17 ottobre 2019
Aggiornato 07:00
Crisi UE

Il monito della Bank of America: «L'Eurozona è destinata al fallimento»

La tesi dell'economista greco Athanasios Vamvakidis è stata pubblicata sul Daily Mail e spiega perché l'Eurozona era destinata a crollare fin dal momento della sua creazione

Secondo un alto funzionario della Bank of America, l'Eurozona è destinata al fallimento.
Secondo un alto funzionario della Bank of America, l'Eurozona è destinata al fallimento. ANSA

CHARLOTTE, CAROLINE DEL SUD (USA) – Da oltreoceano arriva un monito degno di nota. Un alto funzionario della Bank of America, la più grande banca commerciale degli Stati Uniti d'America in termini di depositi, ha lanciato l'allarme sull'Eurozona sostenendo che è condannata a alla distruzione. E che questo accadrà tra non molto tempo. La fonte in questione è Athanasios Vamvakidis, economista greco di indubbia credibilità che ha lavorato per tredici anni a Londra presso il Fondo Monetario Internazionale prima di essere assunto dalla celebre banca americana. Vamvakidis ha rilasciato un'intervista a James Salmon, che lavora per il Daily Mail, per svelare il destino dell'Eurozona e sottolineare che questo è in realtà già noto da tempo alla finanza mondiale e fuori dai confini UE, ma la stampa europea preferisce tacere e non divulgare le notizie sull'argomento.

La tesi di Athanasios Vamvakidis
Secondo l'economista greco Athanasios Vamvakidis, l’Eurozona è destinata a crollare. E questo nonostante tutti i tentativi che possano mettere in atto Francia e Germania per cercare di salvarla. La causa risiede nelle profonde divergenze economiche e politiche tra i paesi dell'UE, già presenti fin dal momento della sua creazione. Vamvakidis sottolinea che sebbene diversi paesi, tra i quali la Grecia e il Portogallo in modo particolare, abbiano ricevuto consistenti aiuti comunitari durante la crisi finanziaria, i paesi più ricchi (come la Germania in prima linea) non hanno affatto redistribuito la loro ricchezza in modo permanente verso i paesi più poveri dell’Eurozona, determinando così una crescita esponenziale degli squilibri macroeconomici in seno all'UE.

La causa della condanna dell'UE al fallimento
La forbice tra i paesi più ricchi (Germania e quelli del Nord Europa) e quelli più poveri (i paesi del Sud dell'Europa) si è andata via via allargando creando delle vere e proprie crepe nel tempio comunitario. La disuguaglianza è diventata il mantra dell'UE. Athanasios Vamvakidis sottolinea altresì che sebbene questa situazione sia temporaneamente mutata durante la crisi finanziaria globale, «le divergenze sembrano essere state la normalità fin dal momento in cui l’Eurozona è stata creata». Perciò il suo destino era scritto da tempo e sicuramente prima della crisi economica globale, che ha solo fatto emergere le debolezze sulle quali è stata costruita l'UE.

La bandiera rossa sulla sostenibilità dell'Eurozona
Vamvakidis, inoltre, ha parlato di una «bandiera rossa di allarme sulla sostenibilità dell’eurozona», spiegando che i paesi più poveri potrebbero decidere di separarsi dal blocco dell’Eurozona qualora dovesse avvitarsi ulteriormente la crisi del loro debito pubblico e il populismo «troverebbe nella moneta unica un facile bersaglio, come sta già accadendo in alcuni paesi». Secondo il funzionario della Bank of America la probabilità che un paese, sia esso del centro o della periferia, possa a un certo punto nel prossimo futuro decidere di abbandonare l’Eurozona sotto un governo populista non è bassa, ed è in aumento anche in Italia. Vamvakidis ha inoltre sottolineato che anche uno dei paesi più ricchi potrebbe a sua volta decidere di uscire dall’Eurozona, perché il trasferimento di ricchezza verso i paesi più poveri necessario a tenere in piedi l'UE potrebbe non essere «politicamente sostenibile».