20 gennaio 2021
Aggiornato 06:30
La Lega contraria a dimezzare il debito dei Greci

Borghi (LN): Tsipras vuole tirare un bidone agli Italiani

Dopo l'avvio del referendum M5S anti-euro, Tsipras, dalla Grecia, indica un'altra via d'uscita per sottrarsi alle tenaglie della Merkel, alternativa all'abbandono della moneta unica: chiedere all'Europa di dimezzare il proprio debito. Ma, per il responsabile economico della LN Claudio Borghi, la proposta di Tsipras è «cialtronesca». E Grillo, d'altra parte, ci sta solo prendendo in giro

ROMA - A poche ore dall’inizio del referendum lanciato da Grillo sull’uscita dall’Euro, si parla con sempre maggiore insistenza della possibilità che Tsipras chieda all’Europa di dimezzare il debito pubblico greco. A Claudio Borghi, responsabile economico della Lega Nord, abbiamo chiesto se anche per l’Italia, anziché abbandonare la moneta unica, si possa prospettare una soluzione simile

Tsipras ha annunciato che chiederà all’Europa di dimezzare il debito della Grecia. Qual è la posizione del suo partito su questo? Non pensate che, anziché uscire dall’euro e affrontare le conseguenze imponderabili di questa scelta, l’Italia possa fare lo stesso?
«Bisogna sempre ricordarsi che a fronte di un debito c’è un credito» puntualizza Borghi. «Nel caso della Grecia, il creditore di Tsipras saremmo noi, l’Europa. Decine di miliardi versati dagli Italiani con le loro tasse e prelevati in modo truffaldino da Monti, Letta e Renzi alla fine sono andati (che io ricordi, per la modica cifra totale di 63 miliardi oggi) nei conti salva-stati, prestati quindi a diversi Stati, tra cui la Grecia, che li hanno utilizzati per restituire soldi alle banche tedesche. E noi, ora, dovremmo abbonarglieli, senza che la situazione venga minimamente risolta? Finché la Grecia è nell’euro, nel momento in cui anch’io tagliassi il debito, domani saremmo comunque punto e a capo: non ci sarebbe alcuna differenza rispetto alla situazione attuale. Così come, d’altronde, non c’è stata», spiega il responsabile economico della Lega Nord, «alcuna differenza già quando la Grecia ha fatto la ristrutturazione del proprio debito pubblico. Pertanto, penso che la proposta di Tsipras sia cialtronesca, perché punta ad ottenere  più soldi, senza risolvere il problema e, oltretutto, a nostro danno: siamo fortemente contrari a questa idea».

Come commenta le dichiarazioni di Draghi, che, riprendendo quanto detto da Juncker, oggi ha bacchettato l’Italia assicurando gravi conseguenze, se non rispetterà la legge di stabilità europea?
«Io non so fino a che punto ci sia un gioco delle parti, perché circolano in questo momento degli articoli abbastanza insistenti sulla possibilità che Draghi sia prossimo a lasciare la Banca centrale europea e che la sua attuale severità dipenda da questo», premette Borghi. «In generale, appelli di questo genere mi danno l’orticaria; è assurdo e non dovrebbe essere pensabile che dei governi abbiano un’agenda che viene imposta dalle banche centrali. Già il fatto che, in questo momento, le banche centrali stiano decidendo in modo praticamente esclusivo dei rialzi e dei ribassi dei mercati mondiali è abbastanza un unicum: un tempo erano certo dei player importanti dei mercati mondiali, ma non i dominatori dei mercati mondiali. Oggi, addirittura, le banche centrali sono diventate i dominatori della politica, diffondendo di volta in volta le versioni dei «sommi sacerdoti»: anche gli ultimi lontani baluardi di democrazia, così, se ne vanno a farsi friggere», conclude.

E che cosa pensa del referendum lanciato da Grillo per uscire dall’euro?
«Sarò molto netto:», risponde Borghi, ricordando che in Italia non si possono fare referendum sui trattati e che per approvare una legge del genere servono comunque due terzi del Parlamento, «se uno mi prospetta come soluzione una cosa che evidentemente non è una soluzione, chiaramente mi sta prendendo in giro».