24 giugno 2019
Aggiornato 21:00
Legge di stabilità

Rinnovo contratti statali: Governo e sindacati iniziano a dare i numeri

I sindacati di fronte al balletto di cifre «agostano»: Il governo sia serio e indichi il prima possibile le risorse per il rinnovo del contratto dei circa 3,2 milioni di statali bloccato da sette anni, risorse che devono essere «adeguate».

ROMA - Il governo sia serio e indichi il prima possibile le risorse per il rinnovo del contratto dei circa 3,2 milioni di statali bloccato ormai da sette anni, risorse che devono essere «adeguate». Tornano a chiederlo i sindacati di fronte al balletto di cifre «agostano» e alle dichiarazioni di esponenti del governo che, lamentando la penuria di risorse in vista della legge di Stabilità, prediligono una misura piuttosto che un'altra. Non ultimo oggi il premier Matteo Renzi che nella sua newsletter enews da Ventotene ribadisce che la «priorità» è il calo delle tasse.

Sarebbe «sbagliatissimo», ha affermato la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, un ridimensionamento degli interventi su pensioni e contratti pubblici per favorire una manovra orientata agli investimenti. In un'intervista a 'La Repubblica', Furlan ha ricordato che lo stesso Renzi definì simbolici i 300 milioni stanziati per il rinnovo del contratto nella precedente manovra. Quanto si metterà davvero sul piatto però sinora il premier si è ben guardato dal dirlo. «Dopo il dibattito ferragostano sulle cifre, mi auguro che riemerga la serietà delle parti», ha aggiunto Furlan.

«Noi ci aspettiamo - ha sottolineato la segretaria generale Fp-Cgil Serena Sorrentino - che, alla ripresa, il governo, come annunciato, ci convochi per darci indicazioni di massima sulle cifre che verranno stanziate» perché il "nodo" sul quantum è "centrale".

Qualche giorno fa la UilPa ha sottolineato che il governo dovrebbe stanziare almeno 7 miliardi nel triennio perché «diversamente sarebbe ragionare sul nulla». La Cgil preferisce non impiccarsi ad una cifra ma il sindacato di Corso Italia ritiene che i rinnovi debbano essere «in linea con quelli dei privati» che hanno visto una forchetta di incrementi tra i «90 e i 142 euro». «Come ha già detto Camusso non ci accontenteremo di un caffè: i 300 milioni non coprono neanche la vacanza contrattuale e rappresentano incrementi medi dello 0,4% - prosegue Sorrentino - mentre nel privato la media supera di gran lunga il 3-4%».

Dove trovare le risorse? Sorrentino fa notare che «16 miliardi di euro a fondo perduto tra decontribuzione e Irap non hanno avuto nessuna incidenza sull'occupazione e sui consumi» e che quindi è necessario cambiare ricetta: se la cifra non sarà «ragionevole» la mobilitazione unitaria dei sindacati non potrà che proseguire.

«Non faremo richieste che non tengano conto della situazione del Paese» ma «se si vogliono far ripartire i consumi non si possono tenere ancora bloccati i contratti o inchiodati al posto di lavoro nonne e nonni con i trentenni a casa», conclude Furlan.

Altrettanto importante per i sindacati «l'atto di indirizzo» al centro del quale ci saranno tutti gli elementi del testo unico che impattano sul contratto come «la valutazione dei dipendenti, delle performance, lo sblocco della contrattazione decentrata, la norma sulla mobilità e il superamento della Brunetta», spiega Sorrentino. Con l'atto di indirizzo si potrà iniziare la trattativa vera e propria per il rinnovo. E anche questo capitolo sul pubblico impiego non è scontato.

Infine, al ministro Madia e ai suoi colleghi di governo (come il viceministro dell'economia Enrico Morando) che hanno ribadito più volte che ci saranno più risorse per i rinnovi se la crescita dell'economia lo premetterà, i sindacati hanno già risposto che occorre cambiare la prospettiva. «Una delle condizioni per far crescere l'economia è rinnovare bene il contratto», sostiene la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso.

«Non vorremmo neanche ipotizzare - aveva detto qualche giorno fa la UilPa - che le notizie allarmistiche sulla frenata del Pil possano fare da apripista a nuove fumate nere sulla disponibilità delle risorse necessarie alla ripresa della contrattazione, perché ciò è del tutto evidente genererebbe una frattura insanabile, rendendo inevitabile l'apertura di un grave conflitto, che nessuno vuole in quanto dannoso per tutti, ad iniziare dalla funzionalità del servizio pubblico e dalle esigenze della collettività. E' giunto il momento di cambiare la prospettiva in cui inquadrare il rinnovo contrattuale e, soprattutto, di riqualificare il lavoro pubblico, conferendogli il valore che gli spetta in quanto volano per lo sviluppo e la competitività del Paese».