24 gennaio 2020
Aggiornato 05:00
Per l'ex Premier l'Europa ha sbagliato anche in Libia

Enrico Letta: «Alleanza con gli USA, sì. Ma basta errori con Putin»

Le elezioni greche, il futuro dell'Ue, il ruolo dell'unione bancaria, il piano Juncker, il Ttip. Ma anche i rapporti con la Russia, l'Asia e il Mediterraneo, e la necessità, per l'Italia, di internazionalizzarsi. Enrico Letta, in occasione della lectio magistralis tenuta a Roma in presenza di Franco Frattini, commenta lo scacchiere geopolitico attuale. Con un occhio all'Europa e uno al mondo

ROMA - «Caro Enrico, ieri in Grecia è successo qualcosa che ha cambiato le prospettive del prossimo futuro, forse non solo in Europa»: con queste parole, Franco Frattini, presidente della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, ha aperto la lectio magistralis tenuta questa mattina a Roma dall’ex premier Enrico Letta. Un incontro di estrema attualità, volto ad approfondire il ruolo dell’Italia e la sua capacità attrattiva degli investimenti nello scenario mediterraneo e asiatico. Un incontro che, però, non ha potuto evitare di prendere le mosse dalla vittoria elettorale di Alexis Tsipras, vittoria destinata a spalancare la discussione su che cosa l’Europa sia ora, e su che cosa voglia diventare in futuro. Secondo Frattini, il messaggio di Tsipras, basato sull’abbandono definitivo del rigore e dell’austerity, se combinato con la promessa di rinegoziare il debito nazionale o di collegarne la restituzione all’andamento positivo del Pil, «avrà un effetto estremamente importante e», ha dichiarato l’ex capo della Farnesina, «a mio avviso drammatico. Il messaggio facile: ‘Basta con questa Europa, rinegoziamo, ridiscutiamo’ è – come tutti i messaggi distruttivi – tremendamente attrattivo». Anche perché, ha ricordato il Presidente della SIOI, l’Italia è il terzo contributore al debito greco, e, qualora Tsipras decidesse di non ripagarlo, saremmo noi a rimetterci.

LETTA: TSIPRAS? SPERO MANTERRÀ GLI IMPEGNI CON I CREDITORI - Sulla stessa linea l’ex premier Letta, che, dopo aver sottolineato quanto i greci debbano essere riconoscenti nei confronti di Samaras, ha osservato come gli eccessi di rigidità della Troika avrebbero potuto sì essere smussati, ma anche meglio gestiti in termini di ricaduta sull’opinione pubblica. Il programma di Tsipras, ha dichiarato Letta, «non è compatibile con il mantenimento degli impegni», ed è evidente che le ultime dichiarazioni dei debitori e dei creditori assomiglino «a due treni che stanno andando a scontrarsi a tutta velocità: bisogna evitare questo scontro, per non farsi male tutti». Eppure, il predecessore di Renzi ha dichiarato di ritenere Tsipras «consapevole ed equilibrato», ed è dunque convinto che l’opzione di rinegoziare il debito sia in realtà soltanto una «promessa elettorale». In ogni caso, a maggior ragione dopo tale «cambio di passo» europeo, per l’ex premier è necessario ripensare a un nuovo sistema di unione compatto e competitivo, in un mondo che ha letteralmente capovolto i suoi equilibri rispetto a 20 anni fa: se nel 1994 Europa e Usa erano titolari del 50% dell’economia mondiale, a fronte di un 17% dei Brics, il 2016 sarà, invece, l’anno del sorpasso: i Brics raggiungeranno il 33% dell’economia mondiale, rispetto a un 32% europeo e americano.

OGGI LA CRESCITA È PARTITA NON NAZIONALE, MA EUROPEA - Necessario, dunque, un cambiamento: ma non nella direzione, per Frattini «distruttiva», intesa da Tsipras. L’integrazione europea, per Letta, deve fare passi avanti, e non indietro. Il ruolo della stessa unione bancaria – esempio definito «poco sexy» dal relatore – è però, a suo avviso, fondamentale per interloquire verso i mercati nel controllo della speculazione e verso la medesima opinione pubblica. «Nessuno si chiede che ne sarebbe stato della crisi, se questa unione fosse esistita 7, o 4 anni fa», ha affermato Letta. Positivo anche il giudizio sul Piano Juncker, la cui partenza, secondo l’ex premier, è stata «azzoppata» dall’impatto con l’opinione pubblica, a causa di alcuni concetti «forse spiegati male». Eppure, per il predecessore di Renzi, tale programma va nella direzione giusta: quella, cioè, di superare «una logica di crescita solo nazionale: oggi, la crescita è una partita da giocare in dimensione europea», ha dichiarato.

