10 dicembre 2019
Aggiornato 14:30
La BCE non basta da sola a risolvere il problema del lavoro

Polillo: «Lavorare di più e guadagnare di meno. Ecco la ricetta per l'occupazione»

Per l'ex sottosegretario all'Economia: «La BCE si prepara a iniettare altra liquidità nel sistema bancario europeo mediante l'acquisto di titoli di Stato. Ma si tratta di una condizione necessaria, e non sufficente, per salvare l'Italia dal baratro».

ROMA - Il sottosegretario all'Economia, Gianfranco Polillo, ha rilasciato un'intervista a DiariodelWeb.it, per spiegarci cos'accadrà quando la BCE inietterà altra liquidità nel sistema bancario economico mediante l'acquisto dei titoli di stato.

Gli spread italiani si stanno abbassando, ma è possibile un aggravio della crisi del debito che stiamo già vivendo?
«Non c'é dubbio. Se le vicende greche dovessero evolvere negativamente, tra i primi paesi ad essere contagiati ci sarebbe proprio l'Italia.»

La BCE si prepara, anche per questo, all'acquisto dei titoli di stato: un intervento di questo tipo cosa può mettere in moto?
«Si tratta di un intervento molto importante perché comporterebbe una garanzia di debiti sovrani e sarebbe un freno significativo agli attacchi speculativi che potrebbero sopraggiungere anche a seguito delle vicende greche, qualora Tsipras dovesse vincere le elezioni e tentare di ottenere la rinegoziazione del debito nei confronti dell'Europa. L'acquisto dei titoli di stato avrebbe un effetto calmierante su tutti i mercati.»

Per quanto riguarda la crisi del debito, ma anche il dramma della disoccupazione che ha raggiunto livelli molto significativi nel nostro paese, una nuova iniezione di liquidità nel sistema bancario europeo può davvero essere un valido strumento? Quanto potrà influire positivamente sui problemi che tutti conosciamo?
«Questa è semplicemente una premessa per rimettere in moto l'economia: non è la soluzione. Su questa premessa dovranno essere concretizzate ben altre operazioni: come le riforme necessarie, sul mercato del lavoro per esempio. In Italia la crisi è più profonda rispetto agli altri paesi: abbiamo un livello di produttività media molto basso. Se non aumentiamo la produttività, diventa molto difficile far uscire il paese dalle secche in cui si ritrova.»

Quindi l'acquisto dei titoli di stato da parte della BCE è una condizione necessaria ma non sufficiente?
«Perfettamente così.»

E per quanto riguarda la caduta dell'euro, quali sono gli svantaggi e gli svantaggi che possono derivare per il nostro paese?
«Bisogna stare attenti: perché la caduta dell'euro deriva anche, in buona parte, dal trasferimento dei capitali europei verso gli Stati Uniti. Mentre l'Europa, grazie alla politica commerciale tedesca, mantiene un forte attivo della bilancia dei pagamenti. Si tratta quindi di due movimenti contrapposti: da un lato il surplus della bilancia dei pagamenti spinge in alto l'apprezzamento dell'euro nei confronti del dollaro, mentre il simmetrico spostamento dei capitali verso l'America opera in senso inverso. Il problema di fondo è che le sorti dell'Europa sono legate a doppio filo alla politica tedesca. L'80% del surplus commerciale dell'area euro deriva dalla Germania: quindi se i tedeschi decidono di intraprendere una politica deflattiva allora questo rimetterebbe in moto l'Europa, altrimenti il margine che esiste tra l'apprezzamento dell'euro - derivante dal surplus della bilancia commerciale - e la sua svalutazione – derivante dalla fuga dei capitali – può causare delle ripercussioni di cui è molto difficile prevedere la portata.»

E, a parte lo sgravio che può derivare dall'acquisto dei debiti di stato da parte della BCE, cosa serve davvero per combattere la disoccupazione?
«Serve di rimettere in moto l'economia. E l'economia cresce se c'è un'assunzione di responsabilità da parte di tutti gli operatori: questo significa creare un clima di coesione nazionale. Viviamo in un paese che non riesce a ritrovare il sentiero dello sviluppo, perché minato da contrasti profondi di natura sociale. Se non si rimette, come si usa dire, la palla al centro e ciascuno di noi non ricomincia a fare qualcosa in più nell'interesse del paese, il sistema economico non si rimetterà in moto. Non basta più, come si pensava una volta, aumentare la spesa pubblica; né regalare ottanta euro per ottenere dei risultati. Le cose sono più complicate.»