11 dicembre 2019
Aggiornato 15:00
cosa sbagliano i tedeschi

Perché la Germania non è la locomotiva ma la zavorra d'Europa

La Germania viola da otto anni le regole dell'Ue perché l'economia tedesca accumula troppo surplus superando i parametri del trattato di Maastricht. E dopo le critiche del FMI, arriva anche l'attacco di Martin Wolf dal Financial Times

ROMA – Da otto anni l'intransigente Germania viola le regole del trattato comunitario a causa del suo straripante surplus commerciale, che a marzo ha raggiunto quota 23,6 miliardi di euro. Dopo le critiche del FMI, che recentemente ha bacchettato la locomotiva d'Europa, ora arriva anche la condanna dell'editorialista del Financial Times, Martin Wolf. Forse, la Grecia e la politica monetaria espansiva del presidente della BCE, Mario Draghi, sono meno pericolose della condotta del gigante economico tedesco.

La Germania viola da otto anni le regole Ue
Da otto anni la Germania viola le regole comunitarie. Il surplus della sua bilancia commerciale continua a crescere sforando i parametri previsti dal trattato di Maastricht. Nel 2014 il saldo delle partite correnti (cioè la differenza tra quanto un paese esporta e quanto importa dal resto del mondo) ha superato il 7% del Pil, violando in questo modo il limite del 6% del Pil previsto dalle regole europee. Secondo le norme di buona condotta del condominio europeo, infatti, un paese non può generare un saldo positivo superiore al 6% del suo prodotto interno lordo nella media di tre anni: ma la Germania viola questo vincolo da otto anni a questa parte.

L'economia tedesca accumula troppo surplus
La sua condotta tutt'altro che esemplare ha indotto perfino il Fondo monetario internazionale a bacchettare la locomotiva d'Europa. L'accusa rivolta alla Germania è quella di essere troppo «formica»: se continua di questo passo finirà per strafare sul bilancio, accumulando una posizione di investimenti netta con l'estero pari a quasi il 90% del suo Pil, e questo mentre il resto di Eurolandia fatica a crescere (secondo molti osservatori proprio a causa dell'eccessiva parsimonia tedesca).

L'attacco di Martin Wolf dal Financial Times
L'eccesso di risparmio che la Germania non riesce a gestire (e che in tempi non sospetti prese la via del Peloponneso contribuendo ad alimentare anche la crisi greca) ha origine da una carenza strutturale della domanda nell'economia nazionale, ma rischia di diventare una zavorra per l'Eurosistema nel suo complesso. Quella della Germania è una pericolosa politica neomercantilista, autoreferenziale e aggressiva nei confronti dei paesi vicini, che non tiene conto delle esigenze comunitarie. «Quello che sta succedendo – scrive Martin Wolf dalle colonne del Financial Times - è che si sta cercando di trasformare Eurolandia in una versione debole della Germania", dato che tutti i paesi sono ormai orientati ad avere avanzi di partite correnti.

L'Europa non può diventare una «grande Germania»
Il problema, però, è che il commercio è un gioco a somma zero: se c'è un paese che esporta deve esserci necessariamente un altro paese che importa. Un mercato comunitario con tutte economie export-oriented non è semplicemente sostenibile nel lungo periodo. La locomotiva d'Europa ha bisogno che gli altri paesi europei continuino ad importare i suoi prodotti per mantenere i suoi tassi di crescita. Inoltre, sarebbe sbagliato cercare di trasformare l'Europa in una grande Germania: le cose che funzionano per l'economia tedesca possono non funzionare affatto per un'economia tre volte più grande e molto più chiusa al commercio estero.

Perché i tedeschi mancano di lungimiranza
La Germania, in virtù del suo potere economico e del suo ruolo di creditore netto, è diventata anche il leader politico del continente e condiziona pesantemente la vita politica dell'Unione. Ma l'Ue è destinata all'eutanasia se l'euro verrà gestito solo nell'interesse dei paesi creditori. In questo senso, la Germania manca certamente di lungimiranza. Le politiche dell'Eurozona devono essere equilibrate e orientate a una crescita comune di tutti i paesi membri, altrimenti la prima a pagare il prezzo di scelte sbagliate sarà proprio la «virtuosa» economia tedesca, afflitta da una cronica carenza interna di domanda rispetto all'offerta aggregata. Dove esporterà i suoi prodotti in un continente in crisi? Come sostiene Martin Wolf sul Financial Times, «fintanto che il Paese rimarrà nell'euro, dovrà accettare il fatto che la Bce ha un compito da svolgere». Per il bene di tutti.