25 ottobre 2020
Aggiornato 03:00
Calcio | Milan

Tra Berlusconi e Mihajlovic un confronto che sa di ultimatum

Alla vigilia del delicatissimo match contro la Sampdoria, a Milanello è in programma l’incontro tra il presidente rossonero e la squadra, ma soprattutto con il tecnico serbo che finora ha deluso le aspettative della società. Alla base del colloquio un concetto chiave: terzo posto e Champions oppure addio.

MILANO - Quello che andrà in scena oggi a Milanello rappresenta materiale prezioso per una sceneggiatura incandescente, un mix tra «Duello al sole», «Sfida all’Ok Corral» e «Mezzogiorno di fuoco». L’incontro tra Silvio Berlusconi e Sinisa Mihajlovic, in programma in giornata al centro sportivo di Carnago non sarà né più né meno che questo, un confronto ormai senza la cordialità di inizio stagione, utile per capire quali siano ancora i margini di manovra del nuovo allenatore rossonero dopo il suo deludente avvio di stagione.
Il fatto che il Milan abbia addirittura un punto in meno rispetto a quello senza capo né coda guidato da Filippo Inzaghi, alla luce dei quasi 90 milioni spesi per ristrutturare la rosa, già di per sé darebbe il diritto a Silvio Berlusconi di essere risentito, ma è soprattutto la qualità del gioco espresso finora che scatena la rabbia e la delusione del patron rossonero.

Il Milan gioca troppo male
È inutile girarci attorno, Adriano Galliani avrà pure commesso diversi errori sul mercato, pagando eccessivamente alcuni giocatori e non comprandone altri indubbiamente più funzionali alle esigenze della squadra, ma questo Milan non può permettersi di vivacchiare da il sesto e l’ottavo posto come fosse ormai qualcosa di ineluttabile di fronte a cui non c’è alcune possibilità di redenzione. Sinisa Mihajlovic può contare su un gruppo che, seppur scombinato e costruito senza una gran logica, può vantare ottimi calciatori, già affermati e in prospettiva, ed è intollerabile che con gente come Bacca, Luiz Adriano, Romagnoli, Bonaventura, Balotelli, Bertolacci, Montolivo, Cerci etc. etc. non si riesca ad offrire al pubblico uno straccio di spettacolo decente.

Il tempo è scaduto
Ormai non regge più nemmeno la storia del «diamogli tempo», visto che sono già 5 mesi che mister Mihajlovic si è insediato nel suo ufficio di Milanello e che, in un tempo analogo, stimati colleghi come Sarri e Paulo Sousa hanno rispettivamente rivoltato come un guanto Napoli e Fiorentina proiettandole entrambe ai vertici della classifica sia in serie A che in Europa League e garantendo sempre spettacolo e bel gioco.
Ecco perché oggi il confronto tra Berlusconi e l’ex allenatore doriano si annuncia vibrante, mediato con tutte le sue arti dialettiche da Adriano Galliani, colui che ha voluto Mihajlovic sulla panchina rossonera e ancora una volta ne esce fuori come il responsabile di ogni fallimento milanista.

O Champions o esonero
Da parte della proprietà non ci sarà molto spazio alle elucubrazioni tecnico-tattiche e alle presentazione/accettazione di scuse più o meno plausibili. A questo punto della stagione (un terzo abbondante del campionato) l’unico messaggio che sarà consegnato al tecnico Mihajlovic è il seguente: o Champions oppure esonero.
A salvare il serbo da un possibile licenziamento a stagione in corso sono i quasi 3 milioni netti a bilancio annuale degli stipendi di Seedorf e Inzaghi, ancora a libro paga di via Aldo Rossi, ma è fuori di dubbio che in caso di mancato raggiungimento dell’obiettivo minimo, per il buon Mihajlovic non ci sarà futuro al Milan.

Confusione tattica
Dal canto suo, il mister rossonero proverà a blandire e a quietare il presidente furioso con la promessa di tener fede da qui in avanti al diktat delle due punte. Ci aveva già provato ad inizio stagione con il 4-3-1-2, ma i risultati sono stati a dir poco scadenti. Adesso, dopo una parentesi parzialmente soddisfacente con indosso i comodi vestiti del 4-3-3, si torna alle origini «sacchiane» del 4-4-2, ma il problema resta un altro.
Da che l’uomo inventò la tattica applicata al gioco del calcio, la qualità del gioco non la fanno i numeri e la posizione dei calciatori disegnata sulla lavagnetta. A fare la differenza è l’applicazione degli schemi, quando ci sono. Ed è per questo che mister Mihajlovic, prima ancora di ingegnarsi con l’ennesimo cambio di modulo, dovrebbe prima di dubbio inculcare nei suoi ragazzi fiducia, grinta, convinzione nei propri mezzi, e poi spiegargli con cura idee di gioco applicabili a quei giocatori. Per dirla in maniera spiccia, è inutile professare un gioco d’attacco con un 4-4-3 sulla carta e tanti attaccanti messi in campo, se poi si ordina ai propri terzini di non superare mai la metà campo. Se non è confusione questa…