24 ottobre 2020
Aggiornato 05:00
Calcio - Serie A

Milan, ecco gli errori di Mihajlovic

I tifosi rossoneri continuano a difendere il tecnico, scaricando le responsabilità del momento no del Milan su Berlusconi e Galliani, ma appaiono evidenti le responsabilità e gli errori tecnico-tattici di Mihajlovic nella sua discutibile gestione del gruppo.

MILANO - All’indomani della tristissima esibizione del Milan a Torino contro la Juventus, non c’è dibattito, confronto, discussione tra tifosi rossoneri che non preveda il classico palleggio di responsabilità tra società e staff tecnico. Naturale che in vetta alla hit parade delle colpe in casa Milan ci sia il duo Berlusconi-Galliani, il primo responsabile della pericolosa deriva presa ormai dal club da diversi anni a questa parte a causa del suo pernicioso allontanamento, il secondo grazie alla sua ormai conclamata incapacità di fare una campagna acquisti decente e soprattutto di programmare in maniera sensata il futuro della squadra.

Diamogli tempo?
Nessuno si sogna di assolvere i due principali imputati del processo rossonero, ma si continuano a sottovalutare, purtroppo, gli errori - a questo punto fin troppo evidenti - di colui che era stato chiamato in estate per ricostruire una squadra praticamente allo sbando, Sinisa Mihajlovic.
Chiariamo innanzitutto un punto, basta con lo sconveniente teatrino del «diamogli tempo». L’allenatore serbo è ormai il governatore assoluto di Milanello da quasi 5 mesi ed è impensabile che non si riesca a vedere neppure il benché minimo segnale di crescita tecnico-tattica di un Milan sempre più involuto e depresso. Per conferma, andate a vedere cosa stanno facendo Sarri al Napoli e Paulo Sousa alla Fiorentina, insediatisi anche loro su panchine nuove all’inizio dell’estate ma già capaci di regalare un gioco e un’identità tecnica alle loro squadre, oltre a tanti punti in più in classifica rispetto ai rossoneri.

Fallita la prova decisiva
La sfida contro la Juventus che avrebbe dovuto essere il momento del riscatto definitivo per i rossoneri, in striscia da cinque risultati utili consecutivi (tre vittorie e due pareggi), ha rappresentato invece la morte civile di una squadra che, al cospetto dei campioni d’Italia in versione dimessa, non ha giocato una brutta partita…non ha proprio giocato. Allo Juventus Stadium è scesa in campo una squadra sconfitta in partenza, accartocciata all’indietro senza ambizioni, senza personalità, senza orgoglio, senza la minima traccia di quella carica agonistica che il sergente di ferro (?!?) Mihajlovic avrebbe dovuto infondere ai suoi ragazzi nei suoi primi cinque mesi di vita a Milanello.
Questo solo per evidenziare i limiti caratteriali della squadra. Se poi mettiamo sotto la lente d’ingrandimento gli errori tattici dell’allenatore non ne veniamo più a capo. 

Proviamo a spaventare la Juve
Partiamo dalla scelta discutibile di imbottire la squadra di attaccanti per provare a «far paura» alla Juventus. Niang, Bacca, Cerci e la mezzapunta Bonaventura tutti schierati con l’illusione di costringere i bianconeri a rimanere rintanati nella loro metà campo, intimoriti da cotanto strapotere offensivo. La realtà è che la Juve di oggi è ben poca cosa - e si è visto sabato sera - ma il Milan è ancora meno, così è bastato poco ad Allegri per smascherare il bluff di Mihajlovic, spostare il baricentro della sua squadra 20 metri più avanti e sferrare il colpo decisivo nella ripresa con Dybala.
E come ha reagito il Milan una volta subito il gol? Semplicemente non ha reagito, così come è successo ogni volta che è andato in svantaggio: sconfitto senza segnare gol contro Fiorentina, Inter, Genoa, Napoli e Juventus. Alla faccia della grinta del tecnico serbo.

Troppi errori tecnico-tattici
Il problema è che risulta difficile spaventare gli avversari schierando una squadra in quel modo: con due dei tre attaccanti (Niang e Cerci) che hanno da sempre un rapporto piuttosto conflittuale con la porta; con un Bonaventura spostato per l’ennesima volta in mediana dove perde il 50% del suo potenziale offensivo; con Bacca abbandonato a sé stesso per lunghissimi tratti della partita (a proposito, il bomber colombiano nei tre big match contro Inter, Napoli e Juventus non è riuscito ad indirizzare neppure un misero tiro verso la porta avversaria, e non certo per colpa sua); e soprattutto con i due terzini, Abate e Antonelli, che in tutto l’arco della partita non fanno un solo cross nell’area bianconera, superando la metà campo solo scambiare il saluto a fine partita con l’arbitro.

Cambio di marcia necessario
Conoscendo l’attitudine offensiva dei due rossoneri, appare ovvio che questa indicazione sia evidentemente arrivata da Mihajlovic, spregiudicato a chiacchiere e nella scelta degli uomini, ma poi terrorizzato all’idea di scoprirsi. La naturale conseguenza è che la squadra si è trovata spaccata in due, con 8/11 schiacciati dietro e i malcapitati tre attaccanti disperatamente soli a sperare in un pallone giocabile.
Se il Milan vuole davvero credere in una rimonta deve augurarsi che il primo a cambiare marcia sia l’allenatore, altrimenti sarà dura alimentare sogni di gloria.