20 ottobre 2019
Aggiornato 03:00
il presidente renziano

Confindustria, Boccia: «Le riforme sono una strada obbligata»

Il primo discorso del neopresidente di Confindustria ha toccato i temi più caldi dell'agenda economica del paese. Con Boccia, Confindustria dice sì alle riforme e lancia un appello agli industriali, al governo e alle banche

ROMA - Vincenzo Boccia è il nuovo presidente di Confindustria e nel suo primo appuntamento pubblico, in occasione dell'assemblea annuale, si è rivolto alle imprese, alle banche, alle istituzioni politiche e non ha dimenticato nessuno dei temi più caldi dell'agenda economica e politica del paese.

Il primo discorso del neopresidente
«Sappiamo di poter fare molto per l'Italia e per il cambiamento», ha esordito l'erede di Giorgio Squinzi all'assemblea annuale di Confindustria. «Crediamo - ha sottolineato il nuovo presidente - che Confindustria rappresenti un bene comune per l'intero Paese».E «cambiamento» è una delle parole chiavi del suo primo discorso pubblico, insieme a «riforme». L'Italia «è senza dubbio ripartita», ma «non è in ripresa». La risalita economica è «modesta e deludente", per questo è necessario puntare sulle riforme. 

Confindustria dice sì alle riforme
Il 23 giugno non è una data a caso, perché arriva subito dopo la tornata elettorale delle amministrative e il referendum sulla Brexit. Nella sua prima relazione da numero uno degli industriali, Boccia si sofferma a lungo proprio sul capitolo riforme. In particolare sottolinea che sono «la strada obbligata per liberare il paese dai veti delle minoranze e dai particolarismi che hanno contribuito a soffocarlo nell'immobilismo». Boccia coglie l'occasione per mandare anche un messaggio chiaro alla politica: "Una democrazia moderna prevede che chi si oppone a una riforma, a un governo o a una misura avanzi proposte alternative subito praticabili e non usi l'opposizione solo per temporeggiare».

L'appello agli industriali
Il neopresidente di Confindustria si è quindi rivolto agli industriali, i cui rapporti «devono contribuire in maniera decisiva alla crescita e alla ricchezza e del benessere delle imprese e delle persone. Devono diventare rapporti tra soggetti consapevoli che condividono gli obiettivi di sviluppo aziendale». La strada deve essere quella di «una più alta produttività per pagare più alti salari». Secondo Boccia il cambiamento nella contrattazione è stato «messo in moto» grazie agli accordi interconfederali degli anni scorsi che «devono costituire la base per andare oltre».

Meno tasse sulle imprese e aumentare l'IVA
L'erede di Squinzi ha lamentato che «a malincuore abbiamo accettato la decisione delle organizzazioni sindacali di arrestare questo processo per dare precedenza ai rinnovi dei contratti nazionali nel quadro delle vecchie regole» lasciando così ai singoli settori il gravoso compito di provare a inserire elementi di innovazione. Quindi una proposta per coadiuvare la crescita nazionale: alleggerire il carico fiscale su lavoro e imprese ed aumentare l'Iva. E' questo lo scambio in tema di fisco proposto dal nuovo presidente di Confindustria. Inoltre, lo sviluppo dimensionale delle imprese deve passare attraverso l'innovazione dei modelli di finanziamento e di governance delle stesse.

La promessa rubata alle banche
Le imprese devono utilizzare strumenti finanziari alternativi e diventare meno bancocentriche. Tutte le imprese: grandi, medie, piccole. Boccia ha rilevato che «l'ingresso di un fondo di private equity nel nostro capitale è un'opportunità, non va guardato con timore». Ma Boccia sottolinea anche che gli imprenditori non devono «rimanere soggiogati dalla paura della perdita di controllo. "Le imprese somigliano un po' ai nostri figli: se le amiamo davvero dobbiamo lasciarli emancipare». Il presidente di Confindustria lancia un invito alle banche con l'intenzione di «strappare una promessa. Quella di tornare dentro le imprese a parlare con noi imprenditori. Nei nostri capannoni non nei nostri uffici. Dovete vedere quello che produciamo come lo produciamo e con quali persone».