che non escluda la Russia. Chiedere che l'Unione europea ristabilisca l'equilibrio strategico nella sicurezza energetica se no le sanzioni se le fanno loro».

Per Bersani «l'Italia non può essere quella che invece di essere l'hub del gas va a prenderselo con il cappello in mano. Bisogna puntare i piedi con tutti gli strumenti diplomatici che abbiamo perchè se io guardo oltre il 2019 mi chiedo i nostri 60-70 miliardi di metri cubi dove li prendiamo? Comincia a essere una buona domanda».

(con fonte Askanews)

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