12 novembre 2019
Aggiornato 22:30
Le conseguenze della legge Ciampi-Amato

Ciampi, l’uomo della privatizzazione delle banche e della battaglia persa a difesa della lira

Ciampi è stato l’uomo che più di tutti ha portato l’Italia nell’Unione europea, di cui era fervido sostenitore. E' colui che ha capito la portata della politica dentro le banche, che le ha privatizzate, e che ha dato vita a quegli ibridi chiamati fondazioni bancarie

ROMA - Il presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi è morto, aveva 95 anni. E’ stato un banchiere centrale e un uomo politico. Laureato nel 1946 alla Normale di Pisa ha lavorato presso la Banca d’Italia, di cui è stato Governatore dal 1979 al 1993. Presidente del Consiglio nel 1993-94 e ministro dal 1996 al 1999. Poi eletto presidente della Repubblica. Carlo Azeglio Ciampi è stato l’uomo che più di tutti ha portato l’Italia nell’Unione europea, di cui era fervido sostenitore. Uomo di una generazione che ha visto, e combattuto, la Seconda guerra mondiale, vedeva nell’architettura europea uno strumento di pace e progresso per gli uomini liberi. Sua l’idea, rimasta famosa, della «tassa per l’Europa» che il governo Prodi impose agli italiani per riuscire a rientrare nei parametri europei che permettevano l’accesso alla moneta unica.

Cos'è diventata, oggi, l'Europa che sognava Ciampi?
Cosa sia oggi l’Europa e cosa sia diventato il sogno di Ciampi è sotto gli occhi di tutti. Con queste righe, che speriamo caute e rispettose, noi del Diario vogliamo però spostare l’attenzione dagli encomi dei coccodrilli custoditi nei cassetti delle redazioni da mesi. Non per spirito polemico, ma per senso critico e amor di storia. Dalla volontà di Ciampi nasce l’attuale impalcatura finanziaria italiana. Quella che oggi sta perdendo i pezzi.

La politica dentro le banche
Da Governatore – liberal-socialista, tratto tipico del Partito d’Azione dove militò durante le fasi terminali della Seconda guerra mondiale – della Banca d’Italia, succeduto a Guido Carli, figura fondamentale di mille intrecci italiani tra politica e istituti di credito, in primis la vicenda del banco ambrosiano, Ciampi comprende che la presenza della politica all’interno delle banche è un virus che può far saltare l’architettura democratica del paese. Il partito è diventato un unico corpo nello Stato, delle cui finanze si nutre. Il sistema bancario ante 1991 è infatti pubblico e di fatto sono i partiti che nominano i consigli di amministrazione.

La privatizzazione delle banche
Nel 1981 c’è stata la scissione tra Banca d’Italia e ministero del Tesoro sull’acquisto dei titoli pubblici: significa che l’invenduto non viene più «acquistato» dalla nostra Banca centrale, ma finisce sul mercato. I rendimenti iniziano a salire. Sullo sfondo iniziano a intravedersi discorsi enigmatici: i governi discutono di parametri economici per aderire all’Europa, il debito pubblico diventa un nemico implacabile da combattere. In Italia Ciampi, Carli e Amato decidono come fare la riforma del sistema bancario. E’ la madre di tutte le riforme, di portata storica. Le banche non saranno più pubbliche, retaggio socialista, ma diventano private. E’ necessaria più competitività nel sistema del credito, si dice.

Le banche devono poter essere straniere
Ma la ragione principale, al tempo ancora ignorata, era semplice: il sistema bancario doveva essere acquistabile da società straniere. Diventare un bene, come molti altri, contendibile. A leggerli oggi, di fronte all’inutile vita del sistema bancario italiano, in quei passaggi si vedono gli errori fatali commessi, ma al tempo, sull’onda dell’entusiasmo europeista, i critici si potevano contare sulle dita di un mano. Tra questi, sorprendentemente, le parole di Bettino Craxi: «Fuori i grandi gruppi finanziari e industriali dal sistema del credito», disse nel 1990. Ma Craxi era una stella cadente ormai, spenta definitivamente da Tangentopoli.

