30 settembre 2020
Aggiornato 20:30
in pancia allo stato italiano ci sono 163 miliardi di euro in derivati

Il governo Renzi e i contratti derivati, un segreto di Stato che non fa notizia

Un paio di mesi fa il Ministero dell'Economia ha negato la consegna e la diffusione di copia dei contratti derivati che lo Stato italiano ha sottoscritto con alcune banche internazionali. Ecco perché

ROMA – Le banche sono il tallone d'Achille di Matteo Renzi. Il governo ha grandi difficoltà ad affrontare i temi bancari e finanziari che hanno affollato le prime pagine dei giornali negli ultimi mesi. Ma c'è un episodio, in particolare, che merita tutta la nostra attenzione nonostante – o appunto per questo – sia passato quasi inosservato sui mezzi d'informazione nelle scorse settimane. E si tratta di un fatto piuttosto grave.

La faccenda dei contratti derivati
Un paio di mesi fa il Ministero dell'Economia ha negato la consegna e la diffusione di copia dei contratti derivati che lo Stato italiano ha sottoscritto con alcune banche internazionali. Quella dei derivati, a dire il vero, è una faccenda antica - e ben più longeva del governo Renzi -, che risale agli anni Novanta quando il nostro Stato acquistò alcuni titoli da Morgan Stanley e altre importanti banche d'affari internazionali, dando il via a una serie di sfortunati (o sciagurati) acquisti finanziari. Attualmente in pancia allo Stato italiano ci sono derivati per un valore di circa 163 miliardi di euro, sui quali il Tesoro si è impegnato con l'approvazione dell'ultima Legge di Stabilità a stipulare «accordi di garanzia» sui futuri pagamenti a favore delle banche coinvolte.

Il rifiuto del Ministero dell'Economia
Nei mesi scorsi diverse associazioni di consumatori, trasmissioni televisive, testate giornalistiche e lo stesso M5S hanno chiesto che questi contratti derivati tra lo Stato italiano e le banche d'affari estere venissero resi pubblici, ma il Ministero dell'Economia si è rifiutato di procedere. E' questo il fatto grave che meriterebbe una riflessione adeguata e approfondita, ma che tuttavia è passato quasi inosservato sui mezzi d'informazione nazionali ed è rimasto perciò sconosciuto ai più. Lo definiamo grave perché, come riporta Francesco Bochicchio nell'articolo pubblicato su Sbilanciamoci.info, è in contrasto con la normativa vigente.

L'obbligo di vigilare da parte della Consob
L'offerta al pubblico di strumenti finanziari derivati è un'attività soggetta a controlli di stabilità, trasparenza e correttezza perché deve (dovrebbe) rispettare alcuni requisiti che garantiscano l'interesse dei clienti. Proprio l'imperatività della tutela del cliente implica necessariamente il controllo da parte della Consob sui contratti derivati, che ha l'obbligo di vigilare su di essi. Anche qualora lo Stato italiano volesse rinunciare alla propria tutela, la consegna dei contratti derivati stipulati tra questo e altre banche internazionali non potrebbe in alcun modo essere negata alla Consob, qualora questa ne facesse richiesta.

Un imbarazzo che è meglio evitare di correre
Se poi, durante i successivi controlli, dovessero emergere gravi dubbi di illecito sulla natura dei contratti, la Consob avrebbe a quel punto l’obbligo di avviare un procedimento sanzionatorio nei confronti delle banche estere coinvolte. Ma così facendo solleverebbe anche un problema nazionale di natura politica gettando un'ombra inquietante e imbarazzante sulla gestione del capitale finanziario da parte dello Stato italiano. Un imbarazzo che, evidentemente, la Consob preferisce evitare di correre (e di far correre al paese): perché non risulta che abbia presentato al Ministero dell'Economia alcuna richiesta di controllo sui derivati in questione, nonostante ne avesse la facoltà e l'obbligo. Si tratta, perciò, di una grave omissione: come grave è pure il rifiuto da parte del Ministero dell'Economia alla pubblicazione dei contratti derivati in essere. Ma in pochi, pochissimi ne hanno dato notizia.