17 settembre 2019
Aggiornato 02:00
Dalla lettera di Profumo e Viola alla Procura di Milano

MPS: «Rischio permanente sul patrimonio dopo l'operazione con Nomura»

La ristrutturazione del prodotto strutturato Alexandria (luglio 2009) fatta da Mps con Nomura attraverso un long term repo e strumenti derivati (interest rate swap e asset swap) e sottostanti Btp 2034, espone il patrimonio della banca senese a un rischio permanente. Ecco dati e fatti.

SIENA (askanews) - La ristrutturazione del prodotto strutturato Alexandria (luglio 2009) fatta da Mps con Nomura attraverso un long term repo e strumenti derivati (interest rate swap e asset swap) e sottostanti Btp 2034, espone il patrimonio della banca senese a un rischio permanente. Nei fatti, la ristrutturazione si traduce in un Cds sintetico con il quale Siena vende protezione a Nomura sul default dell'Italia.

L'esposizione di Nomura viaggia al 35%
In una lettera del 18 febbraio scorso, che Askanews ha visionato, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, rispettivamente presidente e Ad di Mps, scrivono alla Procura di Milano, spiegando come il patrimonio della banca sia esposto a un rischio indotto dalla struttura dell'operazione che dipende dall'andamento del credit spread sull'Italia. «In altre parole se il credit spread si allargasse di 60 punti base sarebbe registrata una variazione negativa di patrimonio di circa 300 milioni di euro con conseguenze negative anche nel raggiungimento degli obiettivi patrimoniali (Cet1) fissati dalla Bce al 10,2%", scrivono Profumo e Viola. La banca risulta esposta a un rischio di liquidità derivante dagli obblighi giornalieri di marginazione. Al 31 dicembre 2014 la marginazione a favore di Nomura, è salita a 2,2 miliardi contro 1,6 miliardi di fine 2013. Infine, l'esposizione su Nomura, come comunicato da Mps su richiesta Consob, viaggia al 35%, ben superiore al limite regolamentare del 25%. Nella lettera emerge che la Bce ha chiesto a Mps di chiudere l'operazione con Nomura entro il prossimo 26 luglio «a meno di impedimenti accertati derivanti dalla inchieste penali e procedimenti civili in corso». Nelle sue controdeduzioni inviate alla Bce, Mps spiega che, secondo i parametri attuali, l'operazione di chiusura anticipata determinerebbe una perdita di 1 miliardo al lordo dell"impatto fiscale. Inoltre, la chiusura dell'operazione, come indicato dalla Bce, potrebbe indebolire le azioni legali intraprese contro l'operazione di ristrutturazione.

Alexandria: una «fumata» lunga dieci anni
La ristrutturazione di Alexandria è stata oggetto di una sentenza di primo grado del Tribunale di Siena che ha comminato 3 anni e mezzo, per ostacolo alla Vigilanza, a Giuseppe Mussari, Antonio Vigni e Gianluca Baldassarri, rispettivamente all'epoca dei fatti, presidente, direttore generale e direttore finanziario di Mps. A Milano, gli stessi tre manager ex Mps, oltre a Raffaele Ricci e Sadeq, che allora lavoravano per Nomura, sono indagati per falso in bilancio e manipolazione di mercato. Secondo la tesi della Procura, sarebbero state occultate nel bilancio 2009 circa 220 milioni di perdite derivanti da Alexandria oltre 88 milioni di oneri legati alla ristrutturazione del prodotto con Nomura. Mps, sotto la guida dei nuovi vertici, ha promosso una azione di responsabilità extra-contrattuale contro Nomura per oltre 700 milioni di euro. Alexandria ha una storia lunghissima che inizia nel dicembre del 2005, quando Mps, nella parte del «pollo", la compra dalla Dresdner puntandoci 400 milioni. Operazione promossa dall'Area Finanza di Mps, guidata da Baldassarri ed osteggiata da Roberto Boccanera, allora responsabile della filiale Mps di Londra. Tra le curiosità, al desk italiano di Dresdner lavorava proprio Raffaele Ricci. L'altra curiosità sui 400 milioni del «pacco» riguarda la tranche da 160 milioni destinata alla filiale di New York del Monte, qui la pagina telematica corporate della Dresdner indicava Coryo come broker per la raccolta degli ordini. Peccato che questo broker coreano era fallito ben 7 anni prima, quindi un fantasma. Non mancarono pungenti ironie quando, dopo 4 anni di mal di testa, dai Controlli dell'Area Finanza di Mps arrivò la comunicazione interna che Alexandria, gravida di 220 milioni di perdite era stata ristrutturata (trasformata in Aphex) e dunque non sarebbe stata più "rollata». Fulminante la risposta, via mail,sempre dall'interno di Mps: «ci credo se la sono fumata tutta».