20 gennaio 2020
Aggiornato 00:30
L'ex leader della Uil attacca l'Europa

Angeletti: «Bruxelles sull'occupazione è un disastro»

L'ex numero uno del sindacato Cisl, Luigi Angeletti, attacca l'Unione europea e l'inefficacia dimostrata nell'affrontare la crisi economica che attanaglia l'Europa e Angeletti pone l'accento sul dramma disoccupazione in Italia e in Europa. Per Angeletti è necessario che l'UE s'impegni nell'avviare nel più breve tempo possibile «una politica di investimenti».

ROMA - La recessione «non è finita né è terminata la distruzione di posti di lavoro». Aprendo il XVI congresso nazionale della Uil, il segretario generale uscente Luigi Angeletti pone l'accento sul dramma disoccupazione in Italia e in Europa, che «è la dimostrazione che la ricetta per uscire dalla crisi imposta dall'Europa non funziona».

L'EUROPA E IL BUCO NERO DEL LAVORO - Angeletti ha sottolineato che «l'Europa è l'unico continente che dal 2008 ha perso 6 milioni di posti di lavoro: un disastro. Oggi - ha proseguito - l'Europa è vista come un buco nero, pericolosamente capace di tirare giù anche il resto del mondo". Nonostante tutto, mentre "negli ultimi quattro anni le condizioni del Paese sono notevolmente peggiorate", la Uil vuole rappresentare i lavoratori "non con le ginocchia piegate. Non abbiamo neanche chinato la testa. Anzi, siamo qui con una grande voglia di riscatto».

L'UE CAMBI POLITICA - A distanza di 25 anni, dopo quello di Berlino «c'è un altro muro da abbattere: quello che impedisce all'Europa di guardare al di là delle paure in cui essa stessa è immersa» , continua ancora Angeletti. «Non abbiamo che una decisione da prendere - ha proseguito - puntare tutto sulla crescita. Perché la crescita non resti solo una parola o al massimo un'aspirazione, bisogna avviare subito una politica di investimenti e aumentare la domanda interna. L'Unione deve cambiare la sua politica: è un'impresa ardua, ma, come sempre capita, pensare di sfuggire ai problemi imboccando qualche scorciatoia è il modo migliore per peggiorarli ulteriormente».

L'ITALIA SI SVEGLI - In questo quadro, «il nostro Paese deve giocare un ruolo decisivo - ha aggiunto - per essere convincenti nei confronti delle istituzioni europee occorre essere credibili, ma per esserlo non ci possiamo più permettere lo scandaloso lusso di perdere, ogni anno, miliardi di euro che l'Unione europea ci destina, che non utilizziamo e che perciò vengono sistematicamente girati ad altri Paesi. La nostra crescita è frenata dalla burocrazia e dalla corruzione».

LA RICETTA PER CAMBIARE - Angeletti ha sottolineato che «per essere credibili dobbiamo cambiare in profondità. I problemi, purtroppo, hanno la testa dura e tutte le scelte non fatte ce li ripropongono. I continui annunci e rinvii delle scelte ci costringono a ripetere le cose che non sono state fatte e che, invece, è necessario fare». Secondo il leader uscente della Uil è necessario «ridurre il numero dei Comuni, accorpare le aziende pubbliche riducendole da più di 7000 a qualche centinaio; abbattere i centri di spesa da oltre 30mila a 300, e così, vedrete, si applicheranno anche i costi standard; riformare le leggi sugli appalti eliminando il cosiddetto massimo ribasso e la possibilità della variazione dei progetti in corso d'opera».

INVESTIRE NEI SETTORI STRATEGICI - Gli investimenti pubblici «non possono sostenere le clientele - ha proseguito - gli imprenditori amici e non possono più servire a comprare consenso, come fanno gran parte degli amministratori. Occorre finalmente avere una politica industriale che significa individuare e sostenere gli investimenti nei settori strategici. E laddove gli imprenditori privati non fossero capaci o non potessero, è necessario sostituirli con l'intervento pubblico. Ma come si pensa di poter guardare al futuro se facciamo scappare gli investitori stranieri, se consideriamo l'industria siderurgica una vecchia ferraglia da dismettere, se continuiamo a far pagare l'energia alle imprese il 30% in più rispetto ai nostri concorrenti, se la giustizia civile, per la lentezza che la contraddistingue, spesso non garantisce la certezza del diritto».

NECESSARIA LA RIFORMA FISCALE - Queste, per la Uil, «sono le battaglie che dovrebbe condurre un Governo se davvero vuol far cambiare questo Paese. Per la crescita della nostra economia non è, però, sufficiente agire solo sul lato dell'offerta, e quindi sugli investimenti, ma anche sulla domanda interna. Ecco perché abbiamo bisogno di una riforma fiscale che riduca ulteriormente e strutturalmente le tasse sul lavoro e sulle pensioni. Allo stesso modo, è necessario che si ripristini la contrattazione nel pubblico impiego. Abbiamo bisogno, infine, che si riformi la legge Fornero con l'obiettivo di rendere l'uscita dal lavoro più flessibile e che si prenda atto che non tutti i lavori sono uguali. Così come occorre ripristinare la rivalutazione delle pensioni».