26 giugno 2019
Aggiornato 21:30
Senza umiltà non si governa

Renzi non potrà fare il Merchionne d'Italia. L'Italia non sarà la sua Fiat

Come un egoarca cieco è andato incontro ad una sconfitta certa con la baldanzosità di Rocky Balboa. Chi verrà dopo, capisca la lezione. Gli Italiani non vogliono più nessuno che imponga le medicine di Bruxelles

Il premier Matteo Renzi
Il premier Matteo Renzi ( Shutterstock )

ROMA - Come tutti i quarantenni, Matteo Renzi è cresciuto in compagnia del film di Sylvester Stallone: Rambo che vince la guerra da solo contro i poliziotti cattivi, contro i vietcong che combattono nella giungla, contro i sovietici che resistono in Afghanistan. Deve essersi gasato non poco anche per il pugile di strada Balboa Rocky, che vince brillantemente contro il «massacratore dei massacratori» Apollo Creed, e poi contro Ivan Drago: sempre sul ring, vittorioso. Troppo Omero, a voler essere generosi, troppa epica alberga nella mente del fu presidente del Consiglio.

La poetica da sconfitto da non funziona
Matteo Renzi pensava che quelle epopee fossero vere e non mezzi per sognare, che poi esci dal cinema, o chiudi l’Iliade, e fai pace con il mondo e i tuoi limiti. E’ necessario, indispensabile, non indulgere verso questo personaggio. Non riconoscergli alcuna attenuante, alcuna poetica dell’eroico sconfitto, nonostante il «discorso da statista» e le foto con signora a cui deve andare la solidarietà di tutti, ritrovata a qualche giorno dalle elezioni. Renzi è stato nel suo delirio di onnipotenza un nemico e come tale va trattato. Un nemico che ha prodotto dei danni alla Nazione senza precedenti, perché è stata la voce del potere finanziario ed eurocrate che vuole demolire lo Stato e trasformare tutto in unico mercato, dove i cittadini diventano clienti e commercianti. Commercianti di se stessi in primis.

Ha fatto saltare i piani a causa del suo ego
Fortunatamente ha anteposto il suo ego al disegno, facendo collassare momentaneamente il sistema che l’aveva messo sulla poltrona a rappresentarlo. La sua riforma elettorale era squisitamente demolitiva: non proponeva nulla di nuovo, semplicemente cancellava pezzi. Un’ideologia nichilista, che porta a valore la distruzione. Ha perso fragorosamente e prevedibilmente, come uno scadente giocatore di scacchi che sfida il fantasma Bobby Fisher, forte solamente della mossa del barbiere che si impara a quattro anni. E tutti intorno a dirgli «massì che vinci contro Fisher! Solo tu sai la mossa del barbiere per diamine, incroci regina e alfiere e metti al tappeto la buonanima del più grande giocatore di scacchi di sempre! Bravo Matteo, vai vai! fai la mossa del barbiere che lo asfalti!». I danni che producono i cortigiani, gli adulatori, dovrebbero essere oggetto di studio scientifico: perché quanto accaduto, la prevedibilità della Caporetto renziana, era lapalissiana fin da tempi remoti. Uno scadente scacchista cresciuto a Stallone non può che fare una fine così. Non è bastato il deplorevole sostegno di tutti i mezzi di comunicazione di massa. Voci che ora lo abbandoneranno, vogliose di capire celermente quale altro re andare a servire. Non sono bastate le minacce di finanzieri e burocrati della Ue, che poi sono la stessa sostanza.

L'Italia non è (ancora) un'azienda
L’Italia non è ancora un'azienda. L’Italia non è la Fiat, dove il «sior paròn» impone referendum sotto ricatto e ottiene vittorie, per altro risicate. Azienda, per altro, in vendita sul mercato internazionale che fa shopping a prezzi stracciati. Il popolo è molto meno sciocco di quanto si speri, e ha semplicemente capito che dietro la riforma c’era lo stesso «cambiamento» che da venti anni sta abbattendo la classe media, quella che oggi mantiene figli e nipoti. Questo era il «cambiamento» che soggiaceva alla riforma: trasformare Renzi in Marchionne. Renzi si è dimostrato un pericolo reale per tutti coloro che hanno una casa, uno stipendio, una famiglia. Abbattere lo Stato e trasformarlo in un mercato passa attraverso la demolizione di questi tre elementi, da anni sotto attacco, percepiti su un pericoloso crinale ghiacciato.

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Ora chi verrà difenda casa, stipendio e famiglia
Non brindino quindi i vittoriosi di oggi. Se non difenderete dall’assalto dei poteri forti casa, stipendio e famiglia, farete la stessa fine di Renzi. Potete chiamarvi Grillo, Salvini, Meloni, Berlusconi: chi verrà nel 2018 - le elezioni anticipate non verranno concesse - dovrà prendere decisioni finalmente, popolari. "Non pensavo che mi odiassero così tanto", ha commentato l'ex presidente del Consiglio. Parole che spiegano la forma mentis di Matteo Renzi. Nessuno la odia: esca velocemente da questa ossessione egocentrica, dove la sua persona è il centro di tutto. Semplicemente gli italiani hanno valutato il lavoro suo e del governo, nonché il merito della riforma da lei proposta: e hanno bocciato tutto senza appello.