La legge Amato-Ciampi: la nascita delle fondazioni bancarie
Si giunge alla legge Amato-Ciampi, che vede la nascita delle fondazioni bancarie. Con un tipica decisione italiana, si tenta di salvare tutto: interessi privati e interessi di partito. Il problema è proprio questo, in fondo: stato e partito ormai sono la stessa cosa. Ciampi e Amato tentano di tagliare il cordone ombelicale con la privatizzazione: ma la cura farà peggiorare la malattia.

Fondazioni bancarie, corpi "parastatali" vere e proprie miniere d'oro
Nascono le fondazioni bancarie, mostri giuridici che non soggiacciono né al diritto pubblico né a quello privato, ma entrambi. E’ un’architettura giuridica tipica italiana, che poi dilagherà in tutte le partecipate del paese. Si pensi a giganti come Iren, società private al cui interno comandano soci istituzionali, diretta emanazione delle segreterie di partito. Le fondazioni bancarie sono corpi «parastatali» che detengono quote maggioritarie del capitale sociale di una banca. Nel tempo sono state obbligate a diluire sempre più il loro peso societario. Hanno l’obbligo di non fare attività speculativa e di investire la cedola che ricevono in attività legate al territorio e senza scopo di lucro. Nel tempo si sono trasformate nella miniera d’oro dei partiti, che attraverso la nomina dei loro rappresentanti hanno indirizzato il cosiddetto reinvestimento in attività «senza scopo di lucro».

Quale forma giuridica per le fondazioni?
Il tracollo di Monte Paschi Siena (che più volte abbiamo analizzato) è legato a doppio filo con la forma giuridica delle fondazioni bancarie. Nessuno ancora oggi sa bene cosa siano, ma di fatto stanno perdendo potere all’interno delle banche madri. Un bene? Un male? Se non fossero considerate dei bancomat della politica avrebbero sicuramente un fine nobile. Ma l’Italia, si sa, è un paese complesso e moralmente debole.

L'assalto di Soros all'Italia
Nel cuore della privatizzazione del sistema bancario giunge la grande crisi valutaria del 1992. La lira è presa d’assalto da Soros e da banche straniere. Nel settembre di quell’anno Ciampi e Amato (primo ministro) vendono 48 miliardi di dollari in cambio di lire, e bruciano l’equivalente di una maxi manovra finanziaria: sono 90mila miliardi di lire, pari a 50 miliardi di euro odierni. Non serve a nulla, la lira viene svalutata dell’8%. Soros fa miliardi e al termine della manovra commenta: «In Italia si fanno buoni affari». La svalutazione della lira fece calare del 30% il valore delle aziende di stato che stavano per essere messe sul mercato, grazie all’ondata di privatizzazioni di quel tempo. Arrivò poi la mega manocra di Amato a chiudere il cerchio: 120mila miliardi.

E ora l'inflazione si combatte con la svalutazione del lavoro
Ciampi si è sempre difeso dalle accuse di non aver fatto l’interesse dell’Italia, con questa frase: «Facevamo la guerra, abbiamo usato le munizioni», rimbalzando la responsabilità politica su Amato, «da cui giungevano gli ordini». In seguito Ciampi rivendicherà lo scopo pedagogico di quella grave crisi finanziaria: «Imparammo il valore della stabilità». Stabilità è parametro ideologico da cui discende l’attuale «austerità». In più, sempre secondo Ciampi, la crisi servì all'affermazione di "una nuova mentalità». E la riprova, sempre secondo il defunto presidente della Repubblica, si trova nell'accordo sulla contrattazione e le relazioni industriali firmato il 31 luglio 1992 tra il presidente del Consiglio e i sindacati. Accordo definito della «concertazione», che apriva la strada alla lotta all’inflazione attraverso la svalutazione del lavoro. Il primo passo di una lunga marcia che giunge ad oggi, al tempo dei voucher, del Jobs Act, e della deflazione perpetua. Tante sono state le vicende che hanno coinvolto l’uomo, il finanziere e il politico Carlo Azeglio Ciampi. Onestà vuole che le si ricordini tutte.