20 maggio 2022
Aggiornato 19:00
Legge elettorale

I big del PD rilanciano il proporzionale: «Apriamo confronto con tutti»

Emerge una convergenza a proporre questa riforma a tutte le altre forze politiche, pur sapendo che il tempo verso la fine della legislatura stringe e che nel centrodestra ci sono almeno due forze, Lega e Fdi, decisamente contrarie a questa ipotesi

Matteo Orfini
Matteo Orfini Foto: ANSA

Alle 15,30 nella sede del gruppo del Pd a Montecitorio si danno appuntamento i big del Pd invitati da Matteo Orfini a discutere della proposta dell'associazione Left Wing di rilanciare la legge proporzionale. Intervengono uno dopo l'altro: Dario Franceschini, Lorenzo Guerini, Andrea Orlando e Nicola Zingaretti. Emerge una convergenza a proporre questa riforma a tutte le altre forze politiche, pur sapendo che il tempo verso la fine della legislatura stringe e che nel centrodestra ci sono almeno due forze, Lega e Fdi, decisamente contrarie a questa ipotesi. Anche il lettiano Marco Meloni, coordinatore della segreteria, è disponibile «a un confronto trasparente e pubblico a condizione di continuare a perseguire un orizzonte bipolare» e quindi a confermare l'unità del centrosinistra e con il M5s.

Partecipano tanti deputati e senatori, da Dario Parrini a Andrea Marcucci, Andrea Giorgis e la capogruppo Debora Serracchiani. Ma a dimostrazione che l'iniziativa è «di peso» è la presenza di tre ministri, esponenti di altrettante aree del partito. E' invitato anche Giuseppe Brescia, esponente del M5s e presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera che da settimane cerca di rimettere in agenda il tema: «Non è una mia iniziativa ma è la proposta di proporzionale con sbarramento al 5% che furono i partiti a chiedermi di presentare durante il governo Conte bis».

Il presupposto da cui parte Orfini è che il maggioritario non ha garantito nè stabilità ai governi, nè la riduzione della frammentazione dei partiti: «Trent'anni dopo dobbiamo registrare che il maggioritario ha avuto effetti opposti rispetto alle promesse per cui era nato». Inoltre il proporzionale vuole «rimettere al centro il ruolo del Parlamento tanto più dopo il taglio dei parlamentari». Un'analisi che viene condivisa da tutti gli oratori compreso Meloni: «Bisogna essere pragramtici, un sistema elettorale può accompagnare l'evoluzione del sistema». Orfini assicura anche che «dire proporzionale non significa negare la differenza tra centrodestra e progressisti o abbandonare la costruzione del campo largo, anzi aiuterebbe a renderlo più forte». E questa è la parte che l'esponente della segreteria più vicino a Letta apprezza e rilancia: «Un sistema proporzionale è opportuno a condizione di perseguire l'orizzonte bipolare. Non dobbiamo perdere di vista l'unità delle forze del centrosinistra e il lavoro fatto in questi anni. Con il M5s ci sono più che ci uniscono che quelle che uniscono il centrodestra».

«Il Pd è nato per il maggioritario - ricorda Franceschini - ma dobbiamo prendere atto che il bipolarismo non ha funzionato. Il buon senso e la politica ci impongono di adeguare il sistema alla realtà. L'obiettivo non facile - spiega senza tanti giri di parole - è spiegare ai nostri avversari che gli conviene, anche se sono convinti che senza cambiare nulla vinceranno, perchè non è detto che sia così. Il mondo del 2023 non è quello del 2019, è cambiato il quadro e anche la popolarità dei leader. Se votiamo con questa legge ci sarà una maggioranza risicata». Secondo il ministro della Cultura dopo «la fase della trattativa e degli incontri» bisognerà «mettere Forza Italia di fronte a una scelta aperta in Parlamento e sarà importante arrivarci con un Pd unito attorno al segretario».

Anche Zingaretti, da tempo sostenitore del proporzionale, assicura che «non rinunciamo al campo largo ma se rimane il maggioritario si creeranno alleanza costrette con proposte non credibili. A questo punto però serve una cronologia perche siamo alla vigilia delle elezioni».

Guerini è il più pessimista: «dobbiamo avere la consapevolezza che il sentiero è molto stretto, che siamo negli ultimi mesi di legislatura. Non voglio scoraggiare ma segnalare che dobbiamo dare qualità alla nostra proposta, far comprendere che non è una cosa per addetti ai lavori, tenere alta l'asticella del dibattito». Secondo il ministro della Difesa infatti in una società fortemente divisa la legge elettorale deve servire a «riallacciare il rapporto tra rappresentanti e rappresentati», a «dare voce alle diverse articolazioni della società». Inoltre il proporzionale può «assolvere alla mancanza di legittimazione reciproca, una legge che spinge a lavorare insieme è un contributo importante che possiamo dare».

Anche Orlando parte dall'analisi del fallimento del maggioritario nel garantire stabilità ai governi e osserva: «non mi importa fare il governo due giorni dopo il voto se poi cade subito, meglio metterci due mesi a farlo e che duri tutta la legislatura». «Lo spazio è stretto ma bisogna provare a percorrerlo - conclude -: io proverei a chiamare tutte le forze politiche a un confronto partendo dalla considerazione che faremo una campagna elettorale in cui si lotta per un premio di maggioranza che verrà utilizzato in modo diverso».