SÌ AL TTIP, COMPROMESSI CON LA RUSSIA, FONDAMENTALE IL SUD-EST ASIATICO - Una dimensione europea che deve essere in grado, sempre più, di confrontarsi con il mondo intero: per questo, Letta ha definito il Ttip «la madre di tutti gli accordi commerciali», respingendo implicitamente le obiezioni di chi, invece, ritiene più appetibile la proposta di Putin di preferire, agli Usa, la Russia come primo interlocutore commerciale dell’Ue. Secondo l’ex premier, l’Italia «ha fatto bene a sancire la trasparenza dell’accordo per fugare ogni retropensiero», ma deve rendersi conto della necessità «che gli Usa rimangano orientati verso l’Atlantico, e non verso il Pacifico». D’altronde, lo scacchiere internazionale è caratterizzato, ha spiegato Letta, da grande instabilità: innanzitutto, per quelle tensioni tra Ucraina e Russia tutt’altro che sistemate. Tanti errori sono stati compiuti da parte europea nei confronti della Russia e, forse soprattutto, viceversa. Letta, in particolare, ritiene che l’Europa debba perseguire con Putin una politica di compromesso: in primis, in difesa di tutti quegli Stati-non Stati che oggi si stanno drammaticamente ribellando, come sta accadendo per l’Ucraina. Tanti, anche, gli errori compiuti dall’Europa nel Mediterraneo; uno su tutti, la Libia: «Qualunque intervento militare deve essere teso a migliorare la situazione vigente, ma bisogna conoscere la risposta alla domanda ‘What’s next?’. Se non ci si pone il problema, il rischio è che gli effetti siano drammatici», ha affermato Letta. Inoltre, per l’ex premier l’Europa dovrà sempre più orientarsi verso i mercati del sud-est asiatico, dove già l’Italia è presente: Paesi su cui, da quest’anno, vigerà il mercato comune, e che saranno interlocutori sempre più appetibili.

L’ITALIA LOTTI PER CRESCERE E INTERNAZIONALIZZARSI. IN EUROPA, PERÒ - In tale complesso panorama, l’Italia dovrà raccogliere la sfida dell’internazionalizzazione, in Europa e nel mondo: non a caso, le imprese più in difficoltà, ha ricordato Letta, sono quelle concentrate sulla domanda interna. Eppure, ancora tanti ostacoli si frappongono, nel nostro Paese, sulla via dell’internazionalizzazione: da un lato dipendiamo ancora troppo dal credito bancario, mentre dovremmo puntare a incentivare modalità finanziare diversificate e finalizzate allo sviluppo; dall’altro lato, la piccola e media impresa, che pure costituisce un vero tesoro per il nostro Paese, non ha le dimensioni adeguate per andare all’estero. In più, Letta ha sottolineato la totale assenza dell’Italia nel campo del retail, a differenza di altri Paesi. Un’Italia che dovrebbe sempre di più impegnarsi per attirare investimenti e valorizzare l’export, sfruttando l’occasione preziosa dell’Expo e riconoscendo tanto l’immigrazione quanto l’emigrazione come ingredienti fondamentali per raggiungere l’obiettivo della crescita e dell’internazionalizzazione. In questo senso, il nostro Paese dovrebbe riprendersi un ruolo di leadership nell’Unione europea, specialmente nell’interlocuzione con il Mediterraneo e con l’Asia. Perché, ha ribadito Letta – uscendo decisamente dal coro, ormai «di moda», degli anti-europeisti – il successo dell’Italia non va a discapito dell’Europa. Come a dire: lasciamo perdere chi vuole uscire dall’euro, o chi promette di rinegoziare il debito a spese altrui. Come per la Grecia, se l’Italia potrà vincere, lo farà soltanto in e con l’Europa.