13 novembre 2019
Aggiornato 04:00
Crisi coreana

Kim Jong Un, lo strano dittatore coreano che non fa paura a nessuno, ma serve a tutti

Tutto sembra eccessivamente grossolano, sopra le righe: perché prevedibile. L’ultimo lancio è il più serio di sempre: ma tale considerazione viene fatta dopo ogni 'sparata', in senso letterale, del dittatore Kim. Perché?

PYONGYANG - Con cadenza ormai regolare il dittatore della Corea del Nord, il giovane Kim Jong Un, lancia un missile, fa cannoneggiare parenti indesiderati, oppure porta davanti al plotone d’esecuzione un po’ di ufficiali che non applaudivano sufficientemente entusiasti un suo discorso. Come ha detto il ben più anziano presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il dittatore in parte «è da comprendere perché molto giovane e quindi esuberante». Ma più che esuberante si direbbe furbo. Le immagini che provengono dalla Corea del Nord danno l’idea di un paese di folli comandato da un folle: una specie di armata dei sonnambuli, in preda ad un incubo da cui non riescono a svegliarsi. Eppure, tutto sembra eccessivamente grossolano, sopra le righe: perché prevedibile. Noi, così come il presidente degli Usa o chi altri, sappiamo quali saranno le mosse di questa armata in ciabatte, ma soprattutto sappiamo cosa vuole. L’ultimo lancio, dicono gli analisti, è il più serio di sempre: ma tale considerazione viene fatta dopo ogni «sparata», in senso letterale, del dittatore Kim.

Minacciare tutti per vivere di rendita
Il missile del'altra notte sarebbe uscito dall’atmosfera terrestre, facendo così a meno della necessaria tecnologia propulsiva che serve per coprire distanze intecontinentali. Vecchio trucco, per chi ha memoria. La vicenda ricorda una delle storiche panzane statunitensi inerenti l’Iraq, ancora prima della guerra del Golfo del 1991. Ipotizzarano, a spron battuto e con la gran cassa dei media sempre sull'attenti, l’esistenza di un obice definito «super cannone», che sparando colpi nella troposfera poteva raggiungere qualsiasi punto del globo. Come nel caso delle armi di distruzioni di massa, si rivelò una frottola grossolana. Ovviamente il ragazzo coreano non vuole fare la guerra a nessuno, dato che verrebbe raso al suolo senza avere la possibilità di infliggere danni seri ai suoi nemici. Cosa vuole, quindi? Soldi e aiuti. Minaccia tutti, per vivere di rendita. La Corea del Nord non ha infatti un'economia, non si può manco definire socialista: il suo credo è solo militare. Ovvero la produzione perpetua di armi da sfruttare mediaticamente per chiedere tangenti al mondo. I missili che spara a casaccio, che cadono a centinaia di chilometri da dove dovrebbero colpire, sono un cambiale che viene posta all’incasso: una al mese, par di capire. Il denaro, la tangente, probabilmente passa dalla Cina, a cui il giovane dittatore serve. Così come serve all Russia, e così come serve agli Stati Uniti. Un finto nemico serve sempre: per distrarre l’opinione pubblica quando serve, spostare l’attenzione su un bersaglio pericoloso ma solo fino a un certo punto.

Cina
Un pazzo che minaccia i vecchi, ed eterni, nemici giapponesi non potrebbe fare più comodo all’impero del Sol Levante. Il Giappone è infatti il primo bersaglio che Kim può, in linea teorica, centrare con i suoi armamenti convenzionali. Ogni tanto spara un missile a caso, che casca nel mar del Giappone: i massimi dirigenti cinesi fingono di indignarsi ma in realtà si felicitano perché il loro nemico strategico, e storico, è sotto scacco. In compenso con cadenza regolare partono immensi carichi di cibo e materie prime alla volta della Corea del Nord. A volte qualche carico salta, per far vedere al mondo che anche la Cina è in prima linea contro la minaccia coreana, ma è ovviamente una messa in scena. Il gigante asiatico condanna sempre ogni lancio, ma poi invoca diplomazia e moderazione.

Russia
Kim Jong Un è una vera manna dal cielo per Putin e per la Russia. Qualcuno che finalmente dice agli statunitensi che se vuole li può bombardare, e lo dimostra anche. Come nel caso dell'ultimo lancio di un missile intercontinentale che avrebbe potuto colpire l’Alaska. E’ caduto a centinaia di chilometri da dove doveva schiantarsi, ma questo è un dettaglio. Inoltre la Russia può fare la parte della potenza responsabile, che si indigna. Al presidente Putin quindi serve una Corea del Nord aggressiva, infatti qualche mese fa dichiarò: «Il lancio dei missili è controproducente, ma nessuno tocchi la Corea del Nord». Russia e Cina, quindi, convergono sulla condanna a parole e niente più.

Stati Uniti
Il segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, nel condannare con forza il test missilistico, conferma che si è trattato del lancio di un missile intercontinentale. Tillerson ha sottolineato la necessità di una "azione globale" per quella che definisce una "minaccia globale", affermando  che "tutte le nazioni dovrebbero dimostrare alla Corea del Nord che ci sono conseguenze per il loro perseguire nel programma nucleare». Parole grosse quindi, che non saranno seguite da alcuna mossa. Gli analisti militari sottolineano che, al di là della scenografica spettacolarità di questi lanci, la Corea del Nord non è in grado di colpire gli Stati Uniti dato che le manca la tecnologia. Se proprio volesse essere raso al suolo, il dittatore coreano potrebbe sparare un banale colpo di mortaio verso Seul: cosa che si guarda bene di fare, ovviamente.