20 ottobre 2019
Aggiornato 07:30
Manovra finanziaria

Anche Confindustria boccia la manovra del governo Gentiloni

Il Documento di economia e finanza del governo Gentiloni non piace (neanche) a Confindustria. Il direttore generale si è scagliato contro la manovra in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan.
Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan. ANSA

ROMA – Il Def 2017 non piace a Confindustria, che si scaglia contro il governo Gentiloni per «gli evidenti aumenti del carico impositivo» presenti nella manovra finanziaria. E se anche gli imprenditori girano le spalle all'Esecutivo c'è di che preoccuparsi.

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Confindustria si scaglia contro il Def 2017
Qualche tempo fa noi del Diariodelweb avevamo già sollevato molteplici perplessità sul Documento di economia e finanza del governo Gentiloni, sostenendo che si avvicinava più a uno sponsor elettorale che a una serie di ponderate decisioni di economia politica. E oggi, contro il «libro dei sogni» dell'Esecutivo si è scagliata anche nientepopodimenoché la fedelissima e renziana Confindustria. In audizione sulla manovra di fronte alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il direttore generale, Marcella Panucci, non ha fatto sconti al governo puntando il dito contro «gli evidenti aumenti del carico fiscale» e l'impossibilità di raggiungere alcuni degli obiettivi annunciati nel Def.

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Preoccupa «l'inasprimento delle tasse»
In particolare, Confindustria denuncia «l'inasprimento della tassazione per i comparti del gioco, che non ha ormai eguali in Europa, e del tabacco», e «la stretta su misure strutturali che interessano la generalità delle imprese, quali l'Ace». Inoltre, diverse sono le misure in materia di entrate, «ma il primo gruppo di norme che desta seria preoccupazione è quello che concerne gli adempimenti Iva». Saranno le imprese a pagare il prezzo più alto del tentativo di riequilibrare i conti pubblici: il governo, infatti, richiede anche una nuova proroga dello split payment e ne amplia l'ambito applicativo «con un intervento che desta non poche preoccupazioni». Non possono essere sottaciuti, al riguardo, «i riflessi che questa azione avrà sulla liquidità delle imprese, anche in considerazione dei tempi medi con cui l'Amministrazione fiscale italiana provvede al rimborso dei crediti Iva», ha dichiarato la Panucci.

Panucci: Alcuni degli obiettivi del Def non saranno raggiunti
E Confindustria ricorda anche che, «stando agli ultimi dati forniti dalla Banca Mondiale, per ottenere il rimborso di un credito Iva in Italia occorrono mediamente 602 giorni, contro i 35 giorni della Germania e i 126 della Spagna. Il confronto è impietoso». Il direttore generale di Confindustria, prima di concludere la sua audizione davanti alle commissioni di camera e Senato, non usa mezzi termini per mettere in dubbio l'affidabilità delle promesse contenute nel Documento di economia e finanza del governo: «c'è un trade-off tra gli obiettivi indicati nel Def di forte riduzione del deficit, l'annullamento delle clausole di salvaguardia e le misure di sostegno alla crescita. Qualcuno di questi obiettivi non potrà essere raggiunto». E il verdetto degli imprenditori del paese – per giunta filo-renziani – è quantomai funesto: «il rischio per l'Italia è di sprecare un'altra fase favorevole di congiuntura internazionale e, se il quadro politico europeo si chiarirà, di essere colta impreparata al rilancio dell'integrazione dell'Unione».