24 maggio 2019
Aggiornato 13:00
un video choc riapre il caso

Morte David Rossi, cosa c'è dietro il presunto suicidio e lo scandalo Mps

Le ragioni della morte di David Rossi ruotano intorno allo scandalo Mps. Dall''acquisto di Banca Antonveneta agli investimenti fallimentari in derivati: ecco tutte le tappe che hanno segnato il destino dell'istituto senese

ROMA – Un video choc pubblicato dal New York Post ha riportato l'attenzione dei media sul caso David Rossi e potrebbe riaprire le indagini sulla sua morte. L'ex responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena perse la vita la sera del 6 marzo 2013 poco dopo le 20. Ma cosa accadde davvero quel giorno è ancora un mistero. Ecco le tappe che ripercorrono la storia dello scandalo di Mps e che portarono a questo tragico evento.

La morte di David Rossi
Il giornalista David Rossi era nato e cresciuto a Siena, nella contrada Lupa, e dal 2006 era responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi. Lavorava fianco a fianco con l'ex presidente della Fondazione, Giuseppe Mussari, e svolgeva il ruolo di portavoce ufficiale dell'istituto creditizio senese. La sera del 6 marzo 2013 precipitò dalla finestra del suo ufficio e perse la vita. La sua morte è avvenuta in circostanze sospette, perché nel gennaio dello stesso anno era esploso lo scandalo Mps e proprio in quei giorni l'ex management della banca era nel mirino delle indagini della magistratura e subiva forti pressioni mediatiche.

Lo scandalo Mps
Il caso Mps scoppiò quando i due nuovi amministratori della banca, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, rivelarono di aver scoperto una voragine da 200 milioni di euro nei conti dell'istituto senese. Iniziarono quindi le indagini giudiziarie, che portarono alle dimissioni dell'ex presidente di Mps, Giuseppe Mussari, nel frattempo eletto a capo dell'ABI. La voragine in questione risaliva ai tempi della contestata acquisizione di Banca Antonveneta, realizzata dallo stesso Mussari. E' da questa contestata operazione finanziaria che cominciano i guai dell'istituto bancario più antico del mondo.

L'acquisto di Banca Antonveneta dal Santander
Nel 2007 la dirigenza del Monte dei Paschi concordò l’acquisto della Banca Antonveneta dal Banco Santander per 9 miliardi di euro. Si trattò, però, di un prezzo a dir poco esagerato dato che lo stesso Banco Santander l'aveva pagata il 60% in meno solo pochi mesi prima, quando aveva partecipato alla spartizione di ABN Amro, gruppo bancario olandese, con la Royal Bank of Scotland e il Fortis del Belgio. L’acquisto fu addirittura definito sul quotidiano tedesco Der Spiegel un gesto di «megalomania» realizzato da «persone che si intendevano più della storia del Palio che di mercati finanziari».

L'arrivo della crisi finanziaria globale
Per finanziare l’acquisto di Antonveneta, MPS si indebitò enormemente e usò quasi tutta la sua liquidità, proprio quando all'orizzonte stava per arrivare la crisi dei mutui subprime. Di lì a poco altri due investimenti fallimentari segnarono per sempre il destino della banca a causa di una pessima quanto disastrosa gestione patrimoniale. Il primo di questi investimenti andati male è «Santorini»: un contratto pronti contro termine con cui Mps ha ceduto nel 2002 titoli di stato italiani a lunga scadenza a Deutsche Bank, in cambio di liquidità, impegnandosi a ricomprarli successivamente.

Gli altri due investimenti fallimentari: Santorini e Nomura
Nel 2008 però, a causa della crisi internazionale in corso, il valore del pacchetto partecipativo è crollato addebitando all'istituto senese una perdita di circa 360 miliardi di euro. I guai, però, non finiscono qui. E' infatti la volta di Alexandria, un'altra operazione dalle caratteristiche simili avviata questa volta con la banca giapponese Nomura. Nel 2009 il fallimento di Lehman Brothers causò la crisi dell’intero settore finanziario facendo crollare il valore di molti titoli bancari: tra questi c'era Alexandria, che perse il 30% del suo valore provocando nel bilancio di MPS un buco di altri 220 milioni di euro e contribuì ad affossare definitivamente MPS.

Un tesoretto è sparito dai bilanci di Mps
Dietro queste operazioni finanziarie così fallimentari, però, potrebbe esserci molto di più. Diversi giornali hanno usato il termine «tangente» (vedi La Repubblica e il Fatto Quotidiano) per descrivere il sovrapprezzo nell’acquisto di Banca Antonveneta da parte dell'istituto senese. Si tratta di miliardi di cui non si sa più nulla. Non conosciamo la destinazione di quell'ingente flusso di denaro, ma quel che è certo è che un discreto tesoretto è sparito a suo tempo dai bilanci della banca.

La responsabilità di Bankitalia e Mario Draghi
E secondo un documento datato 9 novembre 2010 (riportato da Linkiesta) Bankitalia era stata informata delle presunte irregolarità che si andavano consumando tra le mura di MPS, perché i suoi ispettori evidenziarono «profili di rischio non adeguamente controllati» in riferimento alle operazioni sul mercato pronti contro termine stipulate con Nomura e fecero rapporto. Quel documento però divenne carta straccia e Bankitalia non mosse un dito per vigilare sull'operato della banca in merito a quei profili di rischio tanto minacciosi. E' il caso di ricordare che all'epoca dei fatti il governatore della Banca d'Italia era Mario Draghi, l'attuale presidente della BCE.