21 maggio 2019
Aggiornato 20:00
Fusione Bpm e Banco

Cosa sta succedendo a Banca Popolare di Milano e Banco Popolare

Scricchiolano le nozze tra Banca Popolare di Milano e Banco Popolare dopo il responso delle ispezioni della Bce che ha riscontrato problemi di «sottocopertura» dei crediti deteriorati nella banca veronese. E ora cosa succederà?

MILANO – Scricchiola il matrimonio tra Banca Popolare di Milano e Banco Popolare. Nel palazzo di Piazza Meda, sede di Bpm, c'è un'aria tesa dopo le ispezioni che la Bce ha condotto presso il Banco, rilevando problemi di «sottocopertura» dei crediti deteriorati nella banca veronese. La prima fusione dall'entrata in vigore della riforma sulle Popolari, varata dal governo Renzi quasi due anni fa, presenta infatti non poche criticità.

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Scricchiolano le nozze tra Bpm e Banco
Le nozze imminenti tra Banca Popolare di Milano e Banco Popolare potrebbero essere rimandate. Le rispettive assemblee degli azionisti avevano dato il via libera per la fusione appena un mese fa, lo scorso 15 ottobre, ma oggi i vertici di Piazza Meda, sede della Banca Popolare di Milano, sono preoccupati per il responso delle ispezioni che la Bce ha condotto presso il Banco Popolare. Come riporta Claudio Gatti su Il Sole 24 Ore, infatti, l'istituto di Francoforte avrebbe evidenziato problemi di «sottocopertura» dei crediti deteriorati (i cosiddetti Npl) nella banca veronese. In verità, che il Banco avesse in pancia troppi prestiti deteriorati era cosa nota da tempo in quel di Milano, ma ora i nodi stanno venendo al pettine. E per di più sotto la lente d'ingrandimento della banca centrale europea, che ha inserito entrambe le banche nella lista delle "sorvegliate speciali" dell'UE.

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La prima fusione dopo la riforma renziana delle Popolari
La fusione tra Bpm e Banco – qualora vada in porto - sarebbe la prima dall'entrata in vigore della riforma sulle Popolari varata dal governo Renzi all'inizio del 2015 e dovrebbe aprire la grande stagione dei processi di aggregazione del sistema bancario italiano. Le banche nostrane, infatti, sembrano intenzionate ad aumentare le loro dimensioni, unendo le forze, per diventare più forti e competitive nel panorama internazionale. E il matrimonio tra Bpm e Banco riflette proprio questa visione condivisa e promossa dalla stessa Banca d'Italia. Ma non è la sola ragione per cui i due istituti del Nord hanno deciso di convolare a nozze. La fusione tra Banco Popolare di Milano e Banco Popolare risponde anche ad esigenze che hanno a che fare con la strategia di sopravvivenza delle due banche.

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Le ragioni che muovono i due istituti
Da un lato, infatti, Bpm ha bisogno di consolidarsi perché è una banca sana, ma piccola. E in seguito alla riforma renziana, che impone la trasformazione da cooperativa in Spa, è suo interesse fondersi con un altro istituto di credito per evitare un'acquisizione non desiderata da parte di terzi e diventare un boccone raffinato per i palati dei pesci più grandi. Ma trovare il partner giusto per una fusione non è semplice, soprattutto se il ceo di Bpm, Giuseppe Castagna, non è disposto a lasciare la sua poltrona a qualcun altro. Così la scelta ricade presto, e non a caso, sul Banco Popolare che (essendo messo maluccio per via dei suoi crediti deteriorati) non può vantare grandi pretese e si accontenterà di un matrimonio alla pari lasciando a Castagna la guida del nuovo soggetto finanziario.

Il problema dei crediti deteriorati in pancia a Banco
Dalla fusione nascerà il terzo istituto su scala nazionale dopo Unicredit e Intesa San Paolo. Tutti sembrano soddisfatti, compreso il governo che rende pubblico un comunicato nel quale plaude alla genesi di BmpBanco: «Il Ministro dell'Economia apprezza questa operazione dalla quale nascerà una banca più grande e più forte». Ora, però, il lieto fine viene messo in discussione dall'intervento della Bce e dal problema dei Non performing loans in pancia all'istituto veronese, che torna a emergere proprio a un passo dalle nozze. Secondo l'istituto di Francoforte la cifra oscillerebbe tra uno e due miliardi di euro, il che – secondo i diktat di Bruxelles – corrisponderebbe a un aumento del capitale da detenere per far fronte ai rischi finanziari. Per il lieto fine, insomma, bisogna attendere ancora e bisognerà aspettare di leggere l'impatto delle conseguenze delle decisioni di Bruxelles. Evidentemente anche a causa di questa incertezza i titoli delle due banche hanno registrato nei giorni scorsi un calo significativo su Piazza Affari.