15 dicembre 2019
Aggiornato 01:30
Politiche europee

Effetto Draghi sulle Borse europee

Ieri i listini del Vecchio continente hanno chiuso le contrattazioni all'insegna dei guadagni con Milano che ha terminato la giornata con un + 3,7%. Dietro questa euforia le parole del governatore della Bce: «Il Consiglio è unanime nella sua determinazione ad utilizzare strumenti non convenzionali come l'acquisto di una serie di asset, tra i quali i titoli di Stato»

FRANCOFORTE – Effetto Draghi sui listini del Vecchio continente. Ieri le Borse europee hanno chiuso le contrattazioni all'insegna dei guadagni con Milano che ha terminato la giornata con un + 3,7%, mentre il Ftse Mib è salito del 3,04% a 18.670 punti. Toniche anche le altre piazze, Parigi in testa (+3,77%), seguita da Amsterdam (+3,1%), Francoforte (+3,36%), Londra (+2,33%) e Madrid (+2,27%). A Piazza Affari bene soprattutto i bancari, che recuperano il 5,44% dopo le vendite delle passate sedute. Comprata in particolare Mps, che ha guadagnato il 12,6%.

POSSIBILE ACQUISTO TITOLI DI STATO - Dietro questa euforia le parole del governatore della Banca centrale europea (Bce), datate il 6 gennaio ma rese pubbliche solo l'8, dove il banchiere centrale in una riposta scritta all'eurodeputato Luke Ming Flanagan ha chiarito che la Bce sarà «particolarmente attenta» (vigilant, in inglese) sull'impatto che i forti cali del petrolio avranno sulle prospettive di inflazione dell'area euro. Ma non solo. Draghi ha aggiunto che il Consiglio direttivo è «unanime nella sua determinazione ad avvalersi di altri strumenti, se dovesse diventare necessario affrontare i rischi di un periodo di bassa inflazione eccessivamente protratti». Per essere più chiaro, il numero uno dell'Eurotower ha aggiunto: «All'inizio di quest'anno, il Consiglio direttivo (del 22 gennaio prossimo, ndr) rivaluterà lo stimolo monetario ottenuto tramite il pacchetto di misure attuate nella seconda metà del 2014, l'espansione del bilancio della Bce ottenuto mediante queste misure e le prospettive per gli sviluppi dei prezzi». Ma la vera dichiarazione «bomba», il banchiere centrale l'ha lasciata in fondo alla sua missiva, facendo intendere di essere pronto a lanciare il piano di quantitative easing: «Il Consiglio è unanime nella sua determinazione ad utilizzare strumenti non convenzionali supplementari, nell'ambito del suo mandato. Questo potrebbe implicare rivedere mole, ritmo e composizione delle misure della Bce. E queste misure potrebbero implicare l'acquisto di una serie di asset, tra i quali i titoli di Stato».

DRAGHI AMMICCA A TSIPRAS - Da Francoforte poi è arrivata anche un'altra lettera (sempre datata 6 gennaio), questa volta indirizzata agli eurodeputati Marco Valli e Marco Zanni, che affronta un altro dei temi caldi per l'Eurozona: come spingere la crescita senza pesare sui conti pubblici. «A fronte dell'attuale debolezza dell'economia le politiche di bilancio dovrebbero favorire la ripresa, assicurando tuttavia la sostenibilità del debito in conformità con il Patto di stabilità e crescita», ha scritto il presidente della Bce, aggiungendo: «Tutti i paesi dovrebbero sfruttare il margine disponibile per conseguire una composizione delle politiche di bilancio più favorevole alla crescita». Un'apertura quindi a quanti contestano all'Unione di insistere troppo sulle politiche di austerità a discapito di quelle per la ripresa, come nel caso di Alexis Tsipras, il leader del partito di sinistra greco Syriza che vorrebbe una rinegoziazione del debito pubblico di Atene, dato come favorito alle elezioni del 25 gennaio.

LA BCE AVVERTE ATENE - Alla volontà dei greci di un riscadenziamento del debito ha replicato un portavoce della Bce, che ha ammonito il Paese facendo notare che l'accesso ai finanziamenti internazionali è vincolato all'attuazione dei programmi definiti con la Troika. L'Eurotower ha chiarito quindi che manterrà la deroga che permette alle banche greche di accedere alla liquidità offerta dall’Ue solo se il governo di Atene raggiungerà una nuova intesa con il fondo europeo salvastati (Efsf) e con il Fondo Monetario Internazionale. Il portavoce di Francoforte ha spiegato infatti che «il perdurare della deroga si basa sulla proroga tecnica del programma European Financial Stability Facility, fino alla fine di febbraio 2015, e sull’esistenza di un programma del Fondo monetario internazionale». La possibilità offerta alle banche di Atene, ha proseguito il portavoce della Bce, «si basa anche sul presupposto di una conclusione positiva della valutazione in corso e di un accordo successivo tra le autorità greche e la Commissione europea, in accordo con Bce e Fmi».

LE DIFFICILI FINANZE GRECHE - Attualmente Atene ha un rating sovrano Caa1 per Moody's e B per Fitch e Standard & Poor’s, valutazioni che spingono gli investitori a guardare altrove. Il debito pubblico è pari a 330 miliardi (il 175% del Pil) ed è detenuto per l80% da privati, che chiedono al Paese 1,7 miliardi di euro di ulteriori tagli alle spese dello Stato. A novembre le banche elleniche hanno ottenuto 44,8 miliardi di fondi dalla Bce, in aumento del 2,3% sul mese precedente ma gli istituti di credito potrebbero aver necessità di molti più contanti nel caso Atene finisse al centro di spirali speculative dopo un esito elettorale che alimenti l’instabilità politica.

EURO IN PICCHIATA - Intanto ieri per la prima volta dal 2005, l'euro è sceso sotto la soglia di 1,18 dollari (a inizio anno era scambiato a 1,885$), portandosi fino a 1,1754. Come ha fatto notare Bloomberg, la discesa della moneta unica è conseguenza anche della diminuzione di riserve monetarie detenute dalle banche centrali: nel terzo trimestre del 2014, dicono i dati più recenti, hanno subito una sforbiciata dell'8,1%, contro un deprezzamento dell'euro del 7,8% nello stesso periodo. Pesa inoltre l'attesa sulle decisioni che usciranno dal prossimo Consiglio direttivo dell'Eurotower del 22 gennaio, dove già in quella data potrebbe essere annunciato il piano di acquisto di titoli di Stato che tanto ha entusiasmato le Borse. Ultimo ma non meno importante è la caduta prezzo del petrolio: alla chiusura dei mercati Ue, i future sul Wti hanno terminato a 49 dollari, dopo essere scesi ieri sotto quota 47. I future sul Brent oscillano invece sulla soglia di 51 dollari, dopo essere sceso ieri sotto quota 50 dollari.