14 luglio 2020
Aggiornato 21:01
Vertice straordinario dei capi di Stato dei paesi dell'Eurozona

Grecia, Bruxelles teme il Grexit o Syriza e Podemos?

Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha convocato un vertice straordinario dei capi di Stato e di governo, sostenendo via twitter che “è giunto il momento di discutere la situazione in Grecia al più alto livello politico”.

ROMA - I greci hanno paura. Ma non sono gli unici a tremare. All’ombra del Partenone è corsa agli sportelli per timore del default e dell’opzione «Grexit». Negli ultimi quattro giorni sono stati ritirati dai conti correnti ellenici circa tre miliardi di euro. In silenzio, sotto voce e senza clamore, ma con lunghe file davanti alle banche. Anche gli europei, però, guardano con paura all’esito del vertice straordinario dei capi di Stato e di governo dei paesi dell’Eurozona, convocato per le 19 di questa sera. E c’è chi, come Paul Krugman, sottolinea che la situazione è fin troppo simile a quella del 1914…

Stasera il vertice straordinario dei capi di Stato e di governo
Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha convocato un vertice straordinario dei capi di Stato e di governo, sostenendo via twitter che «è giunto il momento di discutere la situazione in Grecia al più alto livello politico».  E ce n’è bisogno, perché la crisi greca rischia davvero di sfuggire di mano ai demiurghi della politica comunitaria. Ad aprile, secondo i dati della Banca di Grecia, l’ammontare dei depositi si era ridotto a circa 142 miliardi di euro (erano 149 miliardi a marzo) e ora si parla di 127 miliardi appena. La fuga dei capitali dal Peloponneso non si è arrestata, e prosegue silenziosamente e ininterrottamente da mesi. Se il sentimento di sfiducia, che si sta diffondendo come un virus tra i greci, dovesse mettere radici nel cuore pulsante di Atene allora sarebbe molto difficile evitare il peggio.

La Russia è disposta ad aiutare la Grecia
Come ci insegna la teoria keynesiana, infatti, le aspettative degli operatori economici tendono spesso ad autorealizzarsi perché i sentimenti di fiducia o sfiducia guidano le scelte degli individui ed influenzano l’agire collettivo. E’ anche per questo che il tempo a disposizione per risolvere la crisi greca sta finendo, e tutti – da Alexis Tsipras ad Angela Merkel - sono chiamati a fare del loro meglio per il raggiungimento del sospirato accordo. Nel frattempo, la BCE ha innalzato venerdì scorso – e per la seconda volta - il tetto della liquidità di emergenza per le banche greche: quanto bastava per assicurare il fabbisogno ellenico fino al vertice straordinario di questa sera. A sua volta, Vladimir Putin ha fatto sapere che la Russia è pronta a sostenere le esigenze finanziare di Atene, e a parlare è stato il vice premier in persona, Arkadi Dvorkovich, alla Tv nazionale: «Sosterremo qualunque decisione sarà proposta dalla Grecia e dai partner europei».

Bruxelles teme il Grexit o Syriza e Podemos?
Tutti, perciò, sembrano concordi sulla necessità di collaborare per evitare con ogni mezzo possibile il default e la Grexit, soprattutto in un momento così delicato (si pensi al problema dell’immigrazione) per la sopravvivenza dell’Unione Europea. Il premio Nobel Paul Krugman, tuttavia, mette in guardia di fronte al pericolo di un «incidente» diplomatico che possa far precipitare la crisi. «Perché – si chiede Krugman - i protagonisti non trovano un accordo? Non è solo questione di sfiducia reciproca. Alcuni attori sono stranamente fatalisti, disponibili, e perfino desiderosi di arrivare alla catastrofe – la versione attuale dello spirito del 1914, quando molti erano entusiasti di fronte alla possibilità di una guerra. Costoro si sono autoconvinti che il resto d’Europa può scrollare le spalle di fronte all’uscita della Grecia dall’euro e che tale uscita può perfino avere l’effetto salutare di far vedere a tutti le conseguenze di cattivi comportamenti. Ma stanno facendo un errore terribile.»  Come riporta sbilanciamoci.info, Krugman conclude che «i greci non sono gli unici a essersi radicalizzati per le politiche sbagliate. In Spagna, ad esempio, il partito anti-austerità Podemos ha vinto alla grande nelle recenti elezioni locali. In un certo senso, quello che i difensori dell’euro dovrebbero temere di più non è una crisi quest’anno, ma quel che succederebbe se la Grecia si riprendesse e diventasse un modello per le forze anti-sistema in tutto il continente». Forse è proprio questa la ragione del protrarsi della crisi greca.