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Disfatta mondiale: i destini segnati di Tavecchio e Ventura

La catastrofe Ŕ compiuta. L’Italia, per la prima volta dopo 60 anni, non parteciperÓ alla fase finale di un mondiale e sul banco degli imputati sono destinati a salire il presidente federale Tavecchio e il ct Ventura. Se per˛ per il secondo il destino appare segnato, il numero uno del calcio italiano sembra aggrappatissimo alla sua poltrona

Gian Piero Ventura e Carlo Tavecchio
Gian Piero Ventura e Carlo Tavecchio (ANSA)

MILANO - «Vogliamo fare qualcosa di straordinario ed entrare nella storia». Era il 7 giugno 2016 e il presidente federale Carlo Tavecchio proclamava tronfio i propri bellicosi propositi presentando alla stampa il neo commissario tecnico scelto per il post-Conte, Gian Piero Ventura. Complimenti ad entrambi, missione compiuta. Il gatto e la volpe del calcio italiano sono riusciti ad entrare nella storia. Non come il buon Tavecchio avrebbe sperato all’epoca, ma comunque in maniera indelebile, perchè una cosa è certa: una macchia del genere resterà per sempre nella storia del football nostrano, firmata dai due ineffabili compagni di źsVentura╗.

Esito scontato
Il day after della disfatta contro i poco più che dilettanti svedesi è emblematico: occhi gonfi, espressioni ammaccate, facce cupe, poca voglia di parlare e tanta, tanta rabbia. Ma non ci voleva un genio a capire che questo sarebbe stato il risultato di una serie di decisioni tanto scellerate quanto incomprensibili. Nelle nostre analisi del pre-gara avevamo sottolineato tutte le insensatezze tecniche e tattiche sfoderate con orgoglio dal nostro ct: la scelta di puntare su due parvenu della nazionale come il naturalizzato Jorginho (appena 24 minuti di utilizzo con Conte ct e mai convocato dall’attuale commissario tecnico) e Gabbiadini (alla seconda partita da titolare negli ultimi 5 anni) e caricare sulle loro spalle l’ingrato ruolo di salvatori della patria; la pervicacia ostinazione nel tenere fuori l’uomo di maggior talento della nazionale, Lorenzo Insigne; la decisione di insistere con la difesa a 3 pur dovendo affrontare una squadra che - si sapeva - non avrebbe mai superato la metà campo; e potremmo continuare a lungo.

Divario tecnico
Malgrado tutto si pensava, o forse meglio dire si sperava, che l’orgoglio di Buffon, Chiellini, Bonucci e la qualità oggettivamente superiore dei nostri ragazzi alla fine avrebbe consentito il ribaltone. Invece nulla, 0 gol in oltre tre ore di gioco contro una squadra composta da ruvidi boscaioli pronti alla rissa, grossi ma grezzi armadi di Ikea, soliti fare sfoggio di abilità tecniche nel calcio d’elite del campionato danese (il portiere Olsen nel Copenaghen), greco (il match winner dell’andata Johansson nell’Aek Atene), russo (Granquist e Claesson  nel Krasnodar), e perfino degli Emirati Arabi (il centravanti Berg che gioca con la maglia dell’Al-Ain).

Poltrona salda
Ce ne sarebbe in abbondanza per impacchettare i loro beni di prima necessità e spedire Tavecchio e Ventura al confino a riflettere sulla loro intollerabile presunzione ed espiare tutte le colpe del caso.
E invece, mentre il destino del ct appare segnato, con un’inevitabile rescissione anticipata del contratto che sarebbe comunque decaduto a giugno per la mancata qualificazione ai Mondiali, la posizione del presidente della Figc appare tutt’altro che in bilico. Anzi, il piccolo grande uomo del nostro calcio è pronto alla battaglia con Malagò e il ministro Lotti, forte di alcune importanti novità che portano la sua firma, prima tra tutte l’introduzione del VAR nel nostro campionato, oltre ad una serie di preziose (dice lui) alleanze politiche che hanno portato all’elezione di Gianni Infantino a capo della Fifa e Aleksander Čeferin ai vertici dell’Uefa
Basterà per salvare la poltrona a Carlo Tavecchio? Intanto la macchia più grande resta: dopo 60 anni l’Italia non parteciperà alla fase finale di un Mondiale. Grazie di cuore, da parte del popolo italiano.