16 ottobre 2019
Aggiornato 09:30

Milan: i 7 peccati capitali di Montella

Il principale imputato della seconda disfatta rossonera in appena sei giornate di campionato è senza dubbio l’allenatore Montella, da molti considerato inadeguato alle ambizioni del nuovo Milan. Tanti in effetti i suoi errori, da quelli di carattere tattico alla scelta degli uomini, per finire ai limiti caratteriali di una squadra senza mordente.

La rabbia di Montella a Genova
La rabbia di Montella a Genova ANSA

MILANO - L’immagine di Montella sorridente, registrata già al termine di Lazio-Milan e apprezzata nuovamente nelle interviste del post Sampdoria-Milan, rappresenta probabilmente l’aspetto più irritante e fastidioso relativo alla minicrisi rossonera. Forse ancor più dei dati statistici relativi alla gara di Genova che raccontano di una squadra, quella appunto di mister Montella, capace di non tirare neppure una volta nello specchio difeso da Puggioni. Per la cronaca il primo tiraccio (non potrebbe essere definito altrimenti) verso la porta doriana è arrivato dopo esattamente un’ora di gioco ad opera di Suso ed è finito miseramente in curva. Raggiunto poco dopo dal drop di Kalinic che ha rischiato di finire addirittura fuori dal Luigi Ferraris. E per quanto riguarda l’intera produzione offensiva del Milan contro la Samp dobbiamo tristemente fermarci qui.

Brutta senz’anima
All’allenatore sorridente si rimprovera principalmente il fatto di non essere riuscito ancora a dare un’anima a questa squadra. Nè dal punto di vista tattico che da quello umano. Partiamo dalle questioni relative alla scelta di uomini e moduli. Il 3-5-2 non convince, con buona pace di tutti quegli intenditori e sapientoni che fin dagli albori della stagione continuavano ad invocarlo come la risposta a tutti i problemi del Milan. E solo perchè qualcuno continua a sostenere - erroneamente - che Bonucci ha bisogno di giocare a 3 per rendere al meglio. Un clamoroso falso storico, visto che l’ex difensore juventino negli ultimi 3 anni con Allegri ha giocato molto più spesso a 4 con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti (3 scudetti, 3 Coppe Italia e 2 finali Champions).  

Giocatori fuori ruolo
La verità è che il passaggio al 3-5-2, talmente tanto invocato dalla piazza che alla fine sembra quasi che Montella l’abbia scelto per non scontentare nessuno, ha avuto il solo merito di azzerare gli equilibri faticosamente raggiunti finora e mettere in totale ambasce alcuni uomini cardine del vecchio Milan, Suso e Bonaventura su tutti, evidentemente spaesati e disorientati con il vecchio modulo.

E le due punte?
Tra l’altro, la scelta di continuare a schierare lo spagnolo come seconda punta ha avuto come nefasta conseguenza quella di non poter schierare le due punte centrali, altra ragione per cui il cambio di modulo era stato prepotentemente invocato dall’intellighenzia rossonera. Da qui la sensazione che la scelta di passare alla difesa a 3 ad oggi appaia una sorta di compromesso, al momento chiaramente fallito.

Zero organizzazione
La partita contro la Sampdoria ha messo a nudo tutti i limiti tattici del Milan e del suo allenatore, come rimarcato onestamente dallo stesso ad rossonero Fassone. La squadra di Giampaolo ha soverchiato Bonucci e compagni in ogni settore del campo, grazie ad una lettura della partita praticamente perfetta. Il Milan visto a Genova sembrava incapace di manovrare, sempre schiacciato in mezzo dal centrocampo della blucerchiato e senza alcuna linea di passaggio. La cosa incomprensibile è che mentre Giampaolo schierava un centrocampo a 3 più il trequartista, i rossoneri sfoggiavano una ricca mediana a 5 più Suso. Eppure in superiorità numerica erano sempre i doriani. Chiaro sintomo di una squadra messa bene in campo e un’altra no. Indovinate quale delle due?

Scelte sbagliate
Per non parlare delle scelte dei calciatori. Continuare a puntare su Cristian Zapata è apparsa ancora una volta una scelta autolesionistica come poche. Il prode colombiano, protagonista di un assist fenomenale al cugino doriano e di un lasciapassare all’ex nerazzurro Alvarez, è stato il vero autore dei due gol doriani. Ma come non mettere sotto la lente di ingrandimento anche la scelta di lasciare fuori Calhanoglu e Andrè Silva per continuare a far giocare Bonaventura e Suso, oggettivamente fuori ruolo e fuori fase? Per non parlare delle sostituzioni, arrivate tardi, quando ormai i buoi erano ormai definitivamente scappati.

Atteggiamento irritante
Giusto poi che Marco Fassone evidenzi anche un problema di approccio alla partita, ancora una volta irritante dopo la debacle dell’Olimpico. La squadra è apparsa molle, presuntuosa, pigra e indolente, e anche questo aspetto non può non essere imputato al lavoro in settimana di mister Montella. Che poi se la ride beatamente al termine di sconfitte sanguinose. Continuando di questo passo si mette seriamente a rischio il progetto di crescita del Milan cinese, «costretto» a raggiungere la Champions League pena un brusco ridimensionamento. Ecco perchè sarà il caso che tutti insieme ci si chiuda nello spogliatoio di Milanello per un attento e capillare esame di coscienza. Questa società, questa dirigenza e questi tifosi non meritano più figuracce come quelle di Roma e Genova.