28 febbraio 2021
Aggiornato 11:00
Calcio - Serie A

Milan-Inter, via al derby made in China

Mentre ad Arcore continuano le indagini conoscitive per scoprire chi sono i potenziali investitori interessati ad acquisire il Milan, esce fuori un altro nome per il club rossonero: si tratta del fondo immobiliare China Fortune Land Development. E intento dall’altra parte del Naviglio Thohir brucia i tempi e cede l’Inter al magnate Jindong di Sunin.

MILANO - Alleluja, è arrivato il momento di brindare. Finalmente la trattativa per il passaggio di proprietà di un club milanese ai cinesi è andata in porto e già nel fine settimana potrebbe arrivare il momento delle firme. Peccato per i tifosi del Milan, che il club in questione sia l’Inter. Thohir e Moratti hanno deciso di lasciar spazio al colosso asiatico Suning, cedendo il 70 % del pacchetto azionario all’imprenditore Jindong, il re dei condizionatori, considerato il 403° uomo più ricco al mondo.

Il primo derby in salsa agrodolce così lo vincono i nerazzurri. Poche chiacchiere, trattativa ridotta all’essenziale e operazione già praticamente conclusa. 

Tempi lunghi

Tutto il contrario di quanto sta accadendo sull’altro versante del Naviglio, dove Silvio Berlusconi continua imperterrito le sue consultazioni, annuncia urbi et orbi che siamo vicini alla conclusione della transazione, ma poi la fine non si vede mai. Ieri, ad esempio, era stata annunciata in diretta radiofonica dallo stesso numero uno rossonero, una giornata decisiva per l’evoluzione della trattativa. Ebbene al termine di un frenetico rincorrersi di sussurri, spifferi e indiscrezioni, l’unica certezza è che la trattativa è ancora aperta, che Berlusconi non ha ancora posto il veto ai cinesi, i quali a loro volta hanno dato dimostrazione di solidità finanziaria e disponibilità economica.

Quanti nomi

Il vero problema all’origine della comprensibile insicurezza del popolo rossonero è che di questi fantomatici nuovi acquirenti ancora non si riesce a sapere nulla. Nelle ultime settimane abbiamo tracciato gli identikit di Jack Ma, Robin Li, Hui Ka Yan, He Xiangjian e Eric Xu, tutti grossissimi nomi dell’economia e finanza asiatica. Ma dietro la raffica di avventate ipotesi, ancora nessuna conferma.

Il personaggio nuovo

Oggi 1 giugno, secondo quanto riportano le cronache odierne, ci sarebbe  addirittura un nuovo nome tra i possibili investitori che fanno parte della cordata cinese interessata al Milan: si tratta del fondo immobiliare China Fortune Land Development, specializzato nell’acquisizione di zone industriali e sviluppo urbano e proprietario del club cinese Hebei Fortune, assurto agli onori delle cronache calcistiche per le pirotecniche operazioni effettuate nel corso della scorsa sessione di calciomercato. Basti pensare agli acquisti del difensore turco Ersan Gülüm, pagato 7 milioni di euro al Besiktas; Stéphane Mbia, riscattato dal Trabzonspor per una cifra di circa 6,5 milioni di euro; Gaël Kakuta, acquistato dal Chelsea via Siviglia; la freccia nera Gervinho, 18 milioni versati sull’unghia alla Roma; e addirittura Ezequiel Lavezzi, reclutato in scadenza di contratto dal Paris Saint Germain e sedotto con un contratto principesco da circa 15 milioni a stagione.  

Il nuovo Ad

Un mercato scoppiettante che potrebbe far sognare gli ormai irrigiditi e disincantati tifosi rossoneri. Se davvero toccasse ai cinesi del China Fortune Land Development diventare nuovi proprietari del club di via Aldo Rossi e si presentassero con un portafogli tanto gonfio e una tale disponibilità di investimenti, allora si che si potrebbe tornare a sognare dalle parti di Milanello. 

Intanto si delinea la prima linea guida di mercato dei nuovi acquirenti. Il braccio destro di Salvatore Galatioto, Nicholas Gancikoff Carrega, secondo molti destinato a diventare il prossimo amministratore delegato del Milan, potrebbe aver già scelto il nome del nuovo tecnico rossonero: si tratta dello spagnolo Unai Emery, già bloccato dal Milan un paio d’anni fa prima della decisione infausta di mettere la squadra nelle mani deboli e inesperte di Pippo Inzaghi. Quando si dice meglio tardi che mai.