6 giugno 2020
Aggiornato 16:30
Cura da cavallo

Mps, ecco il piano di salvataggio da 5 miliardi di euro

La cura da cavallo per il Monte dei Paschi è pronta. Venerdì è atteso il via libera di Francoforte, ma tutti gli occhi sono ora puntati sul fondo Atlante, che dovrebbe sostenere la maxi-cartolarizzazione. Ce la farà?

ROMA – La cura da cavallo per Mps sta per cominciare. Prevede un aumento di capitale da 5 miliardi di euro e la vendita di circa 10 miliardi di sofferenze. Il piano è già pronto, ma la salvezza dell'istituto bancario più antico del mondo ora dipende da Francoforte, che dovrà dare il suo benestare per l'inizio della maxi operazione, e dal fondo Atlante, che dovrà farsi carico dell'acquisto dei crediti problematici della banca senese.

Il piano di salvataggio per Mps
Una maxi cartolarizzazione senza precedenti. E' quella che prevede il piano di salvataggio della banca più antica del mondo. L'operazione consiste nella dismissione di circa 27 miliardi di sofferenze lorde, pari a circa 10 miliardi di sofferenze nette, su un totale di quasi 47 miliardi di euro. Lo smaltimento dei crediti deteriorati permetterebbe al Monte dei Paschi di presentarsi al mercato quasi completamente ripulita, tirandosi finalmente fuori dalle sabbie mobili finanziarie che ne mettono a rischio la sopravvivenza. Ma non finisce qui. Perché il «capital plan» prevede anche un rafforzamento patrimoniale da 5 miliardi di euro.

Venerdì è atteso il verdetto dell'Eba e quello di Francoforte
Il piano è già stato presentato ieri a Francoforte, e si attende ora il benestare della BCE. Venerdì 29 luglio è in programma il Cda per l'approvazione definitiva dell'operazione, qualora Bruxelles conceda il via libera. Ma lo stesso giorno sono attesi anche i risultati degli stress test dell'Eba, che secondo i più recenti rumors non avrebbero avuto pietà dell'istituto senese, promuovendo invece le altre quattro banche sotto esame. Per tutte queste ragioni il 29 luglio sarà una giornata cruciale per destino del Monte dei Paschi e la tensione si avverte sui mercati finanziari, dove il titolo azionario di Mps continua la sua corsa sull'ottovolante.

Tutti gli occhi puntati sul fondo Atlante
Nel frattempo, il governo Renzi è in trattative con la Commissione europea per scongiurare il temutissimo ricorso ai bailin. Per non contravvenire alle regole comunitarie, infatti, l'aumento di capitale e dovrà essere realizzato con soldi privati, senza alcun aiuto di Stato. Diversamente, il rischio è quello di coinvolgere azionisti, obbligazionisti e correntisti nel salvataggio dell'istituto: opzione che il premier vorrebbe evitare ad ogni costo. Tutti guardano perciò con apprensione al Fondo Atlante, da cui dipende l'acquisto delle sofferenze in pancia alla banca senese. Il salvagente del governo Renzi è l'unico jolly in grado di mettere in sicurezza l'istituto, e i tecnici di Palazzo Chigi stanno facendo del loro meglio per rimpinguare le sue riserve.

La cordata per la maxi-cartolarizzazione
Proprio ieri è giunta la notizia della partecipazione dell'Adepp, che – su indicazione dell'Esecutivo - verserà un obolo di circa 500 milioni di euro per la causa di Mps. Altri 500 milioni dovrebbero giungere dal Banco di Napoli. Le Assicurazioni Generali stanno valutando un intervento da 150 milioni e Unipol uno da 80 milioni. Poi è la volta delle grandi banche, Intesa Sanpaolo e Unicredit, che dovrebbero fare la loro parte. Il salvagente-Atlante dispone già di 1,2 miliardi e a questo punto il budget, lievitato grazie alle nuove partecipazioni, potrebbe bastare per liberare la banca senese dalla zavorra delle sue sofferenze e disinnescare la bomba-Mps nel cuore dell'Europa.

Il sostegno delle grandi banche d'affari
Per quanto riguarda la ricapitalizzazione, pari a ben 6 volte l'attuale valore dell'istituto bancario (che al momento si aggira intorno agli 800 milioni di euro), in ballo ci sarebbe anche un «consorzio di garanzia» guidato dagli advisor JpMorgan e Mediobanca, ai quali la stessa Mps avrebbe già affidato il mandato, nel quale si intravede anche la partecipazione di Citigroup, Morgan Stanley, Credit Suisse e Ubs. Le grandi banche d'affari internazionali sembrano disposte a sostenere l'operazione per il bene di tutto il continente. Mps, infatti, è l'anello debole del sistema bancario italiano e una nuova crisi potrebbe facilmente diffondersi attraverso i canali comunitari alle fragili consorelle europee, in particolare le banche tedesche.

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