8 marzo 2021
Aggiornato 07:00
Dopo l'accordo di Monaco

In Siria ha «vinto» Putin

L'accordo di Monaco raggiunto prevede la cessazione delle ostilità entro una settimana, ma non cessate il fuoco che obblighi Mosca a sospendere i raid. Così, la linea che ha prevalso è stata quella della Russia. Che ha letteralmente «sconquassato» il ruolo di Washington in Medio Oriente

DAMASCO - Il segretario di Stato John Kerry appare soddisfatto. «C'è un risultato oggi a Monaco, pensiamo di aver fatto dei progressi. Su tutti e due i fronti, le ostilità e gli aiuti. E questi progressi hanno il potenziale di cambiare la vita quotidiana dei siriani». Dopo la maratona durata fino alle prime luci del giorno, l'accordo è stato raggiunto. Il Gruppo internazionale di sostegno per la Siria ha finalmente siglato il documento che, si spera, dovrà condurre il Paese sulla via della pace. Ma in quel documento non compaiono solo i buoni propositi: l'accordo raggiunto rivela anche quale delle potenze coinvolte nella questione siriana abbia di fatto avuto la meglio sulle altre.

L'astuta strategia di Mosca
Perché la guerra in Siria non è stata solo una autentica catastrofe umanitaria. Su quel terreno (seppur non fisicamente) è andato in scena il braccio di ferro tra Stati Uniti e Russia, dopo la decisione di Mosca di intervenire a sostegno del regime di Damasco a fine agosto. Una decisione dall'Occidente prima fermamente osteggiata, poi timidamente accettata, quindi alternativamente criticata, ma che certamente è stata pregna di conseguenze in termini di relazioni internazionali ed equilibri geopolitici. Perché ha segnato il ritorno della Russia in Medio Oriente dopo trent'anni, testimoniato la progressiva (e in parte voluta) perdita di influenza di Washington in quell'area, e soprattutto ha riportato Mosca al tavolo dei «big» dopo l'isolamento forzato a seguito della crisi ucraina. 

Interessi contrastanti
Eppure, non si può dire che Mosca e Washington in Siria giocassero dalla stessa parte. Certo, un target in comune ce lo hanno avuto: lo Stato islamico. Ma mentre la Russia si è apertamente schierata a favore del regime di Assad e ha quindi esteso i bombardamenti ai ribelli, gli Usa per lungo tempo si sono industriati ad armare l'opposizione cosiddetta «moderata» allo scopo di far cadere Assad. Ecco perché da questi accordi di Monaco un vincitore emerge: visti gli interessi contrastanti in gioco, sarebbe stato impossibile accontentare tutti.

Il vincitore
Veniamo al «vincitore» (termine quantomai inadeguato, in un teatro di guerra tanto tragico): la Russia. Perché quell'accordo prevede sì di garantire un accesso dei convogli umanitari alle città e una cessazione delle ostilità entro una settimana. Ma non c'è scritto da nessuna parte che quella «riduzione delle violenze» implichi una tregua vera e propria, né tantomeno la sospensione dei raid russi. Proprio a questo proposito le potenze al tavolo si erano scontrate, con Mosca che si è detta disposta a terminare i bombardamenti su Aleppo non prima dell'1 marzo. E le fasi previste dall'accordo di Monaco le daranno tutto il tempo necessario per proseguire i propri raid sull'opposizione, rinvigorendo di fatto il regime in vista dei colloqui di Ginevra.

La fine dell'egemonia americana
Alla fine, come si vede, a prevalere è stata la linea di Putin, sia sulla «lenta» e regolata fuoriuscita di Assad, sia nella prosecuzione del sostegno militare al suo regime. Gli Stati Uniti di Obama sembrano essersene tirati fuori: anche perché oggi l'America è molto più interessata alla Cina e al Pacifico piuttosto che al Medio Oriente, dove in questi anni ha perseguito politiche più che altro di «contenimento». «All’America una vittoria del regime farebbe comodo quanto quella dei ribelli, e che sia l’Iran a prevalere sull’Arabia Saudita o viceversa non cambia molto perché gli Stati Uniti sono nelle condizioni di stringere accordi con entrambe le potenze», scrive Bernard Guetta. Ciò non significa che Washington, in qualche modo, non sia rimasta «beffata» da Putin: se prima del suo intervento era l'unica «regista», determinata a rovesciare Assad più che a estirpare lo Stato islamico, dopo l'entrata in scena della Russia è stata scalzata dal suo ruolo di («distaccata») gendarme. E, alla fine, ha preferito non inimicarsi ulteriormente Mosca e concentrare la propria attenzione altrove, piuttosto che imporre la propria linea. Così, se un «vincitore» può esserci in un conflitto dove a «perdere» sono stati innanzitutto i civili, dal punto di vista meramente geopolitico - bisogna dirlo -, la triste «coppa» andrebbe a Putin.