22 febbraio 2020
Aggiornato 17:30
Calcio - Serie A

Milan, lo sfogo di Brocchi: «Squadra indegna»

Il tecnico rossonero crocifigge lo spogliatoio, accusa i giocatori di essere senza palle e senza dignità, ma la realtà racconta qualcosa di diverso. Il problema del Milan non può essere solo la mancanza di personalità dei calciatori. A monte ci sono le colpe di una società sempre più allo sbando.

MILANO - C’è solo un dato che oggi dovrebbe far riflettere Silvio Berlusconi, ancora convinto di aver fatto il bene del Milan con la sua cervellotica ed insensata decisione di licenziare Sinisa Mihajlovic e promuovere sulla panchina rossonera l’esordiente Cristian Brocchi: sotto la guida del serbo il Milan ha sempre mantenuto un certo vantaggio sul Sassuolo e si godeva con una discreta tranquillità il sesto posto in classifica e l’accesso all’Europa League, seppur dalla porta di servizio dei preliminari estivi. Sono bastate 6 partite con Brocchi è i rossoneri sono precipitati a -4 dai neroverdi emiliani,  che vuol dire per la precisione ben 8 punti persi nelle ultime quattro giornate. Un’enormità.

Brocchi: «Giocatori senza palle»

Comprensibile la caccia al colpevole. Secondo il nuovo tecnico rossonero, i responsabili sono facilmente individuabili, i calciatori: «Non avete dignità, non avete palle. La Roma contro di voi ha fatto un’amichevole: non hanno nemmeno sudato per battervi. Non avete mai reagito. Vi siete fatti prendere in giro. In vent’anni di calcio non ho mai visto uno spogliatoio come questo». Questo il senso delle parole riportate dalla Gazzetta dello Sport con cui Cristian Brocchi avrebbe inchiodato i giocatori del Milan alle proprie responsabilità. 

Costacurta: «Non meritano quella maglia»

Concetto ribadito e condiviso anche da Billy Costacurta, colonna portante del Milan degli invincibili e attuale commentatore Sky: «Sono molto deluso da alcuni giocatori del Milan. Non tutti, ma si è capito chi merita di restare a Milanello e chi no. Spero che l'abbia capito Brocchi ma soprattutto che l'abbiano capito anche più in alto. C’è gente che non può più indossare la gloriosa maglia rossonera».

La nuova vita degli ex

Massima considerazione per le idee espresse dall’attuale mister e da un pezzo di storia rossonera, ma resta più di qualche dubbio sull’analisi dei due grandi ex. Perché è vero che alcuni calciatori non si sono dimostrati all’altezza di scendere in campo a San Siro, ma è altrettanto vero - e la recente storia del club di via Aldo Rossi ce lo insegna - che tanti giocatori giubilati per la loro presunta inadeguatezza, appena lasciato Milanello hanno ritrovato sorriso, serenità, energie, coraggio ed entusiasmo. In una parola sola sono tornati ad essere calciatori veri.

Il riferimento più evidente è a Stephan El Shaarawy, protagonista di una seconda metà di stagione devastante (anche la prima al Monaco per la verità non era stata poi tanto male) con ben 8 reti segnate da quando a gennaio ha iniziato ad indossare la maglia giallorossa; oppure allo spagnolo Suso, letteralmente rifiorito al Genoa, esattamente come il francese Niang lo scorso anno; a Riccardo Saponara, ceduto per un pugno di lenticchie all’Empoli e adesso nel mirino dei principali club italiani; e perfino a Fernando Torres, cannoniere implacabile nell’Atletico Madrid che si appresta a sfidare i dirimpettai del Manzanarre, i blancos del Real, per la finale di Champions League. 

Brutta aria a Milanello

È questo che dovrebbe far riflettere i vertici del Milan, da Arcore fino ai piani alti di via Aldo Rossi. C’è qualcosa di marcio nell’aria di Milanello e la cosa non può essere imputabile alla scarsa personalità dei calciatori. Quella magica atmosfera che si respirava una volta e che evocava trionfi, successi e magie è evaporata, dissolta. Chi sbarca oggi a Milanello annusa immediatamente il pestilenziale odore del fallimento, del disarmo, dell’abbandono, dell’improvvisazione e dell’assoluta incapacità di programmare. Ne viene permeato fino al midollo e gli effetti nefasti si vedono in campo. 

Le colpe sono altrove

Inutile prendersela con i vari Bertolacci, Romagnoli, De Sciglio, Montolivo, Honda etc. etc se non riescono a tradurre in campo quello che una società seria avrebbe dovuto inculcargli nella testa fin dal loro primo giorno al Milan. Oggi i calciatori rossoneri giocano con la consapevolezza di essere abbandonati a loro stessi nel bel mezzo di un uragano, e chi dovrebbe proteggerli - Berlusconi e Galliani - non fa che peggiorare le cose (ogni riferimento all’assurdo licenziamento di Mihajlovic è puramente voluto).

Ecco perché prima di infierire contro ragazzotti in evidente deficit di personalità bisognerebbe risalire alle origini ed inchiodare alle proprie responsabilità chi da lassù in alto prende le decisioni per tutti.

Ancora per poco, almeno questo è quanto si augurano tutti i tifosi rossoneri.