9 aprile 2020
Aggiornato 06:30
La crisi italiana

Renzi: Niente sfide all'UE, almeno per il momento

Questa la reazione del Premier al dato del PIL, che il governo ovviamente conosceva già da qualche giorno. Renzi ha avuto modo di preparare la strategia con il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e ha messo a punto una risposta pubblica che non suona come una carica contro il rigore europeo: niente «solita difesa d'ufficio» semmai «dobbiamo avere il coraggio e la voglia di guardare la realtà:

ROMA - Niente sfide all'Ue, almeno per il momento: la reazione di Matteo Renzi al dato del Pil, che il governo ovviamente conosceva già da qualche giorno. Il premier ha avuto modo di preparare la strategia con il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e ha messo a punto una risposta pubblica che non suona come una carica contro il rigore europeo: niente «solita difesa d'ufficio» semmai «dobbiamo avere il coraggio e la voglia di guardare la realtà: l'Italia ha tutto per farcela e per uscire dalla crisi. Ma deve cambiare. A chi tra noi dice che deve cambiare l'Europa, più che l'Italia, rispondo con rispetto che possiamo cambiare l'Europa solo se facciamo bene a casa nostra». Gli stessi concetti espressi da Paoan sul Sole 24 Ore e solo al sottosegretario Graziano Delrio viene affidato il compito di precisare che «in un contesto economico europeo difficile come quello attuale, ci sono segnali di difficoltà per tutti, anche per la Germania».

Per ora il governo punta sulla diplomazia, vuole far pesare a Bruxelles le riforme avviate, nella speranza che davvero si tenga conto del quadro economico di tutto il continente. Anche perché la vera sfida che si sta giocando è quella sui fondi strutturali, che il governo vorrebbe poter usare senza dover partecipare con un cofinanziamento nazionale, in modo da evitare impatti sul deficit. Renzi, peraltro, conferma la spending review e anche per questo è importante il colloquio avuto oggi con Silvio Berlusconi: il premier, secondo diverse ricostruzioni, sarebbe uscito dal colloquio con la conferma del patto siglato lo scorso gennaio, un accordo che non si limiterebbe alle riforme istituzionali ma prevederebbe appunto un ruolo non ostile di Fi, nei momenti cruciali come quelli che ci saranno nei prossimi mesi.

Si vedrà nei prossimi mesi se la linea soft basterà a convincere l'UE o se si dovrà arrivare allo scontro invocato già oggi da Stefano Fassina, che addirittura chiede di mettere in discussione il tetto del 3%.

Sostieni DiariodelWeb.it

Caro lettore, se apprezzi il nostro lavoro e se ci segui tutti i giorni, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci in questo momento straordinario. Grazie!

PayPal