24 giugno 2019
Aggiornato 12:30
Previdenza

«Pensioni di garanzia»? Se il Governo fa solo grandi «marchette»

Il governo Gentiloni alcuni mesi fa ha lanciato la proposta delle pensioni di garanzia per i giovani vittime delle carriere discontinue, ma non è tutto oro quel che luccica

Il governo Gentiloni ha lanciato la proposta delle pensioni di garanzia per i giovani.
Il governo Gentiloni ha lanciato la proposta delle pensioni di garanzia per i giovani. ( ANSA )

ROMA – Alcuni mesi fa – eravamo ad agosto - il governo Gentiloni ha lanciato la proposta delle «pensioni di garanzia» per aiutare le nuove generazioni. Si tratterebbe di un assegno pensionistico di circa 600 euro al mese destinato ai futuri over 70enni e assicurato anche ai lavoratori che hanno avuto carriere discontinue. La proposta è rivolta infatti a quei giovani che hanno iniziato a versare i contributi a partire dal gennaio 1996 e che a causa delle mutate condizioni del mercato del lavoro sono vittime delle difficoltà legate ai contratti a tempo determinato. L'Esecutivo ha proposto di assicurare a questi futuri pensionati un trattamento pari a 1,2 volte l'assegno sociale (pari a 448 euro) che corrisponderebbe a circa 650-680 euro. I sindacati si sono detti sostanzialmente favorevoli, pur riservandosi di fare delle valutazioni più puntuali al momento opportuno. Mentre il presidente dell'Inps, Tito Boeri, ha bocciato la proposta del Governo perché le pensioni di garanzia si trasformerebbero in un altro trasferimenti di costi a carico delle generazioni future.

Cosa sono le «pensioni di garanzia»
Il numero uno dell'Inps, in effetti, non ha torto perché le pensioni di garanzia integrerebbero artificialmente le pensioni contributive e i conti dell'Inps – già in rosso, e il cosiddetto picco della spesa pensionistica non è ancora arrivato! - difficilmente reggerebbero il contraccolpo. L'Istituto di previdenza sociale si troverebbe così in una posizione molto critica (rischierebbe il collasso) e spetterebbe allo Stato ripianare i conti dell'Ente caricandosi delle perdite future: cioè, in ultima istanza, il costo delle pensioni di garanzia proposte dal Pd e dall'Esecutivo di Paolo Gentiloni verrebbe trasferito sui contribuenti futuri. Ci sembra quindi paradossale che, una volta abbandonato il sistema retributivo per il sistema contributivo, il Governo possa riproporre simili sussidi insostenibili per cercare di aggiudicarsi il voto dei più giovani durante la prossima campagna elettorale.

Perché non sono una buona idea
Sfortunatamente per noi giovani c'è una sola via d'uscita dall'incubo delle (non) pensioni future. E non è rappresentato dalle pensioni di garanzia, ma da una crescita economica solida. Le pensioni di garanzia sono solo uno specchietto per le allodole, una truffa verbale, un buffetto sulla guancia di fronte al dramma sociale della disoccupazione giovanile e delle carriere discontinue. Abbiamo bisogno che l'economia italiana torni a crescere grazie a riforme strutturali, innovazione, investimenti. Affinché i giovani, grazie al lavoro continuativo, possano assicurarsi da soli una pensione dignitosa per la loro terza età. Ma lavorare per perseguire questo obiettivo è certamente molto più impegnativo che promettere ai giovani le pensioni di garanzia scaricando il loro costo sulle tasse che pagheranno i loro figli tra qui e cinquant'anni.