25 settembre 2018
Aggiornato 17:30

L’acido Berlusconi rinnega il Milan

Ancora una volta l’ex presidente rossonero torna a parlare della sua creatura, stavolta però le sue dichiarazioni sono davvero fastidiose.
L'ex presidente del Milan Silvio Berlusconi
L'ex presidente del Milan Silvio Berlusconi (ANSA)

MILANO - «Non guardo più il Milan. Il modulo adottato è contrario ai principi che mi hanno fatto diventare il presidente più vincente della storia. Non ascoltano i miei consigli ed hanno fatto una certa campagna acquisti». Indovinate un po’ chi è che ha pronunciato queste parole? Troppo facile, visto che si tratta di un ritornello mandato ormai a memoria e ripetuto con frequenza urticante negli ultimi tempi quando si sa, l’incedere dell’età comporta anche di questi rischi. 
Parliamo naturalmente di Silvio Berlusconi e del suo ennesimo sfogo senza senso, e soprattutto senza la benchè minima rilevanza storica, concesso ai microfoni de La7 nel corso della trasmissione «L’Arena». L’argomento, tanto per cambiare, è l’impermeabilità degli allenatori del Milan ai suoi consigli tattici di utilizzare un modulo di gioco con le due punte.

La storia non mente
Ebbene, a parte il fatto che quando si ama una squadra di calcio come Berlusconi ha sempre sostenuto di amare il Milan, la si segue anche quando le cose vanno male, sembra che l’ex presidente abbia completamente dimenticato che una delle versioni più belle e vincenti del suo Milan è stata quella proposta da Carletto Ancelotti, anche lui vittima degli strali presidenziali in più di una circostanza malgrado le due Champions League portate a casa. Il famoso albero di Natale messo in campo dall’ex tecnico di Real e Bayern si è fatto applaudire ad ogni latitudine ed è il modulo con cui il Milan ha conquistato l’ultima coppa dalle grandi orecchie, contro il Liverpool nella rivincita di Atene nel 2007. Questa era la formazione di allora: Dida in porta; Oddo, Nesta, Maldini, Jankulovski (39'st Kaladze) a formare la linea difensiva; Gattuso, Pirlo, Ambrosini a metà campo; Seedorf (47'st Favalli) e Kakà dietro l’unica punta Pippo Inzaghi (43'st Gilardino). 

Capello e Massaro
Per non parlare di un altro Milan entrato nella storia per aver seppellito sotto una valanga di reti l’invincibile Barcellona di Cruyff, in un’altra finale di Champions League, sempre in quel di  Atene il 18 maggio 1994. La squadra allenata da Capello annichilì i blaugrana di Stoichkov e Romario, pur senza poter contare sulla coppia titolare di centrali formata da Costacurta e Baresi. Quel Milan si schierò con S. Rossi in porta; Tassotti, F. Galli, P. Maldini (38' st Nava), Panucci in difesa; Donadoni, Albertini e Desailly in mezzo al campo; Boban e Savicevic dietro l’unica punta Massaro. Che poi, anche il grande Daniele non è che sia mai stato un autentico centravanti, ma questo è un altro discorso. 

Van Basten e Gullit
E volendo dirla tutta, anche il primo Milan berlusconiano targato Arrigo Sacchi, malgrado un 4-4-2 di stampo integralista, sfoggiava una coppia d’attacco formata da un solo centravanti di ruolo, il fenomenale Van Basten, e dall’eclettico, potente ed irrefrenabile Ruud Gullit, che un vero attaccante non è mai stato.
Caro Berlusconi, la storia non mente: il Milan che lei ha portato in cima al mondo non ha sempre giocato con le due punte, anzi. Perchè quindi insistere con questa stucchevole tiritera, a maggior ragione adesso che il club rossonero è stato ceduto ad un altro proprietario?