13 agosto 2020
Aggiornato 08:00
Lo sfogo di Bersani

La sinistra dem sfida Renzi e presenta il «Mattarellum 2.0»

L'ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza e altri della sinistra del Pd lanciano la proposta di legge elettorale, il «Mattarellum 2.0» – sulla scia del vecchio Mattarellum –, antidoto all'Italicum di Matteo Renzi

ROMA – Ancora problemi in casa Pd e al centro delle polemiche ancora l'Italicum. A farsi sentire, stavolta, è Pier Luigi Bersani, che, poco prima che i «suoi» Andrea Giorgis e Federico Fornaro, insieme a Roberto Speranza, depositino la proposta di legge alternativa al tanto dibattuto Italicum, si abbandona all'ennesima riflessione sulla vicenda: «Abbiamo messo una camicia di forza a una pentola a pressione – dice Bersani –. Ma lo vediamo che cosa sta accadendo in tutta Europa? Con l’Italicum una lista che abbia il 20% dei voti può prendersi il 55% dei seggi».

L'alternativa
La proposta di legge presentata dai bersaniani si rifà al Mattarellum: pare essere una modifica di quella che era la riforma di legge elettorale il cui relatore era l'attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, tanto che chi la propone la presenta come «Mattarellum 2.0». Al centro della proposta c'è l'eliminazione della questione ballottaggio evitando, così, di servire su un piatto d'argento al Movimento 5 Stelle la possibilità di vincere le prossime elezioni politiche come conseguenza della strenua avversione al Partito Democratico.

Lo sfogo di Bersani
E lo sfogo di Bersani continua: solo ora il Pd di Matteo Renzi sembra essersi reso conto che il partito anti-sistema di Beppe Grillo potrebbe vincere le elezioni, secondo quanto scritto nella legge elettorale promossa dal premier e dal ministro Boschi. «Come se il M5s non avesse già preso il 25% nel 2013», afferma ancora l'ex segretario del Pd. Quando nella scorsa legislatura era proprio Pier Luigi Bersani ad occuparsi della legge elettorale, c’erano professori che dicevano che un premio del 6% era accettabile, del 10% ai limiti della accettabilità e oltre il 10% del tutto inaccettabile. «Oggi – continua – i professori hanno avallato un sistema che porta il premio, teoricamente, al 35%». E ancora: «E allora io dico, e lo scriva, che gli scienziati un tempo facevano gli esperimenti sui topi o sui cani, e non sulla pelle degli uomini».

In cosa consiste la proposta di Bersani&Co.
Come riporta Il Sole 24 Ore, la proposta di Bersani&Co. si propone come sana alternativa allo scellerato Italicum. Ma in cosa consiste il Mattarellum 2.0? Come la vecchia riforma della legge elettorale, torna il 75% dei seggi (quindi 475) attribuito tramite collegi uninominali. Il 25% restante (143) viene ripartito in 12 eletti all’estero con il sistema proporzionale; 90 eletti come premio alla lista o alla coalizione che sul territorio nazionale ottiene il maggior numero di voti; 30 eletti come premio «alla migliore minoranza» così da da rafforzare la seconda forza parlamentare e riequilibrare in parte in questo modo il premio di maggioranza; gli ultimi 23 eletti frazionati in proporzione tra le liste o tra le coalizioni che superano il 2% e che abbiano meno di 20 eletti nei collegi uninominali.

Nessun vincitore con il Mattarellum 2.0
Come sottolinea Il Sole 24 Ore, il Mattarellum 2.0 non garantisce un vincitore come invece assicura l'Italicum. Premio e maggioranza sarebbero garantiti solo qualora partito o coalizione vincente guadagnassero oltre il 35% dei voti. Non mancano le critiche alla proposta di Bersani da parte dei renziani. Davide Ermini, per esempio, vicino al premier, si chiede: «Sapremo la sera stessa del voto chi ha vinto?», e riflette sul fatto che proprio la minoranza del Pd, «sul piede di guerra contro Verdini e affini, abbia escogitato un sistema che probabilmente ci costringerebbe a fare di nuovo alleanze con i centristi». Dal canto suo, il presidente del Pd Matteo Orfini, nella giornata di ieri ha avanzato una nuova proposta, quella del modello greco, che consisterebbe in un proporzionale con il 15% di premio: una «proposta che si può approfondire», dice. Il Governo ripete come un mantra che l'Italicum non è bloccato e apre alle modifiche. Modifiche che ci saranno – se ci saranno – solo dopo il «passaggio chiave» – come l'ha definito Renzi – del referendum costituzionale di autunno.