13 ottobre 2019
Aggiornato 23:00

Milan, i soliti errori di Galliani e un brand che non tira pił

La duplice disfatta sul mercato ha messo in evidenza tutti i limiti attuali del club rossonero, dagli errori reiterati dell’amministratore delegato per la parte sportiva a un nome che non affascina pił come accadeva un tempo.

MILANO - Adesso l’imperativo categorico in casa Milan è non farsi prendere dalla frenesia. La doppia sportellata sul muso rimediata da Galliani, prima con Kondogbia e poi con Jackson Martinez, se da una parte ha rafforzato le convinzioni del popolo rossonero che quest’anno i soldi ci sono per davvero, dall’altro potrebbe creare gravi scompensi proprio nella gestione di questa grossa somma, circa 75 milioni, di nuovo tornata a disposizione.
Il rischio è che per placare una tifoseria inferocita e un Silvio Berlusconi sempre più indispettito di fronte alle figuracce rimediate dal Milan in sede di mercato, Adriano Galliani possa affrettare tempi e manovre, esponendosi al pericolo di operazioni sbagliate.
Ormai, altro aspetto da non trascurare assolutamente, tutte le squadre del mondo aspettano al varco i dirigenti rossoneri. Con una rinnovata disponibilità economica e l’esigenza assoluta di acquistare è lecito immaginare che adesso scatterà la tassa-Milan, un extra che tutti metteranno sul piatto approfittando dell’emergenza rossonera.

Sempre i soliti errori
E dire che Galliani è già passato più volte in situazioni del genere, ma sembra proprio che l’ad rossonero non riesca ad imparare dai suoi errori: mai arrivare al mercato con il portafoglio pieno e la bava alla bocca per la fame, perché tutti ne approfitteranno.
Era il 2006 quando il Milan cedette al Chelsea Andriy Mykolayovych Shevchenko, Sheva per gli amici, per una cifra decisamente importante, 42 milioni di euro. La caccia al sostituto si chiuse con l’acquisizione di Ricardo Oliveira, gambe strappate all’agricoltura, per ben 21 milioni di euro. Un’enormità.
Più o meno ciò che accadde nel 2009 quando Galliani riuscì a cedere Kaka al Real Madrid per 68 milioni, ma anche stavolta senza aver preventivamente messo le mani su un sostituto all’altezza. Risultato, il Milan si senti sparare cifre esorbitanti da chiunque, salvo poi dover ripiegare su un inutile Huntelaar, preso dallo stesso Real per una quindicina di milioni e rivenduto dopo nemmeno un anno.

L’esempio della Juventus
Guardate un po’ invece cosa sta facendo la Juventus, vero esempio di programmazione sul mercato. Ancora in attesa di avere il responso definitivo sul destino di Carlitos Tevez, Marotta ha tirato fuori 40 milioni e ha messo sotto contratto l’altro argentino Paulo Dybala; e prima ancora di cedere Fernando Llorente ha già acquistato un altro gigante per l’attacco, Mario Mandzukic dall’Atletico Madrid. Senza dimenticare l’operazione Khedira, preso a parametro 0 e giunto a Torino ancor prima di avere la certezza di dover rinunciare a Pirlo. 

Il Milan ha perso il suo fascino
L’elemento nuovo venuto fuori in questi giorni, e che desta le maggiori preoccupazioni nella tifoseria, è che sembra proprio che il Milan abbia smesso di esercitare il proprio fascino ammaliante sui calciatori. Che Jackson Martinez abbia alla fine scelto l’Atletico Madrid anziché il rossonero può essere spiegato con una busta paga più pesante promessa al colombiano e soprattutto con la lusinga di giocare la Champions League. E fin qui ci siamo.
Ma come spiegare la scelta di Geoffrey Kondogbia e del Monaco?
Adriano Galliani aveva addirittura offerto di più alla società monegasca (40 milioni in due rate, anziché i 30 più 8 di bonus messi sul piatto da Fassone e Ausilio), mentre le proposte di contratto per il calciatore erano più o meno sullo stesso piano (4,2 milioni l’anno più bonus per cinque anni). Eppure il centrocampista francese non ha avuto dubbi e alla fine ha scelto di andare a giocare per Roberto Mancini, affascinato da un progetto che evidentemente il Milan non è riuscito a presentare nella maniera adeguata.
E stavolta la decisione di Kondogbia non è nemmeno dipesa dal desiderio di giocare in Europa, perché anche l’Inter - come il Milan - è fuori dai giochi.
Ecco, questo è il vero argomento da analizzare ad Arcore. Dopo anni di mancati investimenti, di strategie del vivacchiare, di prestiti e parametri 0 ecco il risultato: il Milan non tira più.

È ora che qualcuno si prenda le proprie responsabilità.