5 dicembre 2022
Aggiornato 19:30
Indagine Confcommercio

Confcommercio, è allarme usura. A rischio oltre 273mila imprese

Il fenomeno criminale è quello percepito in maggiore aumento dagli imprenditori del terziario di mercato: è, infatti, ritenuto in crescita dal 27% delle aziende e al Sud tale livello sale al 30%

Confcommercio, è allarme usura. A rischio oltre 273mila imprese
Confcommercio, è allarme usura. A rischio oltre 273mila imprese Foto: Pixabay

E' allarme usura. Il fenomeno criminale è quello percepito in maggiore aumento dagli imprenditori del terziario di mercato: è, infatti, ritenuto in crescita dal 27% delle aziende e al Sud tale livello sale al 30%. E' seguito da abusivismo (22%), racket (21%) e furti (21%). Sono ad elevato rischio usura 30mila micro e piccole imprese del terziario e dei pubblici esercizi. Ma se si allarga la sguardo alle aziende che hanno dichiarato di non avere ottenuto il credito desiderato dal sistema bancario, il numero delle potenziali vittime, nel 2021, sale vertiginosamente arrivando a quota 273.682. E' questa la fotografia scattata da Confcommercio nell'indagine su «Usura e fenomeni illegali» diffusa in occasione della nona edizione di 'Legalità ci piace'.

Oltre ad essere percepito come il reato che aumenta di più, l'usura è anche un fenomeno che penalizza lo sviluppo delle imprese e frena la crescita. In generale i fenomeni illegali hanno avuto un costo di 22 miliardi di euro, nel 2021, se si considerano le sole perdite dirette di fatturato. Aggiungendo i maggiori oneri per le spese difensive e gli altri oneri in eccesso, rispetto a una situazione di assenza di criminalità, la cifra sale a quasi 31 miliardi di euro. In forte crescita, poi, i costi del cybercrime: la perdita annua è del 6,3% per il fatturato che si traduce in 4,7 miliardi in meno di valore aggiunto. Sono a rischio, ogni anno, quasi 200mila posti di lavoro regolari.

Quasi il 12% delle imprese del terziario di mercato percepisce un peggioramento dei livelli di sicurezza nel 2021. Il dato è più accentuato nelle grandi città (16,2%), al Sud (16,6%), per le imprese del commercio al dettaglio alimentare (15,1%) e per gli alberghi (20%). Dall'indagine di Confcommercio emerge che l'11% degli imprenditori ha avuto notizia diretta di episodi di usura o estorsione nella propria zona di attività. Il 17,7% degli imprenditori è molto preoccupato per il rischio di esposizione a usura e racket. Un timore che è più elevato nelle grandi città (22%), al Sud (19,1%) e per le imprese del commercio al dettaglio non alimentare (per il 20%).

Di fronte all'usura e al racket il 58,4% degli imprenditori ritiene che si dovrebbe denunciare, il 33,6% dichiara che non saprebbe cosa fare, il 6,4% pensa di non poter fare nulla. Il dato è più marcato al Sud dove si rileva una sorta di polarizzazione dei comportamenti, con accentuazioni maggiori sia di imprenditori che sporgerebbero denuncia (66,7%) che di quelli che al contrario «non saprebbero cosa fare» (41%) o che pensano che «non ci sarebbe nulla da fare» (9,1%). Una dicotomia determinata probabilmente dalla maggiore esposizione ai fenomeni criminali al Sud rispetto al Nord. Una minore propensione a denunciare si registra nelle città di medie e grandi dimensioni (intorno al 52% gli imprenditori che indicano la denuncia), mentre nei centri abitati con meno di 10mila abitanti è più accentuata l'incapacità di reagire rispetto a questi fenomeni (il 42,1% degli imprenditori dichiara che non saprebbe cosa fare).

«Complessivamente i reati sono in calo già da oltre un decennio - ha spiegato il direttore dell'Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella - e per motivi di limitazione alle attività produttive sono generalmente in calo, in forte calo, anche nel 2020, per la stessa ragione, appaiono in crescita nel 2021, una crescita che però quasi mai riporta il trend sopra i livelli del 2019. Tra quelli considerati, le truffe informatiche, invece, sono sempre e comunque, pandemia o no, in costante e forte crescita per le piccole e medie imprese».

Guardando ai livelli assoluti, «si vede piuttosto bene - ha aggiunto Bella - che le denunce per usura sono per forza inferiori alla reale dimensione del fenomeno: 156 casi all'anno francamente sono davvero pochi. Se fosse vero questo numero non avrebbe senso tutta l'attenzione che le forze dell'ordine, la magistratura, il sistema della giustizia nel complesso e la società civile ancora più in generale, che dedicano al tema dell'usura. C'è, quindi, un problema di sotto-denuncia».